L’amore al/nel tempo delle pestilenze

“Tutti i vivi ci somigliano/Tutti i vivi che noi amiamo.

(Paul Eluard interpretato da F.Fortini)

Accade qui che non ci si ami più

se non da cyborg o da lupi solitari da tastiera tutti/e afflitti da una molteplici pestilenze

Stamattina la prima neve di quest’anno mi riporta al silenzio dell’infinito, alle morti stagioni, alle passate e alla sera,

quando dal cielo nevoso riversi sul mondo tenebre minacciose e lunghe, e sempre scendi [da me invocata], ed occupi dolcemente le vie nascoste del mio animo,

rifletto non tanto sull’acquietarsi al giungere della sera dell’animo inquieto del Foscolo e del mio o della potenza dell’immaginazione nel superare ostacoli o barriere del Leopardi che faccio mia,

bensì di altri vissuti e frammenti

di analisi psico-analitiche –sociali sulla comparsadi una strana peste che Wilhelm Reich codificherà come emozionale in un un Europa reattiva di passioni tristi, arrabbiata, scontenta e nazi-fascista a caccia di colpevoli, peste che avevamo già conosciuta nei secoli passati e ripresentasi in ripetute ondate, in forme e nomi diversi: la caccia alle streghe e agli eretici, il pogrom contro ebrei e “zingari” o romanì,

di poesie surrealisti damore, guerra e Resistenzae coprifuochi e confinamenti nella Francia della metà del secolo scorso,

ingenerati da un’occupazione umiliante e soffocante ogni espressività da parte delle truppe nazifasciste e “non resta che combattere a chi attenta alla vita degli altri, a chi s’oppone alla loro felicità, ma anche d’amore e di liberazione, di cui ci narra Jean du Haut (pseudonimo scelto da Paul Eluard per sfuggire ad un mandato d’arresto della polizia segreta collaborazionista-petanista dopo che le forze dell’aviazione alleata britannica avevano inondato i cieli e le città di Francia con volantini che riproducevano in migliaia di copie un suo poema in versi di una poeticità e vitalità sorprendente “libertè, j’ecris ton nom”, libertà, io scrivo il tuo nome”.

Sui quaderni di scuola

Sulla mia scrivania e sugli alberi

Sulla sabbia e sulla neve

Scrivo il tuo nome

Su tutta la carne concessa

Sulla fronte dei miei amici

Su ogni mano tesa

Scrivo il tuo nome

Sui miei rifugi distrutti

Sui i miei fari crollati

Sui muri della mia noia

Scrivo il tuo nome

Sull’assenza del desiderio

Sulla nuda solitudine

Sui passi della morte

scrivo il tuo nome

Sul ritorno della salute

Sul rischio scomparso

Sulla speranza senza memoria

Scrivo il tuo nome

E per il potere di una parola

ricomincio la mia vita

Sono nato per conoscerti

Per nominarti

Libertà.

Chiaramente cosa diversa e di dimensioni esistenziali incomparabili con quello di cui soffriamo, oggi, nel nostro in-quieto, a volte noioso quotidiano sopra-vivere, con un rischio però incalcolabile di incrociare un asintomatico agente di viralità in codice “Rna-Covid 19” attraverso sconosciuti, amici o parenti, il quale si è introdotto subdolamente nel nostro piccolo mondo bio-politico, tecnico ed economico, facendosi scoprire improvvisamente tutta la nostra fragilità;

s’avvale di un classico espediente cavallo di Troia o di moderno bio-trojan, che circola attraverso goccioline di saliva infetta di proteine virali,

sfuggita a dire dei complottisti da un improbabile laboratorio cinese di virologia di Wuhan ove si sperimentano vacini con patogeni pericolosi, ma più probabilmente invece da come ci documentano scienziati di vari discipline (zoolog*, epidemiolog*, climatolog*, virolog* ecc.) “si sia generato per ricombinazione tra due coronavirus di pipistrello ed un di pangolino all’interno dello stesso ospite. E’ probabilmente un ibrido naturale, i cui pezzi di virus si sono fusi con i pezzi di un altro. La ricerca è stata pubblica da Science Advances “(WIRED, 4/06/20 di Mara Magistroni).

Per contaminazione da carni di pipistrello o da medicine tradizionali cinesi tratte dalle squame del pangolino (formichieri squamosi), animali selvatici stressati ,che nel loro stato di cattività rilasciano grandi quantità saliva infettante;

animali catturati e tratti da buie caverne o foreste native, e poi venduti alla luce del sole in un Wet market della stessa città;

animali che possiedono in corpo enormi serbatoi di virus, a cui sono immuni ma portatori sani, virus trasferirtisi a noi, con un terribile salto mortale di specie, e propagatisi sulle rapidissime reti aeree di interconnessione transnazionali in ogni parte di mondo(mondo trans-moderno che si presenta con rilevanti contrazione di spazio e tempo);

a questo dobbiamo aggiungervi la nostra hybris o complicità arrogante antispecista ed una visione ristretta antropocentrica di mondo, che ha comportato nel corso della storia moderna (1492 ad oggi):

invadenze coloniali di ogni spazio sulla terra, appropriazione di spazi per-destinati ad altre specie o a altre popolazioni native in ogni angolo del pianeta, e danni collaterali quali:la riduzioni e la scomparsa a partire dalla metà del secolo scorso, di immense aree protette di foreste, brughiere e paesaggi di biodiversità, in particolare nell’emisfero australe dalle foreste amazzoniche a quelle australiane, oggetto di dolosi incendi per lasciare spazio ad allevamenti intensivi, provocando all’inizio di questo tragico anno 2020,un’immensa ecocidio o olocausto con sacrificio milioni di specie viventi piante, animali e popolazioni native sorpresi dalle fiamme.

La nostra pandemia “per salto di specie” è stata preannunciata nel romanzo “Spill Over” dal divulgatore scientifico David Quammen, nella quale vi documenta i suoi molteplici viaggi al seguito di cacciatori di virus nelle grotte della Malesia sulle cui pareti vivono migliaia di pipistrelli selvatici o nel folto delle foreste pluviali del Congo alla ricerca di rarissimi ed inoffensivi gorilla, pagine che ci inquietano per la scoperta di strani patogeni che i Sapiens mai hanno incrociato nella loro esistenza e dei quali per questo non possiedono immunità;

salti di specie o di zoonosi già avvenuti da una specie animale all’uomo tra il Neolitico e l’età del Bronzo a causa della concentrazione di uomini e animali in conglomerati promiscui, come le più recenti epidemie scoppiate in allevamenti intensivi e prevalentemente circoscritte nelle aree del sud del mondo quali: l’aviaria,la Sars, l’influenza suina, la Mers, l’Ebola ad esclusione dell’Hiv, della Mucca pazza, del Covid e dell’influenza H1N1 che sono divenute pandemiche coinvolgendo l’intero pianeta.

La Covid-19 dalle ultime inchieste-ricerche pare veicolata attraverso i wet market – mercati ove si macellano dal vivo animali selvatici, ritenuti carni rare e pregiate(pipistrello) o con supposte proprietà taumaturgiche o afrodisiache(pangolino), giunta in Europa, ed in particolare in Baviera attraverso un presunto viaggiatore europeo asintomatico, uno dei molteplici mercanti che intrattengono relazioni commerciale oppure di un tecnico o di un manager di imprese multinazionali che operano in Cina, riportata e diffusasi in Lombardia ed in altre Regioni d’Europa.

Un mercato parallelo quello degli animali selvatici a quello delle carni allevate, di cui possiamo ritrovare ancora in alcune nicchie di mercato delle nostre città europee: per esempio quello delle lumache, delle rane,dei cervi,delle lepri e perfino degli degli orsi.

E’ accertato ormai che queste zoonosi siano all’origine dell’attuale pandemia e di altre dormienti in altre specie selvatiche o imprigionate nei ghiacciai non più perenni.

L’informato lettore di saggi o di romanzi non riuscirà più a dormire se non dopo aver letto questo inquietante romanzo “Spill Over” come è capitato anche a me.

Recenti pubblicazioni scientifiche ci rivelano che 142 sono i virus di origine animale passati agli umani a seguito di distruzioni sistematiche di eco-sistemi, e nell’attuale era capital-antropo-cenica ci s’avvia a scoperchiare nuovi vasi di Pandora.

La differenza con le precedenti guerre, epidemie emotive e confinamenti del secolo scorso, consiste nel fatto che questo virus ci costringe alla distanza, all’isolamento più che ad una ricercata solitudine, e per un certo verso approfondisce una a-socialità già affermata con le ideologie e pratiche neo-iberiste già presenti dalle fine secolo scorso, quando nel 1987 quando Margaret Thatcher pronunciò queste parole: “la società non esiste, parole di cui siamo ancora ipnotizzati sia da liberisti di destra che di sinistra, che hanno determinato una radicale mutazione antropologica dell’homo Sapiens in Homo Oeconomicus , per il filosofo Emil Cioran “avviato un piano di occultamento e di cancellazione delle vite considerate non degne e che non trovano spazio neanche ai margini”. E chi volesse vivere come ha fatto lui, girovagando in bicicletta per tredici anni per tutta la Francia nel secolo scorso, riuscendo a vivere di quest’arte d’arrangiarsi, oggi a suo dire “ne sarebbe spacciato”, da “Ultimatum all’esistenza. Conversazioni ed interviste 1949-1994” con Emil Cioran.

(citato da Stefania Tarantino, Emil Cioran, il manifesto 3/12/20)

Da questa catastrofe esistenziale e sanitaria è emerso anche un senso etico seppur a macchia di leopardo, un sentimento comune di protezione verso gli altri o i propri familiari dall’infezione epidemica”, una riscoperta del “noi” dopo tanto individualismo e ricerca esasperata di un profilo sempre insoddisfatto di personalità narcisista, e del riemergere di un’eticità residuale ed empatia sottostante che può aiutarci a ricostruire quel senso del Comune e dell’amore per l’altro/a attraverso una riscoperta cooperazione o mutualismo economico-sociale, un’urgente prendersi cura di sé e dei mondi di vita comune con un approccio transpecista (tra umani, animali e piante tutt* assoggettat* e piegati a logiche utilitaristiche) ed intersezionale (tra nature,culture, società e generi, tutt* oppress* da etero-normatività maschiliste,o visioni sociali classiste, mono culturali e speciste).

L’auto-isolamento pandemico ci costringe ad una strana vita egoica e robinsoniana quella tanto ironizzata da Marx,come robinsonate.

“L’individuo isolato è stato fatto passare dagli storici della civiltà come una forma di ritorno all’uomo di natura,in contrasto agli eccessi dell’uomo civilizzato, al punti che si è voluto vedere nel “contratto sociale” di Rousseau un patto ” tra soggetti per natura indipendenti. Il che secondo Marx non ha senso. Tali robinsonate serviranno piuttosto, per anticipare, legittimandola, la “società civile”, quella che tutela la proprietà”; e prosegue:”Smith e Riccardo hanno avuto tutto l’interesse a presentare l’uomo borghese come un Robinson che esce dallo stato di natura, rozzo e primitivo,per diventare finalmente un uomo libero, autonomo e soprattutto “sociale”. Per Marx l’uomo l’individuo isolato non era affatto un “uomo di natura”ma il prototipo d’individuo di cui la classe borghese aveva bisogno per affermarsi. Il contratto tra individui liberi per Marx è illusorio della libertà dei due contraenti, in particolare quello privo di proprietà. Per gli economisti borghesi l’individuo isolato è “il punto di partenza della storia”, per Marx è invece il risultato storico “quello del crollo del feudalesimo e della nascita sulle sue ceneri del capitalismo” (e completo:con le sue asimmetrie sociali,naturali, di genere e culturali) .

Riflessioni tratte da Marx: Grundisse, lineamenti fondamentali della critica dell’economia politica (1857-58).

Sindemie e non pandemie

Solo con l’arrivo di qualche “Venerdì” sociale, soggettività tecniche proletarizzate ed operanti nelle nostre isole di sopravvivenza e di cura, trasfigurate e mascherate da “eroi” sanitari o della protezione civile, o del volontariato sociale, che Robinson nella sua ormai nuda vita e confinata in numerose terapia intensive o sub intensive può trovare un ultimo sguardo e tocco d’umanità. o di altri “Venerdì” solidali vicini di casa, di strada o organizzazioni non governative (caritas, emergency,medici senza frontiera ed altro) che riattivano momenti di riscoperta umanità che storicizza in nostro essere umani e sociali(Trump e Berlusconi pur se infettati sono “risorti o salvati” in pochi giorni, non per natura o immunità clemente ma per denaro e proprietà differente,evidenziando che trattasi più di una diseguale sindemia che uguale pandemia).

sindemia s. f. L’insieme di problemi di salute, ambientali, sociali ed economici prodotti dall’interazione sinergica di due o più malattie trasmissibili e non trasmissibili, caratterizzata da pesanti ripercussioni, in particolare sulle fasce di popolazione svantaggiata. (da enciclopedia Treccani)

L’attualità della peste emozionale che s’aggiunge alle sindemie

La Haine est un ivrogne au fond d’une taverne,
Qui sent toujours la soif naître de la liqueur
Et se multiplier comme l’hydre de Lerne.
 
Mais les buveurs heureux connaissent leur vainqueur,
Et la Haine est vouée à ce sort lamentable
De ne pouvoir jamais s’endormir sous la table.

L’Odio è un ubriaco in fondo a una taverna, / che sente sempre la sete rinascere dal bere / e moltiplicarsi come l’idra di Lerna. // Ma i bevitori felici sanno chi è il loro vincitore, / e l’Odio è condannato a questa sorte lamentevole: / di non potersi mai addormentare sotto la tavola.)
(Versi tratti dalla poesia “Le Tonneau de la Haine”- “Barili d’Odio” ,in cui le Danaidi o le donne dannate sono protagoniste, inclusa in “Fleurs du mal” di Baudelaire)

Questa pandemia Covid-19 va a rafforzarne delle altre di sconosciute come ci documenta lo psico-analista – sociale Wilhem Reich, cioè le antiche forme di peste emozionali quali:l’indifferenza, la paura, i feroci odi contro chi non è simile, e esaspera la ricerca di capri espiatori, archetipi o simbolici già sedimentati nell’immaginario europeo, peste emozionale fattasi pandemica in molte altre parti del mondo (Brasile, India, America del nord).

Questa epidemia o peste emozionale parallela ad altre viene ben rilevata dai media (e social) anche in questi giorni senza coglierne la portata e l’infettività, e che s’insinua con una martellante e ripetitiva propaganda, ed ora s’avvale anche di flash mob in piccoli gruppi davanti alle prefetture d’Italia, ed urlata in Parlamento a favore del mantenimento delle leggi “razziali” salviniane e di sicurezza (Meloni-Salvini);

il “mostro-migrante -clandestino” viene ora rappresentato in un’altra forma fantasmatica non più di “ladro, spacciatore, assassino o accusato furto di lavoro agli italiani “ma portatore di terrorismo e pandemia”;

questa febbre epidemica emozionale è ben evidenziata dai sondaggi che danno i sovranisti di Lega e Fratelli giorno dopo giorno in crescita quotidiana con una curva di contagio che sale drammaticamente dopo una breve pausa di primavera-estate.
“Tra le rossastre nubi stormi d’uccelli neri, come esuli pensieri, nel vespero migrare” , e le ottuse visioni sovraniste ed hobbesiane di “homo homini lupus” ;uomo come lupo feroce per l’altro uomo, metafora antropomorfica e paranoica di lupo , non certo empatica e francescana di fratello lupo immagine pacifica, mistica, poetica e transpecista.

Uno strano mondo il nostro popolato di tanti lupi solitari da tastiera in un mondo digitalizzato per alcuni perversi modi de solidarizzato e disincarnato nelle relazioni tattili per dirla con Merleau Ponty, ed altrettanto inconsueto per dei Sapiens che nella loro più che millenaria storia di nomadismo,socializzazione e cooperazione hanno sempre cercato nuove terre d’abitare ed agito ricercando una certa comune coesione prima tribale e poi sociale, ed una necessitata lunga presenza educativa degli adulti con i minori.

W.Reich analizza i meccanismi psicologi per comprendere come abbiano potuto incanalareed assoggettare la volontà politica di un’immensa massa popolare, ad un leader populista e ad un gruppo autoritario, in sé alienante.

Per far ciò Reich utilizza metodologie di psicoanalisi freudiana, sociologia weberiana e materialismo dialettico marxista.

Il concetto di “peste emotiva,” proposto da Reich, è definito come la somatizzazione della repressione sessuale, economica e politica che viene esercitato a livello individuale e che produce comportamenti di natura fascista nella società e che apre la strada a governi fascisti in tutto il continente europeo accompagnati da espressione di violenza e terrore diffusi.

La peste emotiva sarà una categoria analitica della psicoanalisi reichiana considerata da essa un comportamento anomalo della società che minaccia la ricerca di una società aperta, libera e includente.

Qualche meccanismo di peste emozionale“, e qui di seguito una serie di frammenti di quel vasto discorso analitico su una strana peste emozionale in forma multidisciplinare dello psicoanalista W. Reich:

“Non ci sono motivi per supporre che passi, in modo ereditario da madre a figlio. Piuttosto, viene impiantato nel bambino dal suo primo giorno di vita. E’ una malattia epidemica, come la schizofrenia e il cancro, con questa importante differenza: si manifesta essenzialmente nella vita sociale”.

“Gli effetti della peste emotiva devono essere visti nell’organismo e nella vita sociale. Periodicamente come ogni altra peste, la peste bubbonica o il colera, la peste emotiva assume le dimensioni di una pandemia sotto forma di una gigantesca ondata di sadismo e criminalità, come l’inquisizione cattolica nel Medioevo o il neofascismo internazionale,in questo periodo storico”.

“La peste emotiva non ama il pensiero, come non ama il regno razionale, può anche giungere ad una conclusione corretta ma cercherà piuttosto di confermare un’idea irrazionale già esistente e proverà a razionalizzarla.

Questo è generalmente chiamato “pregiudizio”; ciò che viene trascurato di questo “pregiudizio” ha conseguenze sociali di notevole entità, che è molto diffuso e praticamente sinonimo di quella che viene chiamata “tradizione”, e l’umano afflitto da questa peste emozionale è intollerante, cioè non tollera il pensiero razionale che potrebbe metterlo in ombra; di conseguenza il pensiero della peste emotiva è inaccessibile agli argomenti;
ha la sua “logica”, per così dire;

per questo motivo, dà l’impressione di razionalità senza essere realmente razionale. “

“La disposizione alla peste emotiva è generale. Non esistono individui completamente liberi dalla peste emotiva. Proprio come ogni individuo, da qualche parte nell’organismo nell’inconscio, può sviluppare il cancro, la schizofrenia o l’alcolismo, così ogni individuo, sia esso il più sano o il più vivo, ha una tendenza alla peste emotiva”.

“La sessualità dell’individuo dominato dalla peste emotiva è sempre sadica e pornografica. E’ caratterizzato dall’esistenza simultanea della lascivia sessuale (a causa dell’incapacità di gratificazione sessuale) e dal moralismo sadico. Questo fatto è dato nella sua struttura;

non può cambiarla anche se avesse intuizione e conoscenze;

…questo è il nucleo della struttura caratteriale della peste emotiva. Sviluppa un odio violento contro qualsiasi processo che provoca desiderio nostalgico e, con ciò, ansia da orgasmo”.

Frammenti tratto di “Some Meccanismo of the emotional Plague”, scritto d W.Reich, ed apparso sull’International Journal of Sex-Economy and Orgone Research, vol.4, n,1 , aprile 1945, Orgone Istitute Press 1945

Se ritorniamo a confrontarci con altri coprifuoco e pandemie emozionali della metà del secolo scorso le passioni polarizzate sono chiare e distinte:

amore, solidarietà, autodifesa delle comunità e delle varie forme di disabilità,libertà individuali e sociali, pluralità culturali da una parte con un fronte ampio e plurale di antifascisti, e di odio, ostilità, oppressione, deportazioni e stermini dei diversi su altro versante dominante da parte di fascisti e nazisti.

Coprifuoco

Testo poetico di Paul Eluard tratto da “poesie e verità”, considerate come quelle della Resistenza pubblicate nel 1943, e tra esse “libertè, j’ecris ton nom”(libertà, io scrivo il tuo nome o l’urlo della libertà) che apre la raccolta.

“Che volete la porta era difesa

Che volete noi là s’era chiusi

Che volete la via era sbarrata

Che volete la città era domata

Che volete ella era affamata

Che volete s’era disarmati

Che volete la notte era discesa

Che volete noi ci siamo amati

Scritta durante la sofferta ed subita occupazione nazi-fascista della Francia, investita in quel tempo come il resto d’Europa di una peste emozionale, così la definirà il virologo austriaco, comunista e psico-analista-sociale Wilhem Reich in un’opera “Psicologia di massa del fascismo”, pubblicata nel 1933, in una data che coincide con l’ascesa di A.Hitler al potere.

Il lavoro di riferimento è una denuncia del comportamento della società in quel momento storico, fase che ha sviluppato una psicologia di massa caratterizzata dalla sottomissione psicologico-comportamentale di un popolo ad una mistica della razza ariana o del nord, per legittimare l’ascesa di un leader politico (monocratico, capo che dispone di pieni poteri e per alcuni versi assoluto, cioè sciolto da ogni vincolo democratico)che ha favorito la classe borghese e benestante (agrari ed industriali),con acclamante appoggio di masse risentite, rancorose ed immiserite dalla crisi sistemica economica, sociale e valoriale(crisi del 1929 che ha investito prevalentemente le società industrializzate del Nord del Pianeta), i cui i principi ideologici erano protetti dal partito nazista, guidato da Hitler.

Che volete noi ci siamo amati (Paul Eluard)

Da “Coprifuoco come da tutti i testi poetici della raccolta “poesia e verità” e della Resistenza,

emana una nota freschissima di quell’amore conservato intatto nel marasma della guerra, il solo capace di garantire e dare senso alla vita nella pestilenza, ma affiora anche un tono di scusa del poeta per la propria felicità conservata rifugiandosi e trovando ospitalità in un inconsueto asilo manicomiale per quei tempi bui, in cui in tutti gli ospedali psichiatrici di Francia, più di 50 000 pazienti sono stati deliberatamente lasciati morire di fame e di stenti, riducendo giorno dopo giorno la dieta alimentare, deliberatamente perché era nelle teorie razziali nazi-fasciste di quel sistema totalitario “la ricerca della purezza della razza nordica ed ariana” veniva perseguito sia nei territori del Reich come nei territori invasi, lo sterminio di cioè non corrispondeva a quella normalità “di non degni di vivere” definita a priori da criteri di mistica razziale eugenetica.

“E noi siamo il comune

E tutto è comune sulla terra

Semplice come un solo uccello

Che confonde d’un solo colpo d’ala

I campi nudi ed i raccolti.”

A Saint-Alban a differenza di quei lager psichiatrici si è costituita una comune sommersa aperta, accogliente e terapeutica di pazienti, di infermieri, di psicoanalisti marxisti e surrealisti, di rifugiati ebrei, intellettuali ed artisti surrealisti e dadaisti, tutti e tutte antifascisti clandestini, che resistono insieme nella macchia (maquis) contro l’occupazione terrorista nazi-fascista dei territori ma anche contro ogni sistema concentrazionario di alienazione mentale e sociale ,

ove l’amore o “la fraternitè” , la cooperazione sociale tra gli abitanti dentro l’Ospedale psichiatrico e fuori nel villaggio di Saint-Alban, costituiscono una comunità di destino e di resistenza prefigurante non solo la liberazione dei territori dall’oppressione, dai rastrellamenti, dalle deportazione e dal minacciato sterminio di pazienti ed oppositori da parte dei dominanti nazi-fascisti ma anche la liberazione dei folli e della follia da un sistema di concentrazione ed alienazione mentale e sociale di tipo totalitario fascista(società autocratiche-autoritarie, militrariste ed illiberali) ma anche autoritarie-borghesi pre-fasciste(società conservatrici liberali).

Nella coppia illimitata senza origine e senza fine, di cui Paul Eluard e di Maria Benz nell’arte e nella danza Nusch (di famiglia sinta e circense alsaziana), rovesciando il processo di una coppia-limitata in una coppia-moltitudine di coppie.

“Noi non abbiamo cominciato mai

Sempre ci siamo amati

E perché noi ci amiamo

Vogliamo altri liberare

Dal gelo della loro solitudine

Vogliamo e dico io voglio

Dico tu vuoi e noi vogliamo

Che la luce perpetui

Coppie splendenti di virtù

Coppie in corazze d’audacia

Perché hanno sguardi che s’affrontano

E il loro fine sta nella vita degli altri”.

L’epidemia racconta il collasso di un mondo già devastato

Oggi 3/12/20 è presente sul “il Manifesto”,

(un quotidiano che mi mi accompagna da quando è uscito, e mi riservo di leggerlo postumo al ritorno delle vacanze estive o dalle mie assenze dall’Italia, chiedendo ad da un amico o al giornalaio di metterlo da parte o prenderlo per me, e che leggo sempre rigorosamente alla araba, cioè parto dalle ultime pagine, mi soffermo su quelle culturali sugli inserti alias o extraterrestre, e poi mi incammino frettolosamente verso la prima pagina),

è uscito un articolo di Enrico M. E. Moncado che merita di essere letto, sottolineato e poi tratto delle parti che più colpiscono per la capacità di cogliere l’insieme e anche di evidenziare cosa si nasconde sotto l’immenso iceberg di questa epidemia “Covid -19”, ma anche di dissentire da alcune improprie messa in stato di accusa di quella che a suo giudizio severo a mio sentire ingiusto da Cardinale Borromeo nei confronti di un’intellettualità di massa o diffusa (studenti, docenti, intellettuali e politici della sinistra critica) che E. Moncado taccia di pavidità o donabbondismo, sottolineando in forma manzoniana che “il ministero sacerdotale” o della cultura nel nostro caso “pecca” di “un eccesso di fredda razionalità traducendo la vita collettiva in irrazionali conflitti davvero lontani da un pensiero critico e plurale. Quest’ultimo invece è sempre comprensione qualitativa e anche quantitativa delle forze che intessono di senso ogni accadere, poiché la critica, se è veramente tale, è un esercizio di necessaria giustizia esterno ad ogni atteggiamento d’obbedienza.”.

Dialogo manzoniano tra il Cardinale Borromeo e Don Abbondio:

“Voi non rispondete?” riprese i cardinale?

“Ah, se aveste fatto dalla parte vostra, ciò che la carità, ciò che il dovere richiedeva nel vostro ministero sacerdotale

in qualunque maniera le cose fossero andate, non vi mancherebbe ora una risposta.

Vedete dunque voi stesso cosa avete fatto. Avete unito all’iniquità, non curandovi di ciò che il dovere vi richiedeva.

Vedendo qualcosa bisognava rispondere, disse (don Abbondio) con una certa sottomissione forzata:

“Monsignore illustrissimo, avrò torto. Quando al vita non si deve contare, non so cosa mi dire . Ma quando si ha a che fare con certa gente che ha la forza, e che non vuol sentire ragioni anche a voler fare il bravo, non saprei cosa ci si può guadagnare. E’ un Signore quello con cui non si può ne vincerla né impattarla”.

Invece potrebbe trattarsi di una nuova consapevolezza che questa pandemia costringe a riflettere e a muoverci con prudenza:mascherine, distanza fisica e non sociale per rispetto delle altrui esistenze oltre che delle nostre, in quanto il virus ci usa come agenti infettanti, non di “una fredda razionalità o di una paura introiettata” che paralizza la nostra vita attiva costringendoci ad una passiva nuda vita,ma piuttosto di autolimitazioni a narcisismi autodistruttivi comparabili piuttosto alla confusa reattività delle mitiche Dana idi, che dopo essersi rivolte verso il padre e in molti casi contro sé stesse, in quest’era capital-antropo-cenica accadde che ci si torce anche contro l’intera umanità o l’intero mondo di vita.

Non condividendo per nulla questa parte di reprimenda di Enrico M. Monca do contro l’intellettualità critica considerata remissiva al potere costituito, paralizzante ed “incrinata in modo radicale sul piano di una narrazione mediatico-televisiva colorata di un oscuro protezionismo biologico della vita, specie della vita in quanto vita” (sottinteso nuda).

“E cosa più significativa, lo scarto tra società e stato è parso appiattirsi per svuotamento di opposizione, in nome dell’impossibilità di fare altrimenti di fronte alla novità di in fenomeno senza precedenti. Introiettati, forse irreversibilmente, quali dispositivi necessari per la conservazione della vita, soprattutto di quella degli -ultimi – DPCM – Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri -, che hanno stabilito le soglie di comprensione dell’esistenza, dei suoi confini e dei diritti elementari.”

E poi il riferimento diventa esplicito al donabbondismo, alla soggezione e al controllo “del più forte” nella parafrasi manzoniana:

“Quando la vita non la si può contare, enumerare, proteggere o quando non la si può raccontare altrimenti se non con dispositivi di controllo di cui si dispone all’occorrenza, non ne rimane più nulla. Ed è questo un approccio quantitativo al mondo insieme al dissolversi dei corpi, degli spazi, delle relazioni, della didattica che i tanti Don Abbondio (studenti, docenti, intellettuali e politici della sinistra critica)hanno voluto celebrare “proteggendo la nuda vita, vita che non conosce altro all’infuori di se stessa, vita che è costante terrore della morte:il dispositivo fondamentale dell’autorità tirannica è infatti ed esattamente la la paura della morte che diventa pensiero ossessivo del decesso.”

E qui dissento nuovamente e mi differenzio dal pensare che la nostra intellettualità critica abbia potuto subire costrizioni “a capo basso del povero prelato di campagna nei confronti dei “Bravi o di quel tal Innominato Signore” :”come un pulcino negli artigli del falco, che lo tengono sollevato in una regione sconosciuta, in un aria che non ha mai respirata”.

Per verità ed esperienza il personale della scuola nella sua totalità (o meglio l’intera comunità educativa) non si è mai mai sottratto al loro “ministero sacerdotale”, o culturale attraverso il mantenimento di un contatto costante affettivo e docente con i loro student*, sia da remoto cioè sui dispositivi mobili:cellulari, tablet e computer che in presenza nelle classi,cercando di conservare quel rapporto intenso passionale, d’esperienza e e di sapere che caratterizza il fare/disfare della scuola.

Inoltre va anche ricordato che molti tra loro hanno ridotto le loro ferie, per impegnarsi in modo diretto nelle scuole:e qui non troviamo solo i dirigenti scolastici ed amministrativi, ma anche docenti, ausiliari ed i tecnici, tutti insieme a predisporre le classi nelle modalità e le distanze che il comitato degli esperti aveva fornito loro, e all’apertura del nuovo anno scolastico nei primi giorni d’autunno (tra settembre ed ottobre) gli studenti e le studentesse si sono ribellati a questa alterazione virtuale (dad), piazzandosi in molti con mascherine e dispositivi mobili nei pressi della scuola per seguire le lezioni, e protestare chiedendo di stare in presenza dei loro docenti e compagni/e;

nei giorni successivi a questi gruppi studenteschi spontanei si sono aggregati via via che passava il tempo anche i loro docenti trasformando strade, parchi e vicoli delle città in agorà o scuole epicuree (scuole che nell’antichità Epicuro prima e Lucrezio poi, usavano incontrarsi sotto gli alberi e fuori città, perché trattava-si la loro di scuole anti-accademiche con frequenza aperta alle donne e agli schiavi).

Per documentare tale affermazioni in dissenso a E. Moncado mi avvalgo di alcune informazioni di R. Ciccarelli sul Il Manifesto del 6/12/20:

“I licei come gli Istituti tecnici e professionali, sono rimasti aperti da novembre 2020, quando il Governo ed i Presidenti di Regione li hanno chiusi in presenza però mettendo docent* e student* in didattica a distanza (DAD).

In via eccezionale si provvedeva diversamente per student* con disabilità (diversamente abili) e per i Bes (Bisogni educativi speciali, che sono student* che non presentano disabilità psico-fisiche piuttosto psico-sociali, in quanto provenienti da famiglie migranti e povere autoctone,da territori periferici che presentano rilevanti disagi e povertà materiali ed educative), per questo è stata prevista la presenza nelle aule assieme a docent* di sostegno, ‘per garantire inclusione scolastica e mantenere una relazione educativa.

[….]

A questa eccezionalità però se ne sono autorizzate delle altre con disposizioni dei DS (Dirigenti Scolastici), che per non lasciar da soli disabili e bes nelle classi, si è autorizzato che dei piccoli gruppi di student* volontar* si unissero per dare vicinanza affettiva e socialità ai loro compagni/e.

C’è da riferire poi che tra i docenti come tra (il personale sanitario) vi è un forte spirito di servizio di tipo “etico e passionale ” tutt’altro che donabbondismo, che spinge a prendersi cura e a esporsi a rischi che altri non osano.

In molti istituti si sono create attività di laboratorio seppure con numeri limitati e a rotazione per garantire a tutti accesso allo studio e alla convivialità .

Nell’articolo di Enrico M. Moncado viene presentato anche il saggio a più mani e voci di “Krisis”, le cui analisi esposte nei testi condivido e sottoscrivo, e che E.Moncado ben sintetizzate nel titolo dell’articolo:”l’Epidemia racconta il collasso di un mondo già devastato”.

L’argomentazione critica che ne segue nell’articolo di E. E. Moncado: “Che l’epidemia non sia soltanto un fatto medico o biologico è il presupposto fondamentale per comprendere criticamente il tessuto sociale e politico nel quale l’umano abita. Il fatto o meglio il dato di fatto epidemiologico non esiste come qualcosa di separato – giudicabile quindi in modo unidirezionale – bensì è in costante reciprocità con l’ambiente nel quale sorge.

Un ambiente che è sempre plurale e profondamente interrelato”. E prosegue presentandoci il saggio “Krisis” e sottolineando che la complessità e l’interdipendenza dei mondi è uno dei principali suggerimenti metodologici di Krisis: corpi, confino e conflitto Catartica edizione, pp.118, e tra gli autori figurano: Afshin Kaveh, Alberto Giovanni Buso, Xenia Chiaromonte, Cristiano Sabino, Nicoletta Poidimani ed Elisabetta Teghil”.

La tanatopolitica, o una politica della distruzione o dell’estinzione è quella che scinde l’umano dall’intero ed inverte le ragioni del malus attribuendone la colpa allo straniero.

Chi sarà vettore di cambiamento?

Quali saranno le azioni che lo produrranno

Il Chi, in un scenario di decisione imminenti, è la grande domanda.

“E’ difatti una storia di reclusione e di estrema plasticità dei corpi, di degenerazione e decostruzione dello stato di diritto quella vissuta sotto il Covid-19, considerato come panottico(come architettura circolare adibita a carcere ideata alla fine del XVIII sec .dal filosofo inglese J. Bentham in modo tale che da un punto si può sorvegliare tutte le celle) .

Il rischio d’appiattirsi c’è “andrà tutto bene, possiamo tornare a fare quello che facevamo prima”ed in aggiunta con la superficialità con cui s’affronta quest’emergenza, pensando trattarsi di una crisi passeggera e superabile con un vaccino, ignorandone tutte le connessioni e la sistematicità che la crisi rivela. Una punta di un iceberg di dimensioni molto più devastanti.

E’ una pagina di storia che se letta, come fanno gli autori di Krisis, con sguardo genealogico, rivela i rapporti di forza che sottendono alla prassi d’internamento e domesticazione fisico-virtuale, la cui scaturigine è qui

nel dispositivo -sicurezza, legalità, meritocrazia e darwinismo sociale. Lo sguardo genealogico che lega insieme il trinomio -capitalismo, crisi-ecologica, crisi epidemica-, non soltanto coglie l’immediatezza del fenomeno eccezionale ma dispiega anche le sue mediazioni all’interno di un concatenamento di rapporti interni al fenomeno stesso: la crisi del capitalismo è -la crisi ecologica, è la crisi epidemica è la crisi finanziaria-.

(“il grande gioco della storia è impadronirsi delle regole ,e e utilizzarle in controsenso e rivolgerle contro chi le aveva imposte, in modo tale che i dominatori si trovino dominati dalle loro stesse regole”, M. Foucault, F. Nietzsche, la genealogia, la storia).

“Covid -19 è quindi un marchio d’insostenibilità politico-economica dei paradigmi che già da tempo disegnano le geometrie del mondo contemporaneo: controllo ed assoggettamento,sfruttamento agro-alimentare e allevamento intensivo, cementificazione delle aree verdi e distruzione della biodiversità. Sono questi alcuni esempi della tanatopolitica che scinde l’umano dall’intero ed inverte le ragioni del malus attribuendone la colpa allo straniero, al dissidente, all’untore a chi abita a chi abita i margine dei fatti, così che i cittadini si possono riconoscere come causa stessa dei loro malanni. Resta infine, aperta la serie di domande che scuote questo sogno illuministico:

Chi sarà vettore di cambiamento?

Quali saranno le azioni che lo produrranno

Il Chi, in un scenario di decisione imminenti, è la grande domanda.”

Annota bene questa frase di Teresa di Lisiueux (santa): “la paura mi fa indietreggiare, con l’amore non soltanto vado avanti, ma volo” , oppure un altra :” non si conta niente, ma bisogna fare come se ci contasse“, e questa frase la ripeteva più volte la partigiana di pace – Lidia Menapace”, che è venuta a mancarci in questi giorni, e che diventò il moto di riaffermazione d’esistenza politica e culturale del “il Manifesto” quando Lei dissidente crisitano sociale s’unì poco dopo al gruppo di dissidenti comunisti;

non ci mancheranno la sua resistenza e la sua lotta per la restituzioni delle libertà civili ma anche sociali confiscate dalla tirrannide nazi-fascista , e per queste libertà enunciate ma ancora sulla carta per lunghi anni, Lei ha continuato a resistere nel dopo guerra per resituire alla donne la liberazione “dalle tradizionali oppressioni patriarcali e agli ultimi (i migranti) ma anche ai penultimi (i marginali e precari d’Italia) , quelle le libertà sociali enunciate nell’art.3 comma 2 della Costutuzione partigiana-repubblica: “

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociali, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (la liberazione delle classi subalterne (stabile o precarie) dalla soggezione e dalla paura) e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Possono esser un buon consiglio le parole di Teresa di Lisiex anche per i non credenti, e la vita attiva di Lidia Menapace per non credenti e credenti.

Dedico questo mio testo a Lidia Menapace

autore:Pino de March