PIANTIAMO PAROLE E RACCOGLIAMO POESIE

‘la dea foglia’ calcografia cm50x 70 di Anna Maria Annette Ronchin (laurea in estetica e autrice di opere grafiche oltre di un saggio ‘nel tempo della dea’ edzione EDAR)

La libera comune università pluriversità bolognina in cooperazione con – laboratorio poetico – orti di poesia della Zona Ortiva – via erbosa 17

Progetto :ORTO IN POESIE

“PIANTIAMO PAROLE E RACCOGLIAMO POESIE”

Ripartiamo con il primo incontro organizzativo della seconda edizione del progetto “Piantiamo parole nascono poesie”, sabato 13  aprile  2019ore 16:00 presso il tendone degli orti-zona ortiva – via erbosa 17 (arcoveggio- fermata 11 c – ippodromo proseguire su una traversa a sx – Fratelli Cervi  arrivate alle scuole Grosso tasso girata a dx passate sotto un ponte ferrovia e circa 200 mt dopo il campo sinto ci siete …

Vi aspettiamo numerosi per condividere – idee, modalità organizzative e raccogliere proposte.

contatti – laboratorio poetico – orti in poesia

Walter 329946896

Sabina 3492425042

Per molti l’orto rappresenta un luogo dell’anima, luogo in cui la terra, lavorata nutrita, dà i suoi frutti che alimentano sensazioni ed emozioni.

Vorremo tradurre queste sensazioni, queste emozioni, in parole, quelle che ognuno di noi dice a se stesso silenziosamente.

E’ nostro auspicio far nascere  nuove e fruttifiche  parole condensandole nella forma più pura e più significante che è la poesia, lasciandoci suggestionare da tutto ciò che potrà essere pensato e condiviso.

Un progetto aperto a quanti coraggiosamente esenza alcuna distinzione, vogliano piantare parole per raccogliere poesie.

Siamo certi che essere insieme in questa esperienza creativa possa far crescere un senso di rinnovata appartenenza e di  propositività nel rac-cogliersi attorno a ciò che la terra nelle sue molteplici forme e modalità ci offre.

“Al vento di primavera/ si spargono/le mie parole./La gente le considererà/una poesia ispirata ai fiori”/. Frammento di poesia del maestro zen Eihei Dogen (1200-1253), tradotte e commentate da Aldo Tollini, edizioni Bompiani. Il presentatore quasi anonimo del libro m.d.c. – con la sua breve recensione – la via buddista si perde nella natura – scrive:”sembrano fiorire sul crinale tra contemplazione e riflessione filosofica, fra immagine lirica ed esperienza della Via. Perché in fondo, l’una confluisce nell’altra senza pausa. Vita e natura si scambiano le parti, la poesia cammina sulla Via:”il cuore/ non una forma/che possa mostrare alla gente:/soltanto sorge (e svanisce)come/ la rugiada e la brina”.

Sono i versi di un maestro giapponese, come se scrivere possa essere considerato non appropriato per lui.



Come COMUNIMAPPE- libera comune università pluriversità –Bolognina – dipartimento della terra -che cooperiamo al progetto – orto in poesia- proponiamo

 di far ruotare la nostra immaginazione poetica attorno  ai simbolici quattro elementi – terra, acqua, aria e fuoco, elementi materiali che ci compongono ed elementi immateriali che costituiscono da secoli il nostro immaginario euro-mediterraneo, inoltre di acquisire chiara consapevolezza della nostra trans-umanità, in quanto parte ed attraversati del vivente.

‘La Terra è un animale’ – G. Bruno

Il filosofo Giordano Bruno(1548-1660), arso vivo sul rogo per eresia nell’anno 1600 dell’era nuova a Campo dei Fiori a Roma, prima di questo supplizio rimase in carcere per otto lunghi anni a Roma, è là più volte interrogato dal Santo Uffizio, sempre  rifiutò di trattare le sue dottrine. La fermezza dimostrata nel lungo processo romano e l’intrepidezza con cui salì sul rogo ne fecero un martire del libero pensiero.

La sua religione fu naturale e la sua etica razionale.

Nel dialogo ‘De gli eroici furori’ Bruno esalta il ‘furioso’, cioè il ricercatore eroico della verità, che non obbedisce ad altri impulsi fuorché a quelli razionali, giungendo a contemplare la natura in modo ‘panteistico’ nei suoi caratteri di unità ed infinità e identificandosi con essa.

L religione che Bruno difende è così una religione puramente razionale e naturale che mira a portare l’uomo alla natura, e metterlo in contatto con i suoi poteri a divinizzarlo con essa. Egli considerava ‘le religioni positive’ utili per governare ‘i rozzi popoli’, ma riteneva che fossero comunque da valutarsi alla luce della religione naturale, la quale faceva tutt’uno per lui con la filosofia:e dalla diffusione della filosofia naturale s’aspettava il rimedio per i mali dell’umanità del suo tempo.

Per Bruno la forma è l’anima universale, la cui principale facoltà è l’intelletto, il quale muove la materia dal di dentro, come – fabbro del mondo-, che dall’interno del seme fabbrica ogni corpo. Esso è talmente intrinseco alla materia da far sì che essa stessa, come – potenza universale – diventi energia produttrice che manda fuori – emana – le forme dal proprio seno e se ne riveste. Forma e materia non sono due sostanze, ma piuttosto due aspetti della stessa sostanza, la natura, di cui Bruno non cessa di celebrare il carattere divino (come fu una dea madre per le generazioni che lo precedettero).

Come la dottrina eleatica dell’Uno-Tutto è paradossalmente unita a quella del flusso eracliteo – del tutto scorre e della ruota delle nascite di Pitagora, nel quadro di un panteismo dinamico cui sono frammisti elementi di platonismo rinascimentale e di tradizione ermetica.

A questa visionarietà o intuizione bruniana soggiace l’idea dell’unità e dell’infinità della natura che all’origine della sua accettazione entusiastica della teoria di Copernico.  La sua immagine dell’universo è poi aperta. Questo universo infinitamente grande e infinitamente piccolo coincidono, e così pure la generazione e la corruzione o la distruzione, e l’amore che unisce e l’odio che divide’. Anche Adonis, nato in Siria ed ora parigino, uno dei maggiori poeti viventi, autore di una raccolta di poesia in pubblicazione -‘Prendimi, caos, nelle tue braccia’, traduzione dall’arabo di Fawzi Al Delmi, dall’Edizione Guanda, in un’intervista
soltanto l’uomo può salvare se stesso’ – di Stefano Montefiori -per la Lettura -7 aprile 2019, dirà a proposito di una via d’uscita alle religioni positive e ai loro risvolti fanatici: ‘ Quella dei mistici, il sufismo. I mistici hanno cambiato la nozione di dio, che loro non è una forza esterna al mondo, Dio per loro è immanente (come lo era per Bruno). Ma questa corrente è condannata dai mussulmani integralisti, tanti sufi sono stati uccisi, sgozzati, torturati, marginalizzati, a seconda delle leggi locali (non differentemente dai nostri eretici,donne sagge o streghe o LGBTQ per il cattolici integralisti di ieri come di oggi.) Al Convegno sulle famiglie a Verona (30 marzo 2019 )si potevano incontrare nell’oggi molti di quei rinascenti integralismi cattolici.

Con i furori e  la visione cosmica di Giordano Bruno

La terra è un animale

La terra e qualsiasi altro astro composto da parti eterogenee è un animale;

lo mostrano lo stesso moto ,la vita ed ogni suo atto, come deduciamo dallo spirito, dalla vita e dal moto dell’animale.

Lo mostrano parimenti le parti composte del suo medesimo corpo, dal momento che distinguiamo nel corpo di qualsiasi animale le vene, le arterie, i nervi, le fibre, le ossa:

è stolto ritenere esseri animali solo quelli dotati di una specie corporea come la nostra e di sangue;

nelle piante il sangue è la stessa linfa;

le ossa, la stessa sostanza più resistente;

i nervi, i loro filamenti che vengono tesi;

le vene quelli occulti passaggi attraverso cui l’umore, che puoi paragonare al sangue, s’espande per tutto il composto.

Una specie diversa è nelle mosche, nei ragni, nei vermi;

tuttavia in tutti costoro si ritrovano le parti del nostro corpo che armonizzano secondo una proporzionalità di condizione.

Non è necessario che nella terra il sangue sia dello stesso colore del nostro o più tenue, che le ossa siano della medesima specie o una inferiore, le vene della stessa qualità o di una migliore.

In questo modo dobbiamo aver chiarito l’ordine di tutti questi animali, come quello degli animali più piccoli.

Tanto grande divinità si manifesta solo agli occhi acuti e nobili.

Tanta divinità si muove di per sé, di gran lunga meglio e più liberamente di come noi ci muoviamo, come precedentemente abbiamo dimostrato.

Non un dio o un’intelligenza esterna(trascendente) fanno muovere intorno e guidano: più adeguato appare infatti un principio interno di moto(immanente), che coincide con la propria natura, con la propria specie, con l’anima propria che hanno tutti gli esseri che vivono nel grembo della natura e sono vivificati dal suo spirito universale, corpo, anima e natura; [mi riferisco a tutti] gli esseri animati, alle piante, alle pietre, ad ogni essere, insomma, composte dalle medesima simmetria di complessione, secondo il genere, sebbene ciascuno sia distinto secondo i numeri della specie


Chi non direbbe le pietre parti della terra?

I sassi frammenti della terra?

In essi ritroviamo la vita, la sensibilità e i primordi della ragione.

Una pietra (nel proprio genere non è (credi) senza anima e senza sensibilità;

se più o meno felice di noi non può essere stabilito da chi non ha esperienza di entrambi i generi di vita o da coloro che non lo tengono a mente(giacché spesso non ricordano neppure il corso della vita che viviamo noi).

Crediamo che la felicità, la perfezione, il bene siano riposti in ciò che noi in cui noi sperimentiamo di essere felici, di esseri più completi, di trovarci meglio e meglio conservarci:
l’uomo sapiente sa che si tratta di una felicità relativa alla specie e non estesa a tutto il genere;

perciò fu cosa comune presso i popoli che dio fosse rappresentato e onorato nella forma e nella figura umana.

Tuttavia i sapienti sanno che egli non ha bisogno di mani, di piedi, di occhi, di moto, di estensione corporea e di tutte quelle membra di cui siamo dotati e che abbiamo felicemente.

Il volgo non può concepire come la terra, madre e progenitrice, conservatrice e plasmatrice degli umani(dalle cui viscere sono generate le nostre viscere e dal cui umore siamo alimentati, il cui spirito respiriamo) possono essere un animale dotato di sensibilità e di intelligenza, poiché un corpo sprovvisto degli organi propri di quelle azioni e passioni di cui sono dotati gli animali più comuni.

Testo tratto da “il triplice minimo e la misura” di Giordano Bruno

Testi tratti da ricerca progetti da Pino de March di Versitudine per la  5 camminata
poetica sul sentiero di RilkE. (DUINO-SENTIERO DI PACE E DI POESIA)

Referente: pino de march

contatti : comunimappe@gmail.com

Informazioni: www.comunimappe.org

 DIALOGHI D’AMORE E VIGILIA D’AMORE DI VALENTINA E VALENTINO

DIALOGHI D’AMORE E VIGILIA D’AMORE DI VALENTINA E VALENTINO
“Un giorno ero già avanti con gli anni, in una hall mi è venuto inontro un uomo. Si è presentato e mi ha detto: “la conosco da sempre. Tutti dicono che da giovane lei era bella, io sono venuta a dirle che la trovo più bella ora, preferisco il suo volto devastato a quello che aveva da giovane”. Penso solo ad un’immagine che io solo vedo ancora e di cui non ho mai parlato. E’ sempre lì, fasciata di silenzio, e mi meraviglia. la prediligo fra tutte, in lei mi riconosco, mi incanto.”
L’amante Margarite Duras
LA LIBERA COMUNE UNIVERSITA’ PLURIVERSITA’ BOLOGNINA 
                                                                                                            PROMUOVE
 Lezione e dialoghi interattivi e sera notte vigilia d’amore di valentina e valentino
NEL PERCORSO SEMINARIALE SEMESTRALE
AUTOEDUCAZIONE EMOZIONALE AL GENERE E AL TRANSGENERE
RICERC<AZIONE<CAMBIA<MENTE<ATTRAVERSO<LEZIONI E DIALOGHI INTERATTVI
VENERDI’ 13 FEBBRAIO 2105
dalle 18,15 alle 20,30
RELAZIONA:
GABRIELLA COVRI

FILOSOFA <RICERCATRICE <AUTRICE<
L’amore al maschile e al femminile con presentazione suo breve saggio ‘de amore’.
ACCORDA:
PINO DE MARCH <RICERCATORE DELLA COMUNE ACCADEMIA – COMUNIMAP
PE
Dalle 20.30 alle23
segue sera-notte di convivialità e vigilia
D’AMORE DI VALENTINA E VALENTINO
ognuno pori dei cibi salati e dolci
la Comune Accademia provvede con vino ed acqua
VIA SERRA 2/F -HUB 57 /TRAVERSA TIARINI
AUTOBUS 11-17-27 <fermata via matteotti<bolognina
ENTRATA LIBERA E CONTENUTI OPEN SOURCE o Contenuti della COMUNE UMANITA’

CONTATTI: COMUNIMAPPE@GMAIL.COM
INFO 1: WWW. COMUNIMAPPE@BLOGSPOT.IT
INFO 2: WWW.VERSITUDINE. NET

Presentazione lezione interattiva
Il saggio “de amore” di Gabriella Covri, nostra ricercatrice e docente della Comune Accademia- Comunimappe, si presenta informato alla leggerezza, ove la scrittura colta e accademica si mischia ad osservazioni sul presente e sul vissuto, a volte con ironia.
Il tema dell’amore viene affrontato attraverso l’analisi di testi filosofici, dal Simposio platonico alle corrispondenze tra Abelardo ed Eloisa; dal Diario di un Seduttore di Kierkegaard alle Riflessioni sull’amore di Lou Salomè.
Si tratta di attraversamenti testuali che portano a riflettere su cosa sia l’amore, quali siano le visioni maschili e femminili dell’amore, a farne insomma una genealogia che coinvolge anche una critica al concetto di genere. Il testo si apre poi al presente, allo stato attuale delle cose in tema di sentimenti, invitando il lettore ad una scelta, che è una scelta di vita. L’amore infelice, l’amore narcisistico, è molto lontano sia dal discorso di Diotima che da quello di Eloisa e della Salomé, ma vicino piuttosto ad una idea disocciata di corpo e di anima e d’amore sofferto da Abelardo e Johannes. Spetta a noi capire di cosa parliamo e cosa vogliamo quando pronunciamo la parola “amore”; spetta a noi scegliere se vogliamo votarci all’infelicità o alla gioia. Nella lettura si assopora il passaggio dall’amore al piacere di amare. Con questo sostiene l’autrice “non si vuole certo arrivare alla facile conclusione che le donne sappiamo amare e gli uomini no. Per quanto mi riguarda, non esiste e forse non è mai esistita un’identità femminile ed una maschile legata al dato biologico. Non penso neppure che si possa parlare di Donna e di Uomo in generale: l’identità di generesi mischia ad una serie infinita di altre identità, da quella storica a quella geografica, da quella culturale a quella socio-economica. ..
[….] Pur tuttavia è innegabile che si possa fare una genealogia del femminile, in genere tra l’altro disegnata al maschile. E con questa genealogia in qualche modo ognuno di noi fa i conti quotidianamente, con tutti gli stereotipi che siporta dietro.
[…]
Viviamo un’epoca d’identità di genere molto liquide e, grazie e malgrado ad un malinteso concetto d’uguaglianza, molte donne hanno ormai assunto posizione di potere e si comportano come gli uomini. Anche nelle relazioni d’amore. Si assiste ad un fenomeno di rovesciamento e non trasfomazione della dominazione (maschile/femminie) con la maschilizzazione del femminile ed un ripresentarsi in forma violenta e criminale del maschile. Dunque non di dato biologico si tratta, ma di due diverse visioni dell’amore, delle quali diremo che una rimanda al principio femminile, all’amore per l’altro e alla cura e l’altra al prinipio maschile e all’amore per sè, senza per altro ancorare elusivamente il primo alle donne e il secondo agli uomini. Una visione creativa, felice e aperta, ed una nomadica e infelice. Sta a noi decidere quale sciogliere.
[…] l’amore non è un romanzo, è vita vissuta; l’amore s’impara con l’amore; l’altro sia esso figlio o compagno, non è cosa nostra è persona, richiede tempo attenzione e presenza ma può dare eternità, perchè tutto ciò che costruiamo giorno per giorno, durerà molto oltre la fine di ogni amore.
Biografia.
Gabriella Covri si è laureata in Filosofia con una tesi sul pensiero di M Foucault, di cui ha seguito i corsi al College de France. Ha insegnato nelle università di Fiume (Cro) e di St. Louis (Missouri) occupandosi di teoria della differenza e di analisi testuale.
Testo a due mani pensato ed  elaborato da Gabriella Covri e Pino de March -della Comune Accdemia -Comunimappe-

Omaggio a Edvino Ugolini e Eddy Kanzian


ALLEGRIA DI NAUFRAGI



REFRIGERIUM  è la denominazione di un rito che ha carattere funerario, si tratta di un banchetto di tradizione antichissima in onore dei defunti. Un gesto che vuol essere al tempo stesso ricordo e propiziazione di eterno gaudio e comunione fra i sopravvissuti e i defunti.

COMUNE RICORDO GIOIOSO  DI 
EDVINO UGOLINI / EDDY KANZIAN – poeti scomparsi la scorsa estate

Lettura di poesie e aperitivo 

LUNEDI’ 23 SETTEMBRE 2013 

DALLE 17 


ZONA ORTIVA – BOLOGNINA 

VIA ERBOSA 

FERMATA AUTOBUS 11 IPPODROMO – ARCOVEGGIO
(Attraversare la strada e prendere a sinistra via F.lli Cervi, in fondo si trova via Erbosa, prendere a destra e continuare oltre il ponte ferroviario fino ad incontrare l’ingresso degli orti).

ALL’EVENTO PARTECIPANO

CARLO BORDINI
LOREDANA MAGAZZENI 
PINO DE MARCH 
ALTRI ED ALTRE 

TEMA
Allegria di naufragi

(verso il 14 febbraio 1917)
E subito riprende
Il viaggio,
come dopo il naufragio
un superstite lupo di mare
(tresto di G. Ungaretti)
allegria di naufragi
Esultanza che l’attimo,  avvenendo,  dà perché fuggitivo,  attimo che soltanto amore può strappare al tempo. [….] E’  il punto dal quale scatta quell’esultanza d’un attimo,  quell’allegria che, quale fonte, non avrà mai se non il sentimento della presenza della morte da scongiurare “  
( Ugaretti, così commenterà  questo paradossale titolo –allegria di naufragi-).
RIFREGERIUM  o Banchetto funerario per Edvino ed Eddy  ?
In questo Refrigerium  o Banchetto funerario poetico  e filosofico  non possiamo non associare Edvino ed Eddy nel nostro comune ricordo   e  questo  Refrigerium  non può non essere gioioso, gioioso come  sono state le  nostre comuni  battaglie condotte da  poeti pacifici contro le passioni tristi,  gli odi e i rancori razziali, le varie fobie e paranoie  sociali – xenofobie, omofobie  e   contro quelle  “nuove” guerre  “democratiche ed umanitarie”  che non sono altro che la continuazione in forma “ di pace armata”  delle classiche guerre neo-coloniali ed neo-imperialiste per riappropriazione delle risorse materiali  da parte delle super-potenze  occidentali (G7) con la complicità dei restanti  (G 20)- strutturati come sovranità imperiali e complici di quelle potenze  banche e multinazionali o transnazionali che tengono  l’umanità in uno stato di permanente miseria  e scarsità  favorendo esclusivamente dipendenze e tossicità  e  gettano il mondo in uno stato di devastazione ambientale.
Guerre che producono morte e sofferenza  a miglia e miglia di persone – in primis bambini, donne, anziani, popolazioni civile  e agli altri esseri viventi, animali e ambienti naturali.
Guerre   che proseguono all’interno  come guerre sicuritarie e xenofobe contro  quei migranti, esuli e popolazioni che fuggono  da quelle periferie sconvolte dalle loro  guerre militari ed economiche; guerre che io, Edvin, Eddy ed altri ed altre – uomini e donne di buoni desideri di vita di una vita – abbiamo osteggiato con tutte le armi della critica, con la parola e i nostri  corpi  sulle strade delle nostre città come per ben sette anni sul sentiero di Rilke,  sentiero tracciato dentro a quel Carso che fu  scenario di morte e di Marte per lunghi anni nella prima  grande guerra; Carso che noi (io ed Edvino) abbiamo ribattezzato scenario di vita e di Venere. Ed Eddy non mancava mai di cooperare nell’organizzazione di questo evento annuale  contro le guerre, di  ricercare contenuti  e critiche sferzanti espresse sempre con leggerezza , di accompagnarci fino all’entrata del sentiero nonostante le sue difficoltà motorie.

Ad Edvino  nomade  e pacifico  poeta di pace, pace non pacificata, pace attiva come giustizia e libertà per popoli di tutte le  periferie dell’Impero-Mondo

Tramonto
(verso il 20 maggio 1916)
Il carnato del cielo
sveglia oasi
al nomade d’amore
(Giuseppe Ungaretti)
Questa volta  – l’ottava –  è mancata la condivisione di entrambi sul tema da dare alla camminata pacifica e dopo una solitaria e  lungo estate di riflessione e di  condiviso dolore,   ho pensato che il migliore tema potesse essere  – ALLEGRIA DI NAUFRAGI – titolo di una raccolta di  testi poetici  prodotti nelle notti, nelle pause  di guerra e nelle trincee di quel Carso campo di Morte  da  parte del nostro  maestro (come ci ha insegnato a riconoscere  ed apostrofare  gli uomini e le donne  portatori di valori e significati esistenziali e socilali Eddy Kanzian) poeta Ungaretti,  come tema di ricordo  e di resistenza  pacifica comune tra vivi e morti e tra compagni – cum panis -intesi nel senso di un altro maestro – tenente  scrittore  Rigoni  Stern, cioè coloro che dividono  fra il pane (ed Eddy direbbde qui anche le rose).
Edvino ed Eddy nelle loro esistenze impegnate civilmente hanno cercato  con intelligenza, con rabbia e con gioia attraverso una  resistenza poetica lunga una vita di portare la poesia nella vita e nella città, di dare forma poetica alla resistenza contro il dominio interconnesso economico-militare-mediatico contemporaneo, domino oggi interconnesso  di soggezione “democratica  e liberista“ di popoli e di individualità attraverso le nuove guerre umanitarie ( o sarebbe meglio definirle queste guerre Pax del G8 o del G20 ) la pace  delle nazioni più industrializzate del pianeta  o dei nuovi dominatori  che i latini chiamavano Pax romana e noi oggi poteremmo chiamarla  la Pace del capitale planetario  economico, civile e militare.
Vorrei iniziare questo banchetto funerario con alcuni frammenti  di emozioni  del poeta amico compagno Edvino Ugolini tratti da raccolta di poesia  Bagliori.
Meditaizoni esistenziali e poetiche  con Edvino Ugolini
Momenti  II
Perdonarsi di essere nati.
….
Illuminare  l’universo con la fantasia.
……
Invecchiare di Poesia.
…….
Inventare nuove parole.
………………
Ma non dimenticare i saggi.
………………………
E continuare  con la poesia di un altro poeta amico e compagno  Eddy Kanzian

IMPORTANTE  E’   FINIRE   BENE
(Testo composto nel luglio del 2012 e letto nel giorno del suo compleanno 13 agosto 2013)

IMPORTANTE   E’  FINIRE BENE
CON DIGNITA’
SENZA TROPPI RIMPINATI
COME NELLA MUSICA
INIZIARE  E’  FACILE
PROSEGUIRE POI
TRA  ALTI  BASSI
PIACERI  DOLORI   EMOZIONI
I RITMI DELLA  VITA
POI VIENE IL TEMPO
DI FINIRE PIU’   IMPEGNATIVO
NIENTE PER SEMPRE
DOBBIAMO ESSERE PREPARATI UN COLPO  DI RULLO
E  SUL PIATTO GRANDIE
LA MUSICA  E’  FINITA
(LA FESTA  APPENA COMINCIATA E’  GIA’  FINITA  )
MA  L’ANIMA  RIPRENDE A SUONARE
IL SUO JAZZ  LE SUE POESIE
NEGLI INFINITI .
Testo donatomi il giorno del suo compleanno (13 agosto 2013)
In quell’occasione ci sorprese tutti e tutte con questo parole che riprovo a ricostruire nella mia memoria : “non ho mai pensato che il personale non fosse politico, che la vita fosse scissa dall’impegno civile, e per
questo sempre anche gli avvenimenti più privati come i complenni sono  stati per me solo dei buoni pretesti per parlare dellesofferenze del mondo e di coloro che il capitale lascia ai margini”;
 inoltre aggiunse lasciandoci tutti e tutte estereffati: “ il tempo che mi resta da vivere si sta  esaurendo,  e restandomi poco tempo da vivere lo voglio vivere intensamente continuando nel mio  costante impegno sociale e di resistenza alle diseguaglianze “; tutti e tutte ci guardammo intorno come increduli a queste sue tragiche rivelazioni  e tutti e tutte avevamo difficoltà a crederci in quanto mostrava  una grande vitalità e spesso anche una realistica ironia provocatoria.  L’ho sentito al telefono durante la primavera scorsa e malgrado la sua condizione di vita stessero precipitando mai a perso la sua voglia di vivere, pensare, lottare e giocare con una saggia  intelligenza esistenziale, come si evidenzia da questo testo sopra riportato (all’amico maestro di vita e di  socialità , pino de march).

promuove evento:
Comuni mappe – libera comune università pluriversità bolognina
associati zona ortiva – bolognina 


info: 



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APPENDICE:


DONAZIONE DEL CORPO PER LA RICERCA MEDICA
Chi si occuperà del nostro corpo dopo la morte?
Perché è così importante sapere come sarà trattato il nostro corpo?
A chi delegheremo il compito del destino del nostro corpo cadavere?
Queste sono le domande assillanti che ci poniamo quando ci troviamo in avanzata età. Non ci fanno più dormire sonni tranquilli non sapere che fine faremo. Per chi ha una famiglia dei figli è più semplice, saranno i nostri eredi ad assumersi la responsabilità di comunicare le volontà per sentito dire o per conoscenza del proprio de cuius sul destino del proprio corpo, ma chi non ha nessun familiare come farà se non ci pensa a prendere delle decisioni in vita?
Per la cremazione infatti funziona proprio così: il familiare di primo grado, se non c’è vanno bene anche i gradi seguenti, fa una semplice dichiarazione di fronte al funzionario del Comune in cui sottoscrive che il parente in vita aveva espresso la volontà di essere cremato e l’autorizzazione alla cremazione viene concessa dal Responsabile del servizio immediatamente senza alcuna indagine e accertamento.
Per donare il nostro corpo per studio, che ha un valore altamente altruistico e di solidarietà per coloro che continueranno a vivere, non è sufficiente la dichiarazione del familiare, ma è necessaria l’espressione della propria volontà. Espressione di consenso di donazione del corpo che dovrà avvenire essenzialmente in vita.
Il Comitato nazionale per la Bioetica istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha approvato recentemente il 19 aprile  e pubblicato il 20 maggio 2013 il parere riguardante la “Donazione del Corpo Post Mortem ai fini di studio e di ricerca”
Il parere riguarda la possibilità di destinare il proprio corpo, dopo la morte, sia ad attività di studio e ricerca, sia a quelle particolari attività didattiche di esercitazione di dissezione anatomica rivolta alla formazione medico-chirurgica di studenti specializzandi e specialisti. Secondo il regio decreto ancora in vigore del 31 agosto 1933, n. 1592 chi è solo e non è richiesto da parenti dopo la morte il proprio corpo è destinato alle indagini e ricerca scientifica, infatti l’art.32 del suddetto decreto recita proprio questo:
“Tutti i cadaveri provenienti dagli ospedali sono sottoposti al riscontro diagnostico. I cadaveri, poi, il cui trasporto non sia fatto a spese dei congiunti compresi nel gruppo familiare fino al sesto grado o da confraternite o sodalizi che possano avere assunto impegno per i trasporti funebri degli associati e quelli provenienti dagli accertamenti medico legali (esclusi i suicidi) che non siano richiesti da congiunti compresi nel detto gruppo familiare, sono riservati all’insegnamento ed alle indagini scientifiche.”
Nel rilevare la valenza etica ed altruistica della donazione del proprio corpo il Comitato Nazionale per la Bioetica sottolinea nel parere la non accettabilità etica di quanto previsto nell’articolo citato. La donazione del proprio corpo pur ispirandosi ad un principio di alto tenore altruistico e di solidarietà deve essere espressione di una libera e consapevole decisione del soggetto, pertanto debba essere rispettato il principio del consenso consapevole e informato del donatore e che il silenzio assenso non possa trovare qui alcuna applicazione. In definitiva il soggetto non può delegare né ai familiari né a rappresentanti la destinazione del proprio corpo morto. Il compito arduo dell’Ufficiale dello stato civile è accertare la volontà espressa dal defunto dell’esplicito consenso  naturalmente in vita circa l’utilizzo del proprio corpo non vitale. Solo ed esclusivamente i corpi cadaveri di coloro che in vita hanno espresso il libero consenso possono essere utilizzati per studio e ricerca e insegnamento ai sensi dell’art. 32 del regio decreto sopra descritto.
Muniamoci di carta e penna ed esprimiamo l’esplicito consenso consapevole e solidale del destino dei nostri corpi non vitali: sguardi sui corpi spirati dopo la vita specifica umana che se ne è andata e da quel momento diventa vita comune e sapere sulla vita dello spirato per ritrovare felicità vivente comune.
Marinella Africano

FRAMMENTATE RIFLESSIONI POETICHE E FILOSOFICHE

Materiali per progettare attività di ricerca e conoscenza, pratiche sociali per le prossime quattro stagioni della Comune Accademia
Concatenazioni indignate gioiose di apocalissi
E subito riprende
Il viaggio
Come dopo il naufragio
Un superstite
Lupo di mare
(Allegria di naufragi – Ungaretti) verso il 14 febbraio 1917, inteso nella notte tra il 13 ed il 14



1
Indignazione e passioni gioiose
Dentro l’apocalisse contemporaneo solo l’indignazione, è capace di tradurre le rabbie e le passioni tristi che il sistema coattamente riproduce in percorsi e progetti di metamorfosi gioiose , in empatiche e simpatiche relazioni umane (istituzioni costituenti aggregazioni sociali in senso humiano) perché il continuare ad attardarsi in passive attese di un di là paradisiaco (rassegnazione) , o in un al di qua di attesa di un ritorno a una perduta età dell’oro (ghetti dorati) o incattivirsi in infernali e disperate forme scettiche ciniche pulsioni autodistruttive (chiuse nella loro indifferenza, cinismo, passioni tristi rancorose) o peggio ancora chiudersi in se stessi (narcisismo o edonismo individualista) non ci porta lontano da possibili mutazioni e trasformazioni capaci di affermare vitalità comuni e singolari.
2
Macerie su macerie verso il futuro anteriore

Metamorfosi mito-poietiche generanti mutazioni che ricombinano pazientemente e  
gioiosamente macerie su macerie in forme comuni singolari.
“c’è un quadro di Klee che si intitola Angelus Novus.  Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e la rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.” 
(W. Benjamin, tesi 9 della filosofia della storia)
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Sviluppo contro progresso

Metamorfosi come generazioni di nuove forme valoriali e simboliche, politeiste affermazione di pluralità di valori e di società, erotiche (non intese in senso banale e riduzionista sessuale) pratiche di vita per salvare le cose amate dall’apocalisse capitalista sviluppista e consumista (economica e dietetica) e dal genocidio antropologico.
Il genocidio delle lucciole
“questa riflessione giunge al culmine in articolo destinato ad apparire sul “Corriere della Sera” tre anni dopo, “il vuoto del potere in Italia” (noto come l’articolo delle lucciole”) e che sarà incluso negli scritti corsari insieme ad altri testi …
L’”articolo delle lucciole” scatena un’enorme polemica politica , perché in esso Pasolini inaugura un concetto storiograficamente errato, ma profondamente efficace dal punto di vista euristico (della ricerca o dell’ipotesi assunta come idea direttrice nella ricerca) : quella di “regime democrstiano “, dove regime, naturalmente , non va inteso in senso politologico…..rispondono a questa lettura della realtà politica italiana (in modo polemico) anche molti altri intellettuali (oltre ad Andreotti che rivedica le notevoli trasformazioni avvenute in Italia negli ultimi trent’anni), tra cui Augusto del Noce, Roberto Guiducci nonché Franco Fortini sull’”Europeo”, quasi tutti per manifestare il proprio disaccordo sull’interpretazione della storia italiana e della crisi delle classi dirigenti proposta da Pasolini.
Fin dall’inizio dell’immediato secondo dopoguerra Pasolini aveva intrapreso una dura critica nei confronti del gruppo letterario che si stava raccogliendo attorno a Elio Vittorini e Franco Fortini, giudicando il loro lavoro troppo immediatamente propagandistico sul piano politico, e quindi scarsamente autonomo rispetto alle tendenze neocapitalistiche anche sul piano linguistico: era una resa alle posizioni del neocapitalismo in poesia, una letteratura affetta da sociologismo e rispecchiamento neorealistico, dal rifiuto dell’immaginario, dall’esaltazione del nuovo e della nuova società industriale.
“nei primi anni sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua […] sono cominciate a scomparire le lucciole.
Il fen