SIMPOSIO D’AUTUNNO – PRESENTAZIONE

SIMPOSIO DAUTUNNO

SABATO 12 NOVEMBRE

INCONTRO E CONFRONTO INTER-CULTURALE SULLE CONDIZIONI ABITATIVE, ESISTENZIALI, SOCIO-SANITARIE, EDUCATIVE ED ISTRUTTIVE; SULLE DISCRIMINAZIONI SOCIALI ED ETNO-CULTURALI E SULLE PRECARIE ATTIVITÀ LAVORATIVE DELLE GENTI ITALIANE ED EUROPEE ROM E SINTI

SULLA CONDIZIONE ABITATIVA, ESISTENZIALE E LINGUSTICO-CULTURALE IN CITTA’ DEI ROM E DEI SINTI DEL CAMPO DI VIA ERBOSA 15-BOLOGNINA   
OGGETTO DI TRASFERIMENTO A PARTIRE DALL’ESTATE 2017 IN TRE MICRO-AREE SITUATE AI MARGINI EST  DEL QUARTIERE NAVILE 

LA LIBERA COMUNE  UNIVERSITA’ PLURIVERSITA’ BOLOGNINA E BOLOGNINA IN CONGRESS
A partire dalla metà di settembre 2016 abbiamo costituito un gruppo di ricerc- azione ‘Contrade solidali-bolognina’ su problematiche inerenti  ‘le comunità non territoriali italiane e ed europee’  nello specifico Sinti E Rom (non territoriali intese giuridicamente nel senso di presenze etno-linguistiche-culturali non concentrate in  un solo territorio regionale come ad esempio i cittadini di lingua cultura tedesca del Trentino Alto Adige), bensì presenti a macchia di leopardo in diversi territori regionali, ad es. le  comunità ebraiche-italiane a Venezia,Ferrara , Roma ecc. abitanti porzioni limitate di certi quartieri o rioni, storicamente definiti ghettti.
L’attività di ricerc-azione intrapresa riguarda l’analisi delle condizione socio-culturale ed  i vissuti dell’aggregato umano Sinti della Bolognina situato in via erbosa 15(cittadini italiani e bolognesi ormai presenti da generazioni o con più precisione da secoli nei nostri territori, giusto per chiarire la campagna pregiudiziale o i progrom  intentati nei loro confronti nell’ultima campagna elettorale da parte della coppia Borgonzoni-Salvini della Lega Nord.
Cittadini e cittadine che vivono ormai da molti anni in una condizione di ‘segregazione’ in campi ai margini della città, marginalità di cui ne sono complici il Comune di Bologna  e il Quartiere Navile con le loro miopi ‘disposizioni politico-amministrative’ e passivamente gli stessi residenti del campo  Sinti;
le une, le Istituzioni, non vogliono intraprendere soluzioni radicali quali l’inserimento residenziale in case popolari alla stregua degli altri cittadini territoriali, temendo forse che quei provvedimenti  ‘radicali’ potrebbero far  insorgere conflitti,invidie-risentimenti- tra cittadini  che si trovano nelle medesime condizioni in emergenza casa(guerra tra poveri cristi o diavoli da parte di chi da sempre soffia sul fuoco delle diseguaglianze crescenti  per poi lasciarli ancora più poveri ed insicuri di prima, perché l’abbiamo visto governare  il centro-destra anche in questa città, e non è che le cose sono mutate. Voci istituzioni in controtendenza ci sono e sono quelle di un giovane candidato sindaco  presentatosi con una piccola coalizione civica che auspica e sogna che Bologna diventi’ la città meno diseguale d’Europa,gli altri,i residenti dei campi che  vivendo di fragili e precarie economie di sussistenza, forse temono che l’abbandono del campo-ghetto’ possa esporli a gravi difficoltà, quali l’impossibilità di far fronte in futuro a spese fisse di vario genere(affitto, bollette ecc.).

Noi come costituenti Contrade Solidali – riteniamo invece che si deve procedere verso soluzioni radicali perché come si è visto in altre circostanze simili queste soluzioni – emergenziali e posticce –quali i campi – creano strani indotti(di mafia capitale o di samaritani criminali) costi alla fine molto superiore in termini sia finanziari che  umani, per questo  vorremmo assegnare un posto abitativo più dignitoso all’interno della Bolognina  e un reddito di cittadinanza per  Sinti come  per tutti quelli che sono nel medesimo bisogno di case o altro, siano essi cittadini territoriali o non territoriali o migranti lavoratori e lavoratrici.
Pensavamo specificatamente per gli abitanti del campo –erbosa 15 –di procedere alla loro collocazione in a casette a schiera (di muratura o di legno) progetto realizzato già dal Comune di Faenza; la soluzione casette a schiera per i Sinti e Rom di Faenza, è nata dalle considerazioni e confronti tra amministratori, tecnici urbanistici comunali e responsabili comunità federate romanì, ritenendole più idonee ad una reale integrazione in moduli abitativi orizzontali che quelli verticali, perché queste abitazioni meglio aderiscono alle esigenze di una vita fatta di economie di sussistenza e di vissuti pregressi di semi-nomadismo, di stanzialità o in luoghi aperti ormai decennali nei campi.

 Nello stesso tempo desidereremo per le nuove generazioni(bambini e ragazzi) Sinti e Rom della nostra città affermare non solo il diritto alla lingua nazionale italiana per non essere discriminati ma anche il diritto conservare la propria lingua e cultura romanì -sinti e rom(lingua parlata dai 180.000  rom italiani), perché proprio loro ‘sono i primi a rischiare le conseguenze di una crisi d’identità, ignorando troppo spesso le proprie radici e le proprie tradizioni(da Roma-Cultural Magazine, maggio 2013)
e nello stesso tempo promuovere la cultura ‘romani’ attraverso nuove unità didattiche  seppur limitate e volontarie nelle nostre scuole dalla primaria alla secondaria, attraverso l’apprendimento di alcune parole, suoni e storie romani’  come comune terreno di ricerca ed apprendimento per tutti e tutte, in uno scambio di reciprocità linguistica e culturale. Perché vorremmo ‘dare la priorità ai temi della cultura e dell’identità, ai racconti di vita, alle aspirazioni e alle visioni del mondo dalla prospettiva dei Rom. Consapevoli che solo la conoscenza può vincere il pregiudizio, la paura e la segregazione del diverso (da Roma-Cultural Magazine, maggio 2013
In alcuni paesi dell’Europa Dell’Est, Macedonia ed Albania, come ad ovest, la Spagna, non si pratica solo il diritto alla lingua nazionale per superare discriminazioni ma si formano insegnanti per creare corsi specifici di lingua e cultura romani(prevalentemente cultura orale ed anche negli ultimi tempi scritta. Questo apprendimento specifico si delinea come rinforzo individuale e  sociale che permetterà ad ogni bambino o bambina Rom di ritrovare una propria identità ed in divenire, di ripensare e rielaborare la sua lingua e cultura in relazione aperta con altre identità e culture gagè presenti nel territorio. E con la loro cultura rinventata pensare anche a delle forme di attività culturali,sociali ed economiche che possono garantire loro una buona vita di relazione come in epoche passate quando avevano loro arti e mestieri, ora in gran parte sussunti dall’industrializzazione materiali come di quelle immateriali dall’industria  cultura e dello spettacolo.
per ulteriori approfondimenti vedi sito: www.romanidenty.org
                                            
Stiamo progettando nel novembre 2016 come LIBERA COMUNE UNIVERSITA’ PLURIVERSITA’ BOLOGNINA
UN SIMPOSIO D’AUTUNNO
SULLA CONDIZIONE ABITATIVA ESISTENZIALE E CULTURALE DEGLI AGGREGATI UMANI IN CITTA’  ROM E SINTI DI VIA ERBOSA CON LA RIVISTA ROMA DELLA COMUNITA’ ROMMANES  ITALIANA.
ED  UN CORSO DI AUTO-FORMAZIONE
PER DOCENTI DI DIFFERENTI  LIVELLI DALLA PRIMARIA ALLA SECONDARIA SUPERIORE SULLA LINGUA, CULTURA E VITA QUOTIDIANA DELLE GENTI EUROPEE ROM E SINTI ITALIANE
PROMOSSO DALLA  LIBERA COMUNE UNIVERSITA’ PLURIVERSITA’  BOLOGNINA (COMUNIMAPPE.BLOGSPOT.COM)
IN COOPERAZIONE EDUCATIVA TRASVERSALE
CON IL MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA (M.C.E – BOLOGNA) E DEL  CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA DI TUTTI E PER TUTTE (CESP-BOLOGNA)
NOTA BENE:
 L’ART. 6 DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA
la Repubblica tutela con apposite misure le minoranze linguistiche.
commento: In base al principio sancito all’art. 3 della nostra Costituzione, tutti i cittadini hanno pari dignità sociale  sono uguali davanti alla legge, qualunque sia la lingua che parlano. Poiché peraltro i cittadini che parlano una lingua diversa dall’italiano costituiscono un’esigua minoranza che potrebbe essere assorbita o neutralizzata dalla massa compatta degli altri cittadini parlanti, la Repubblica cioè lo Stato più tutte le altre autonomie locali si propongono con differenti misure di tutelarne l’esistenza.

TESTO RAGIONATO E CONDIVISO CON  DIMITRIS ARGIROPOLUS, MASSIMILIANO MITA E SALVATORE PANU
Autore del  testo: Pino de March

contatti: comunimappe@gmail.com

Lasciare l’isola alla volta della penisola
Lo scrittore gerosolimitano Amos Oz, affrontando i temi scottanti del fanatismo religioso e del sanguinoso conflitto tra israeliani e palestinesi, ci ha restituito indirettamente, in una assai bella immagine, una delle migliori definizioni di identità:

 «nessun uomo e nessuna donna è un’isola, siamo invece tutti penisole, per metà attaccate alla terraferma e per metà di fronte all’oceano, per metà legati alla tradizione e al paese e alla nazione e al sesso e alla lingua e a molte altre cose. Mentre l’altra metà chiede di essere lasciata sola, di fronte all’oceano. Ciò vale per gruppi sociali e culture e civiltà e nazioni […]. Nessuno […] è un’isola e nessuno […] potrà mai amalgamarsi completamente con l’altro. […] [L]’immaginare l’altro, il riconoscere la nostra comune natura di penisole possono rappresentare una parziale difesa dal gene fanatico, che tutti abbiamo insito in noi» (Contro il fanatismo, Milano, Feltrinelli, 2004, p. 54 sg.).Se rileggiamo la metafora di Oz in chiave di riflessione linguistica possiamo grosso modo ricavarne l’identikit di ogni lingua individuale calata in un determinato contesto: una lingua che deve tanto alla “terraferma” dei valori di riferimento esterni all’individuo, che può riconoscerli ma può anche contrapporvisi – i legami con la comunità politica, sociale e linguistica in cui nasce e si sviluppa, i richiami della tradizione, le norme impostegli dall’idioma nazionale ecc. –, quanto all’“oceano” dei tratti irriducibili che costituiscono il suo peculiare modo di esprimersi e di comunicare, diverso da quello di qualunque altro individuo. Una lingua individuale intesa in questo modo riunisce insieme, in una unità indissolubile, due istanze solo apparentemente inconciliabili; accomunate l’una e l’altra, per il ruolo fondamentale riconosciuto da entrambe al contesto sociale, dal rigetto delle vecchie e nuove teorie universaliste dell’essere umano. Una lingua del genere, realisticamente, non si può forse né insegnare né apprendere; attribuirle il valore di un limite, nel senso matematico del termine, ci aiuterebbe però a prendere il mare aperto senza sentirci sopraffatti dalla paura di esserci imbarcati, allontanandoci troppo dalla costa, in un viaggio senza ritorno. Con un po’ di fortuna, una volta tornati sulla nostra isola, saremo almeno riusciti a carpire qualche segreto alle vite che abitano una penisola.

Frammento di  M. Arcangeli Linguista, sociologo della comunicazione, critico letterario e scrittore, è professore ordinario di Linguistica italiana presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell’Università di Cagliari, che attualmente presiede.


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