LIBERTINISMO FRANCESE

LIBERTINISMO FRANCESE COME PONTE TRA ORTODOSSIA SCOLASTICA E ILLUMINISMO
 Cyrano de Bergerac
           
Ad una visione schematica dello sviluppo del pensiero filosofico il “libertinismo” rischia di apparire una corrente decisamente minore rispetto ai grandi movimenti e alle grandi figure che dominano il pensiero del Seicento: Galileo, Descartes, Hobbes, Spinoza, Leibniz. 
Guardando  le cose più da vicino, ci si accorge che il processo di formazione di una nuova immagine del mondo si compie, lungo tutto il secolo, su uno sfondo nel quale il libertinismo svolge almeno in Francia, una funzione non secondaria, se non altro come punto di riferimento polemico dal quale prendere prudentemente le distanze.
Si pone allora il problema di un’esatta comprensione dei caratteri del libertinismo francese, delle sue problematiche teoriche, del suo significato politico e del ruolo svolto all’interno dell’emergente cultura borghese, tra utopia,  confornismo, eresia e  ribellione all’ortodossia cattolica e all’assolutismo monarchico;  e di ricerca del nesso che collega il liberinismo alle posteriori battaglie dei philosophes illuministi.
Nel Seicento ad una non lunga distanza dall’editto di Nantes(1598) , assistiamo in Francia alla nascita di nuovi ordini religiosi ed inziative caritative. Eppure in tutto il secolo sermoni e testi apologetici riflettono l’eco di affanose deplorazioni e confutazioni di molteplici manifestazioni di indifferentismo religioso, di eterodossie dottrinali, di vere e proprie eresie, visioni deiste ed ateiste.
Nota storica sull’Editto di Nantes e gli ugonotti:
 Enrico IV di Borbone, re ugonotto convertito dal calvinismo francese al cattolicesimo (1593), con l’editto di Nantes (1596) proclamò la religione cattolica religione dominante, imponendo la restaurazione del culto cattolico ovunque fosse stato soppresso, ma nel contempo  concesse libertà di culto agli ugonotti, l’eguaglianza dei diritti civili con i cattolici ed una serie di garanzie, tra le quali la più importante fu il possesso di duecento piazzeforti (una di questa la Rochelle);  il processo di accentramento e di consolidamento della monarchia francese si scontrò con le prerogative degli ugonotti; sarà Richelieu a stroncare le loro organizzazioni politiche e militari, sottomettendo la linguadoca ultimo loro focolaio di resistenza. Nel 1685 Luigi XIV, deciso a sradicare dal suo regno ogni dissenso religioso, revocò l’Editto di Nantes ed attuò con le armi la ricattolicizzazione della Francia. Ciò provocò l’esodo di molti ugonotti (circa 200.000) in Svizzera, Olanda, Germania, con grave danno per l’economia,dato che questi era dei provetti artigiani e commercianti.
Libertino
Un termine sempre più frequente, a designare il mutevole volto dell’incredulità, è –libertin-. dall’aggettivo latino libertinus, forma aggettivale di libertus, libertin è, etimologicamente, colui che è stato affrancato, che diventato libero; per traslato, passa a designare chi si pretende emancipato, dall’insegnamento dogmatico, dalle dottrine ortodosse (in particolare l’aristotelismo scolastico).
Nel Cinquecento il termine compare in alcuni scritti polemici di Calvino, a designare gli appartenti ad una setta protestante eterodossa.
Entrato in circolazione come una sorta di ingiuria teologica, esso vede in seguito progressivamente dilatarsi il proprio significato, fino ad indicare l’eterodossia non solo teologica, ma anche sotto il profilo filosofico-scientifico-etico e politico.
Sarebbe dunque impossibile, e comunque fuorviante, tentare una caratterizzazione univoca del libertinismo francese del Seicento: esso non costituì un vero e proprio movimento, ma fu piuttosto un insieme disorganico e mobile di atteggiamenti.
La parola   libertino come epicureo prima, è rimasta nell’uso corrente soltanto a significare “dissoluto”, “vizioso”: una connotazione dispregiativa che le deriva dagli oppositori polemici del libertinismo sulla scia delgi scrittori e filosofi medievali della scolastica in particolare tomistica, interpretando le tesi  epicuree come quelle  libertine secondo cui – il piacere è l’unico bene – come qualcosa di riprovevole per una certa ortodossia.
In realtà libertino significò nel XVII secolo –libero pensatore – e per libertinismo l’insieme delle dottrine e degli atteggiamenti che specialmente in Francia, letterati, magistrati, politici, fiolosofi, poeti e moralisti, ai quali si deve la critica delle credenze e superstizioni tradizionali religiose e popolari, delle imposture religiose monetiste e della preparazione e l’avvio successivo dell’illuminismo
Nota storica filosofica sugli illuministi:
Illuminismo:  movimento culturale e filosofico del XVIII sec. che si propone di rischiarare la mente di tutti gli uomini per liberarli dalle tenebre dell’ignoranza, della superstizione, dell’oscurantismo attraverso la conoscenza e la scienza. E’ spesso collegata alla prospettiva illuminista l’idea che l’ignoranza e la superstizione siano diffuse e mantenute nel popolo da chi detiene il potere per dominare le coscienze e tenere soggiogati i sudditi; l’emancipazione intellettuale diviene così anche emancipazione politica; sono stati considerati tali per certi aspetti anche i filosofi  greci: gli scettici, gli stoici e soprattutto  gli epicurei. Epicuro, si proponeva di liberare gli uomini dalla paura degli dei e della morte conducendo una critica della religione in nome della ragione; per questo è stato indicato come il grande illuminista dell’antichità. Ed anche per questa ragione sono stati considerati  tra filosofi di riferimento dei libertini francesi.
Le  critiche libertine rimasero in parte sotterranee, cioè rimase affidata ad una serie di scritti, conversazioni private, della quale si conserva traccia nella letteratura anonima e clandestina del Seicento.
Furono  sempre esercitata sul presupposto che restassero appannaggio di pochi, di una aristocrazia di dotti, per non mettere in pericolo, con la loro diffusione, istituzioni e costumi indispensabili all’ordine sociale. Il libertinismo rimase una filosofia radicale nella sfera privata che non investirà che minimamente la sfera pubblica.
In questo il libertinismo si lega alla cultura del Rinascimento in antitesi all’illuminismo che ha come programma la diffusione della verità tra tutti gli esseri umani.
Il libertinismo è per alcuni aspetti un movimento culturale che resta composito non univoco su posizioni conformiste ma anche utopiche.
Prenderò in considerazione le posizioni più utopiche e radicali  di questo movimento di critica all’ortodossia dogmatica religiosa e filosofica:  del Vanini, di Thèophile de Viau, Saint-Evremond, Cyrano de Bergerac,  ma non trascurerò di parlare dei libertini déniasés –disincantati e complici conservatori dell’emergente assolutismo politico come La Mothe Le Vayer, Naudé, Gassendi, Patin.
L’affermazione del libertinismo in Francia
Il libertinismo è filosoficamente importante come episodi di quella lotta per l’affermazione della ragione e della sua autonomia di giudizio nel dominio morale, politico, etico, religioso oltre che scientifico, ma anche per chiarire il concetto stesso di ragione.
Trova il libertinismo la condizione principale del proprio sorgere nella prevalenza politica che il cattolicesimo aveva acquistato nei paesi latini, con il suo seguito di intolleranza, condanne a morte, roghi di scritti e di  filosofi, monaci considerati eretici, di donne saggie considerate streghe. Persecuzioni e torture contro chiunque  venisse  additato dagli inquisitori del tempo come nemici dell’ortodossia cattolica, con la complicità dei sovrani dei vari stati assoluti.
Essi si rifanno ai pensatori del naturalismo rinascimentale Bruno e Campanella (XV sec), al naturalismo dei filosofi medievali della scuola di Chatres (X-XII sec), all’aristotelismo rinasimentale di Averroè e Pomponazzi. Alle sette eretiche del XII sec. e al monaco eretico Gioacchino da Fiore fondatore del libero pensiero,   ai materialisti dell’antichità Epicuro e Lucrezio, allo scettcismo di Pirrone di Elide,
VARIE INFLUENZE
Scuola di Chatres (Francia)
Il fondatore della scuola della cattedrale di Chatres X sec. è il monaco e filosofo  Fulberto (morto nel 1028)
Il secolo XII ci offre anche, in taluni indirizzi filosofici, l’esempio di un nuovo interesse per il mondo della natura; ed anche in questo caso il risultato di questo interesse è il riconoscimento di una più estesa autonomia della natura nei confronti dello stesso creatore (aspetto della scolastica del XII sec.).
I temi di filosofia naturale, che i filosofi di Chatres preferirono, sono molto semplici e tutti si riconnettono al tentativo di Abelardo di inserire il Timeo platonico sul tronco della teologia cristiana.  Abelardo aveva identificato la platonica anima del mondo con lo Spirito Santo; oltre a questa identificazione essi identificarono pure l’anima del mondo con la natura.
Con ciò la natura diventa la forza motrice, ordinatrice e vivificatrice del mondo; e questa azione acquista una dignità ed una forza autonoma.
La natura è detta la forza universale (vigor universalis) che non solo fa essere ogni singola cosa ma la fa essa, quella che in particolare  ella è.
…viene personificata ed esaltata la natura come figlia di Dio, la generatrice di tutte le cose, l’ordine, lo splendore e l’anima del mondo.
Ma l’importante è che, riconosciuta alla natura questa dignità, si rende possibile riconoscerle anche una certa autonomia; si  rende così possibile spiegare la natura con la natura;  ed i filosofi di Chatres utilizzando le fonti classiche (Cicerone) e patristiche ricorrono volentieri a dottrine epicuree e stoiche  per le loro spiegazioni cosmologiche.
Ovviamente l’utilizzazione di dottrine così eterogenee- platonismo, epicureismo, stoicismo, mescolate con la teologia abelardiana dà luogo a condizioni concettuali eterogenee e confuse, ma per alcuni versi intuizioni anticipatrici  di future visioni rinascimentali e moderne.
Un indirizzo deciso a fare conto sempre maggiore della natura e dell’uomo, anche se la natura e l’uomo  vengono concepiti non in opposizione al trascendente, ma come manifestaizone del trascendente .
La scuola di Chatres e il suo indirizzo era preparata dal secolo precedente, da una certa ripresa delle conoscenze empiriche-scientifiche e  dal contatto con gli arabi.
Il ponte culturale medievale, cristiano-platonico, con gli arabi
Costantino Africano, nato a Cartagine, dopo essere stato in Egitto,  nel 1060 arriva a Salerno nella più importante scuola di medicina del tempo, e lì tradusse dall’arabo e dall’ebraico, i testi dei medici greci –Ippocrate e Galeno- e i testi del medico ebraico Isacco.  Richiamando  l’attenzione sulla teoria atomista (Leucippo, Democrito, Epicuro, Leonizia, Lucrezio)  non  solo per quanto riguarda la fisisca materialista ma anche l’etica della felicità.
INFLUENZE ERETICHE
Gioacchino da Fiore
Abate –nato a Dorfè –Cosenza -1145-
Fondò il cenobbio di San Giovanni in Fiore.
Le sette ereticali del secolo XII condividono tutte le credenze di un’imminente e finale rinnovamento del mondo che essi designano come l’avvento del regno dello Spitito Santo.
L’interesse fondamentale dell’opera di Gioacchino è il suo messaggio profetico.
Dalla sua visione della storia egli trae l’annuncio di un rinnovamento imminente – l’avvento del Regno dello Spirito Santo.
Ma la sua visione della storia è fondata su un concetto di Trinità cristiana.
Filosofia della storia di G. da Fiore
Insiste sull’autonomia e distinzione delle persone divine, per fondare la distinzione delle tre grandi epoche storiche e per dare rilievo alla terza, che è quella imminente e futura del Regno dello Spirito.
L’unità di Dio non dev’essere intesa in modo che annulla la diversità delle persone: non si comprenderebbe, in questo caso, la diversità delle opere e delle epoche storiche e mancherebbe ogni fondamento alla speranza di un’epoca di giustizia e salvezza.
Alle tre persone della Trinità corrispondono le tre grandi epoche della storia.
Il primo dei tre stati è quello che si svolse sotto il dominio della Legge del Padre, quando il popolo del Signore, ancora un po’ infante, serviva sotto gli elementi di questo mondo, incapace di raggiungere la libertà dello Spirito, destinata a sfolgorare quando fosse apparso Colui  che disse: se il figlio vi avrà liberati, sarete veramente liberi.”
Il secondo dei tre stati è quello del Vangelo, e tuttora perdurante, in libertà senza dubbio, se confrontato con lo stato precedente, ma non in libertà se si pensa all’avvenire.
Il terzo stato –alla fine del XII sec.  non sotto il velo opaco delle lettere, benesì nella piena libertà dello Spirito.
1 stato – il vecchio testamento – il Padre-  il servaggio – il flagello- il timore – la conoscenza
 2 stato – il nuovo testamento – il Figlio – servitù filiale  -una certa libertà condivisa con il padre – l’azione-la fede- la sapienza
3 stato –  pienezza dell’intelligenza – inizio della piena libertà – la verità – contemplazione.
Naturalismo rinascimentale
Particolarmente rilevante sul libertinismo fu l’influenza di Nicolò Machiavelli, Campanella, Bruno.
Per il naturalismo rinascimentale
A)    L’uomo non è ospite provvisorio della natura, ma un essere  naturale
B)   La natura non è un’opera sbiadita di un mondo ideale, ma una realtà piena, un’immenso serbatoio di forze vitali di cui l’uomo è partecipe e in cui si incarna la potenza di Dio, che in esso trova una sua manifestazione e una sua sede
C)   L’uomo come essere naturale, ha sia l’interesse che la capacità di studiare la natura
Questo naturalismo si  concretizza nella magia e nella filosofia della natura di Telesio, Bruno e Campanella.
Giordano Bruno e il libertinismo
Giordano Bruno filosofo nomade per l’Europa
Nato 1548
Nel corso di una vita errabonda tragicamente  conclusasi  a Campo dei Fiori – Roma -il 17 febbraio 1600 ove fu arso vivo;
 tra il 1581 e il 1586, registriamo due soggiorni a Parigi, dove pubblicò opere importanti, tra le quali la commedia il Calendaio (1582) e scritti di argomento magico.
L’oper adi Bruno era nota in Francia, e questo è documentato dalle puntigliose confutazioni delle sue tesi da parte del gesuita Mersenne “l’impiétè des deistes”. Ciò che Mersenne combatteva in Bruno era soprattutto l’integrazione dell’astronomia copernicana in una visone cosmologica che recupera temi dell’antico pensiero greco, soprattutto del filone atomista.
Mersenne (filosofo gesuita )fu tra i protagonisti di un tentativo di integrazione ed addomesticamento della nuova scienza all’interno delle prospettive riduttive dello spiritualismo cristiano, che caratterizzò larga parte della cultura –ortodossa – del Seicento francese.
Si spiegava allora la necessità di prendere le distanze dalla visione bruniana dell’universo infinito, nel quale intorno a molteplici soli, ruota una sterminata pluralità di mondi –di un universo materiale ed eterno -sotratto ad ogni provvidenzialismo, animato da un’intrinseca forza vitale.
A tale sorta di panteismo s’accompagna in Bruno la considerazione (antropologica) delle credenze religiose come mito, del quale il sapiente si affranca in virtù della raggiunta comprensione razionale del tutto.
Diventa quasi il simbolo di un pensiero “empio”, da cui il filosofo cristiano deve prudentemente guardarsi; Bruno eserciterà sotterraneamente una larga influenza su quegli intellettuali del movimento libertino che si battevano contro il dispotismo religioso.
Nota:
dispotismo:  governo assoluto della chiesa esercitato senza nessun rispetto per le regole ed una pluralità di visioni del mondo filosofiche e teologiche.
la critica dell’ortodossia cattolica da parte libertina
La critica dell’ortodossia cattolica, nei nuovi diversi aspetti, costituisce uno dei punti centrali delle tematiche libertine.
Le dottrine eterodosse, che vengono in tal modo a definirsi, sono lungi dal costituirsi  in una prospettiva unitaria.
La rivendicazione di una religione ‘naturale’ e l’anticlericalismo conseguente alle contese  religiose.
Giulio Cesare Vanini, nato in Puglia nel 1585, uno dei tramiti tra l’aristotelismo rinascimenta le padovano del Pomponazzi e la cultura  nascente libertina in Francia.
Frate carmelitano, egli aveva studiato a Napoli, Roma, Bologna e Padova.
Conquistato  come il Bruno alla concezione naturalistica dell’universo copernicano e all’interpretazione politica del Machiavelli e del Pomponazzi delle religioni come strumento di conservazione e di dominio politico, averva lasciato l’Italia percorrendo mezza Europa. Nel 1615 in Francia pubblicò-Amphiteatrum aeterne providentia-.Anfiteatro dell’eterna provvidenza.
 Nel 1616 pubblica sempre in Francia -De admirandis naturae arcanis-  dell’osservazione degli arcani della natura.
A Tolosa, la città in cui viveva facendo il precettore, fu  accusato di corrompere i giovani con dottrine eretiche, e condannato al rogo per ateismo.
La condanna al rogo fu eseguita, tra atroci supplizi, nel 1619.
La prima delle opere- Amphiteatrum aeterne providentia- riprende  la concezione di una natura il cui ordine ‘immutabile e divino’ dà ragione di tutte le cose, inclusi i miracoli (all’interno della natura e delle sue leggi immutabili ci sono tutte le spiegazioni sia per gli eventi materiali che spirituali).
I n -de admirandis naturae arcanis – presenta invece in forma discorsiva una serie di discussioni tra l’autore ed un discepolo sui problemi di fisica e di teologia, tra i quali particolare importanza rivestono l questioni del rapporto tra Dio e il mondo, e della natura delle religioni (natura anche per lui politica, che si inquadra come impostura religiosa).
Nota : Impostura: attitudine all’inganno e alla menzogna
Le dottrine del Vanini non sono più audaci di quelle di Pomponazzi o di Cremonini, ma la congiuntura politica –culturale era profondamente mutata: le medesime dottrine che questi intellettuali avevano professato senza rischio alcuni anni prima, ora sono la causa della condanna a morte dell’ex monaco senza protezione e legami influenti.
Il rigoroso razionalismo della scuola padovana, il cui intransigente aristotelismo aveva fatto piazza pulita delle interpretazioni tomistiche (aristotelismo scolastico) e del primato della teologia sulla filosofia.
Al libertinismo seicentesco Vanini trasmetteva in uno stile divulgativo e brillante, la rivendicazione di un’indagine filosofica sottratta a ipoteche teologiche.
L’immagine di un mondo governato da leggi inflessibili, di una natura intrinsecamente animata, da un principio di vita di un mondo nel quale è integralmente inserito l’umano, la cui anima, frammento dell’anima cosmica, torna ad immergersi, al disgregarsi del corpo, nella vita universale (e cosmica).
Quanto alla compatibilità di tali affermazioni con una prospettiva cristiana (scolastica) Vanini è fermo, come i maestri padovani nel distinguere il piano dell’indagine razionale da quello della rivelazione.  Ribadisce  la separazione tra verità della fede e quelle della ragione, riprendendo l’immagine  del fendente rasoio del  filosofo inglese Ockam, che tiene separato le verità della fede da quelle della ragione.
Il filosofo non può indietreggiare di fronte alle proprie conclusioni, alle verità dogmatiche potrà egli credere soltanto sul piano della fede.
L’Antibigot
La problematizzazione del nesso ragione-rivelazione ritorna, assai diversamente risolta, nell’antibigot (quartine dei deisti).
Si tratta di un’esposizione popolare dei temi di una religione naturale, il cui centro unificatore risiede nella fede in un dio della ragione, eterno ed immutabile (immanentismo cosmico).
Ad essa si connette strettamente una polemica antisuperstizione ed anticristiana, che attinge direttamente i propri argomenti al -Colloquium heptaphomeres- del filosofo politico Jean Bodin.
Un testo che circolava anonimo dagli anni delle guerre di religione, e nel quale consapevolmente si delineava  di fronte alle pretese inegraliste delle diverse ortodossie, l’ideale di tolleranza proprio della nuova intellettualità borghese.
Sulla scia dell’aristotelismo padovano,  i testi di Vanini ci presentano un modo nel quale la presenza della divinità tende a risolversi nel pieno di un radicale immanentismo.
Diverso esito raggiunge l’aristotelismo nei Quatrains (Quartine deiste dell’Antibigot, dove il ricordo preciso della concezione di Dio – come pensiero del pensiero- si traduce nell’esasperazione del motivo della trascendenza di Dio rispetto al mondo: l’eredità del pensiero classico, lungi dal celare Dio  nella natura, né proietta lontanissimo l’immagine, su uno sfondo inattingibile di compiuta perfezione.
Ciò comporta il rifiuto di ogni antropomorfismo, e più radicalmente di ogni forma stanca di religione: le religioni positive (o inventate)  vengono  definite esplicitamente come strumento di potere.
La prospettiva deista (dio nella natura, e non fuori di essa) mette capo ad un appello alla tolleranza: le contese tra le diverse confessioni, vanno superate in nome dell’adorazione dell’immobile causa prima – alla quale ognuno può risalire con la sola grazia (dono) della ragione.
Machiavelli e il libertinismo
Machiavelli (1461-1527)
Religione come instrumentum regni come strumento di potere al serivizio dei dominati di turno
Basterà qui ricordare che, nelle pagine del Principe, e più estesamente in alcuni capitoli dei – Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio- , la religione appare come vincolo sociale: assicurando la coesione morale dei cittadini o dei sudditi, essa costituisce il più saldo puntello al potere; è dunque strumento di dominio, come ben sanno legislatori e sovrani.
Dopo la strage degli Ugonotti (protestanti francesi)  -notte di San Bartolomeo (1572) da parte della reggente  Caterina dei Medici – regina cattolica ed ortodossa, viene mossa ripetutamente l’accusa di aver fatto propria la mancanza di scrupoli di cui parlava  il Machiavelli nel suo Principe, considerato il teorico di un radicale immoralismo politico.
Nonostante la diffusa esacrazione, e in parte attraverso di essa, Machiavelli esercitò una profonda influenza sul pensiero politico francese del  XVII sec.
In particolare, l’interpretazione politica del fatto religioso costituisce l’imprescindibile punto di riferimento per il tema dei libertini radicali ed utopisti  – dell’impostura religiosa. Dall’altro verso anche di un  conservatore libertino come Nandé  bibliotecario di Mazarino.
Nandé uno dei rari scrittori francesi di cose politiche,   libertino e conservatore, difese esplicitamente il massacro degli Ugonotti  – la strage della notte di San Bartolomeo -1572 – in una sola notte a Parigi vennero  uccisi più di tremila Ugonotti,  su comando della regina cattolica Caterina dei Medici, che vedeva negli Ugonotti calvinisti francesi non solo un nemico e concorrente religioso e politico, ma soprattutto un pericolo per la dissoluzione dello stato, del potere e del privilegio delle classi aristocratiche. Gli Ugonotti rappresentavano piuttosto i rappresentanti di una nuova borghesia delle arti e mestieri,  mercanti,  nobili, magistrati, intellettuali e contadini umiliati dall’aristocrazia terriera. 
L’aristotelismo rinascimentale            
Particolarmente rilevante sul libertinismo fu l’influenza dei filosofi : Averroè e Pomponazzi
La storiografia tradizionale, per lungo tempo, ha visto in tale movimento una sorta di residuo medievale; solo oggi si  riconosce  invece i caratteri originali e storicamente innovatori.
Secondo Kristeller, si configura come aristotelismo antiscolastico opposto all’aristotelismo scolastico; una tipica espressione filosofica del Rinascimento assieme al naturalismo.
Il centro geografico del nuovo aristotelismo è Padova, in cui si era cominciato a studiare Aristotele fin dal XII sec., sulla base del commento dle filosofo arabo Averroè, e dove si erano scontrate le opposte correnti aristoteliche del Tomismo e dell’Averroismo.
Le nuove tendenze filosofiche e gli indirizzi speculativi, emmersi nel Quattrocento avevano determinato l’esigenza di scoprire il – vero ed  empio –Aristotele: da ciò la ricerca di testi originali e di commentari ritenuti più fedeli ad essi, soprattutto Alessandro di Afrodisia (II-III sec.) e Simplicio (VI sec. d.c.).
Scartata l’interpretazione ortodossa di Tommaso d’Aquino che rimase patrimonio dei Domenicani e della Chiesa in generale, l’aristotelismo militante si spaccò in due tronconi: averroisti e alessandristi.
Entrambi  le correnti presentano una medesima mentalità naturalistico-razionalistica, portati vedere nella natura il campo privilegiato della filosofia e nella ragione l’unico metodo della ricerca.
Si mostrano aperte anche alle suggestioni rinascimentali e platoniche sulla dignità e nobiltà dell’uomo.
Un’altra affinità – è la radicale separazione tra campo della fede e campo della ragione, a cui si collega la teoria della doppia verità (Ockam).
Secondo Kristeller però partendo dall’idea ad esempio che l’anima non possa sopravvivere al corpo –può essere più probabile – ma non assolutamente certa secondo la ragione ed Aristotele, per quanto l’idea opposta debba essere accettata per fede.
Vero o falsa che fosse questa doppia verità aiutò a porteggere  molti filosofi dagli inquisitori ecclesiastici.
POMPONAZZI
Nasce a Mantova -16-9-1462
Insegnò a Padova e Bologna, dove morì nel 18-5-1525
Il suo testo più noto è sull’immortalità dell’anima  e su questo testo incontrò l’attenzione dei libertini
L’intento del Pomponazzi è quello di mostrare che il mondo ha un ordine razionale necessario.
In Aristotele egli vede il filosofo-scienziato che ha escluso l’intervento diretto di Dio e di altri poteri soprannaturali nelle cose del mondo stesso, un puro sistema razionale dei fatti.
In un’altra opera minore gli- INCANTAMENTI  -egli nega la realtà dei fatti eccezionali e miracolosi, che sembrano testimoniati dall’esperienza.
Ci sono incantesimi, magie, stregonerie, miracolosi effetti di piante e pietre ecc.; ma tali effetti non sono ‘miracoli’ nel senso di essere contrari alla natura e fuori dall’ordine del mondo; si dicono ‘miracoli ‘, non  nel senso  di essere contrari alla natura e fuori dall’ordine del mondo; si dicono miracoli perché accadono raramente e a lunghi intervalli  di tempo.
In realtà sono fatti naturali, che si spiegano  in base all’ordine necessario della natura e precisamente dell’azione degli astri. (questo particolare influsso astrale lo riteneva anche Vanini, il quale anche lui pensava che le alte e basse maree fossero determinate dall’influsso della  luna, e  non dall’interno stesso del mare come pensava ancora Galileo)
Miracoli ed incantesimi, sono dovuti all’influenza dei corpi celesti, e rientrano nell’ordine naturale del mondo.
Pomponazzi poi provvede prossima la fine di questa fede  religiosa.
Anche l’attività spirituale dell’uomo è inclusa nell’ordine naturale del mondo (Leucippo filosofo materialista antico sosteneva che non c’era nulla fuori dalla fisica –o natura)
SULL’IMMORTALITA’ DELL’ANIMA
  L’anima non può esìstere ed operare senza il corpo:
a)    L’anima sensitiva ha bisogno del corpo sia come soggetto, giacchè ha bisogno di organi corporei (orecchi, occhio ecc.), sia come oggetto, perché può percepire solo cose corporee.
b)    Anima intellettiva – non ha bisogno del corpo come soggetto, perché non ha organi corporei, ma ha bisogno del corpo come oggetto, perché non può conoscere se non le cose corporee della quali è mossa ad intendere.
c)    L’intelligenza angelica –non  ha bisogno, del corpo né come soggetto né come oggetto; ma l’anima umana non può diventare angelica.
Se l’anima umana è inseparabile dal corpo, la sua immortalità diventa dubbia, e in ogni caso impossibile a dimostrarsi.
Tesi dominante ortodossa tomista e scolastica :
È dimostrabile  l’imortalità dell’anima 
poiché
L’anima è una forma pura, autonoma ed incorporea, e in quanto tale non può separarsi da sé stessa e corrompersi
È per Tommaso e per la scolastica un preambolo razionale della fede
Tesi eterodossa di Pomponazzi accolta dai libertini.
E’ indimostrabile l’immortalità dell’anima
poiché
l’anima è inseparabile dal corpo, della quale ha costitutivamente bisogno, diversamente  
            e’ un dogma
cioè  una verità che si deve accettare per fede
LA VITA MORALE NATURALISTICA E RAZIONALE DELL’UOMO SENZA FEDE
Per Pomponazzi non si annulla con questa tesi di mortalità dell’anima –la vita morale dell’uomo, perché questa vita è garantita dalla condizione naturale dell’anima stessa.
Se non c’è un premio o un castigo nell’altra tomba non significa che la virtù non abbia un premio e che il vizio non abbia un castigo.
Il premio essenziale della virtù è la virtù  stessa, che rende l’uomo felice.
La pena del vizio è il vizio stesso, che lo rende misero ed infelice.
La vita morale è così riportata nell’ordine nautarale delle cose, e per la sua giustificazione non serve appellarsi al soprannaturale.
Secondo le affermazioni più recenti tali affermazioni non sono legate alla doppia verità, a mò di Ockan e Scoto, ma suggerite  da una visione naturalista e razionalista che la mortalità, è più probabile secondo la ragione e secondo Aristotele, per quanto l’immortalità resti un dogma di fede, che ogni credente può  accettare per fede.
L’Aristotele di Pomponazzi si configura come netta rivendicazione dell’autonomia dell’indagine filosofica , come sapere laico, in polemica aperta con le pretese egemoniche della teologia.
Questa implica la rottura con il pregiudizio religioso, con la pretesa centralità della teologia, con ogni aristotelismo di compromesso. Da ciò derivano delle concezioni eterodosse, destinate ad avere fortuna nel Seicento francese.
Un’immagine di un mondo governato da una necessità che non lascia spazio a eventi miracolosi, e nel quale il preteso miracolo viene riassorbito in una complessa trama di cause naturali.
Libertino utopista poeta
Théophile de Viau
Il poeta  che è apparso ai posteri come  il simbolo del libertinismo utopico e radicale dei primi decenni del XVII sec.
Nato nel 1590 da famiglia protestante (calvinista –ugonotta), il poeta era l’esponente più prtestigioso di un gruppo di letterati in fama di libertini, legato ad ambienti della  corte, a cui fu vicina la stessa Anna d’Austria.
Fu ripetutamente il bersaglio delle ire del partito clericale, condotta in prima persona dall’ordine dei gesuiti: il gesuita Francois Garasse, rivolgerà   contro il poeta il virulento pamphlet –le dottrine curiese de beaux esprit des temps-.
Negli stessi anni un altro  padre gesuita che sarà tra i protagonisti del “rinnovamento” del pensiero filosofico e scientifico,  come tentativo di  restaurazione dell’ortodossia , scrive una serie di opere contro la magia, la cabala, l’occultismo, ma altresì contro gli atei, i deisti e i pirronaini.
Nota filosofica: i deisti
Deisti sono spesso considerati dalla chiesa i libertini:  i deisti erano un movimento filoosofico che si affermò nei sc. XVII-XVIII; di origine inglese, si diffuse in Francia ed in Germania; nel XVI sec. la parola –deismo- si contrapponeva ad ateismo designando semplicemente la posizione di crede nell’esistenza di Dio;  la tesi principale del movimento deista è che si deve pensare Dio solo con gli attributi che ci indica la ragione naturale, prescindendo da qualsiasi rivelazione e rifiutando delle religioni storico-confessionali (date) tutto ciò che non si accorda con la semplice ragione; il deismo si fonda sull’opposizione tra religione natutrale o razionale (universale) e religioni positive o storiche (particolari). Tutte le religioni positive devono passare al vaglio della religione naturale –razionale in modo da far emergere  errori e assurdità di cui nessuna è estranea.
Mentre si svolge il processo a Thèophile, Parigi è messa a rumore dalla misterisa presenza della setta segreta (luterana di origine germanica) dei  Rosa Croce.
Nello stesso tempo si diffonde  anonimo, il poema l’Atibigot.
Infine nel 1624 si ha un clamoroso terntativo, subito stroncato dalle autorità, di pubblica discussione, di tesi – contro i seguaci di Aristotele (i seguaci di un Aristotele  ricondotto all’ortodossia cattolica).
Bandito da Parigi nel 1619, fu nuovamente denunciato nel 1623, in occasione della pubblicazione –ad opera di due editori parigini – di una raccolta di carmi libertini dal titolo – Le Parnasse des Poètes satyriques.
La pubblicazione pur avendo diversi precedenti fu considerata scadalosa.
Ingiustamente accusato di aver promesso l’iniziativa,  Théophile fu imprigionato e trattenuto in carcere fino al 1625: rimesso infine in libertà, morì nel 1626.
La sua opera è lungi dal contenere una coerente sistema dottrinale;
tuttavia rivela alcune affinità con il naturalismo rinascimentale italiano, i cui spunti vengono rivissuti nell’ambito di una sensibilità volta essenzialmente al problema morale.
La natura è sorgente eterna di vita;
l’uomo è immerso in essa prima che le convenzioni sociali stabiliscano una serie di falsi valori;
e ad essa deve fare ritorno se vuole recuperare una dimensione di autenticità.
Vivere la propria vita con immediatezza, valere per quel che si è, insaturare un comportamento (una relazione) che rispecchi la nostra natura di esseri terrestri;
esso  è carico di echi lucreziani (de rerum natura, uno dei testi  antichi  più poetici (etico-fisici-.estetici) , prefigurativi di una moderna visione –geosofica- della natura  e della natura umana) nel vagheggiamento della felicità della vita animale e della melanconica meditazione sulla morte, sentita come cessazione totale dell’essere  (senza infingimenti metafisici  ) che diventeranno quasi un luogo comune della posteriore lirica  libertina: Dehénault (1616-168)  e di Madame Deshomlères (1637- 1694)
LIBERTINI CONSERVATORI E DISINCANTATI E SUDDITI DEL POTERE ASSOLUTO
La spregiudicatezza di questi filosofi libertini del disincanto  -déniasés – disincantati -come essi amano definirsi, appartenenti a ceti dell’alta aristocrazia e borghesia.
Essi sono diventati i sudditi fedeli di un potere assoluto seppur desacralizzato dopo trent’anni di  guerre di religione, che non si pone più in modo ‘laico’,  come arbitro, al di sopra  di esse, al fine di garantire  la tolleranza religiosa, come lo era stato nei primi decenni del XVII secolo;
il potere assoluto figura sempre più come conservatore, riferimento della stessa Lega della grande nobiltà terriera e della gerarchia cattolica che si accostano prima al principe fino a loro avversato (Enrico IV), in quanto ugonotto e poi a tutti gli altri e le altre  sovrane che lo seguiranno, per timore che  una serie di agitazioni contadine, nelle quali il malcontento popolare per le lunghe guerre aveva assunto un aspetto di rivendicazione antifeudale; e  rendeva preferibile un compromesso con la monarchia assoluta al rischio di prospettive sovversive e di messa in discussione dell’ordine sociale.
Le lotte contadine sono presenti in tutta Europa, e gli atteggiamenti da tenere nei confronti  di esse aprono contraddizioni anche all’interno della  stessa borghesia emergente, nemica da un lato di una certa feudalità terriera rappresentata dalla monarchia assoluta  ma anche  spaventata  da un possibile cambiamento sociale;  tali contraddizioni non sono presenti solo tra i conservatori libertini francesi, che li vede ora  a favore della monarchia  assoluta e dello status quo  e altri libertini,  pochi contro di essa; la stessa cosa accade in Germania che vede da un lato Thomas Muenzer, monaco tedesco e altri del basso clero  sostenere le insurrezioni contadine e le loro aspirazioni ugualitarie,  mentre dall’altro lo stesso Martin Luther, riformatore e compromessa figura di rappresentanza  della borghesia emergente schierarsi  contro questa insorgenza  sociale e a sostegno dei principi regnati. Lo stesso atteggiamento della chiesa riformata tedesca l’ha  avrà anche contro le donne sagge o streghe perseguitate e bruciate ovunque non solo  nei paesi cattolici ma anche in quelli nordici riformati.
Libertimi sudditi fedeli del potere assoluto:
1)    La Mothe Le Vayer è precettore del principe ereditario
2)    Naudé è bibliotecario di Mazarino
3)    Gassendi compie la propria carriera ecclesiastica e accademica sotto l’auspicio di personalità vicine al cancelliere Richelieu
4)    Patin, è medico del Collège Royal
Libertini ben inseriti nell’assolutismo statale, pronti ad affermare  l’esaltazione del libero pensare, la liberazione dai pregiudizi e dal conformismo religioso e sociale, ma nello stesso tempo nutrono disprezzo per le masse incolte e bigotte.
Pronti a difendere il diritto ad una libertà di giudizio nel privato che spezza i canoni delle opinioni correnti, e nello stesso tempo  a tenere un’adeguamento esteriore alle consuetudini sociali.
Le loro analisi  ormai al limite dell’ortodossia vengono sviluppate all’ombra e con la protezione del potere assoluto;
del resto sono  caratteristiche comuni di questi libertini eruditi e conservatori il disprezzo del volgo illetterato, la chiusura elitaria, la convizione che soltanto a  pochi sia dato raggiungere una cosiderazione della realtà che sarebbe politicamente e socialmente pericolosa estendere alle masse plebee.
Da questa nuova forma di libertinismo conservatore – di seconda generazione, è significativo il riemergere dei toni scetticheggianti dei testi di Montaigne e Charron, nei quali la spregiudicatezza privata si sposava al conservatorismo politico, e si affaccia in loro la teorizzazione del dissidio tra interiorità ed esteriorità, tra libertà privata e conformismo esteriore.
In questi libertini eruditi rappresentanti intellettuali di una borghesia che accetta, come condizione del proprio sviluppo, le strutture del potere assoluto;
che rinuncia a trasferire nella politica l’esisgenza di razionalità, confinando il diritto alla discussione e la libertà di critica nella sfera dell’interiorità.
La carica conservatrice delle argomentazioni volte a dimostrare il condizionamento empirico, e perciò stesso il carattere non assoluto, delle idee religiose e per larga parte solo implicita.
GABRIEL NAUDE’
Libertino conservatore
Ha studiato a Padova, ha compiuto frequenti soggiorni in Italia, diffonde negli ambienti colti francesi le teorie padovane dell’aristotelismo filosofico del primato della filosofia sulla teologia; sviluppa le lezioni di Machiavelli, nel senso di una visione disincantata del potere politico (il primato della politca sull’etica) e l’uso politico della religione come instrumentum regni ;
Esempio tipico di collisione tra libertinismo e potere assoluto.
Lo svelamento, attuato con fredezza quasi cinica, dei meccanismi occulti che regolano la realtà politica, il rifiuto di ogni giustificazione ideale del potere del ‘Principe’ –con il fine che giustifica qualsiasi mezzo –lo smascheramento sistematico dell’impostura religiosa dei quali si sono serviti i potenti, nello stretto nesso necessario tra politica di dominio e religioni positive sono il correlato di un’accettazione preliminare  della logica  del potere-dominio nella sua concezione di politica assolutistica.
La Mothe Le Vayer
Riprendendo diversi spunti di Montaigne, dimostra in una serie di scritti la mutevolezza delle opinioni umane in materia religiosa, l’influenza che l’educazione e la consuetudine esercitano sull’idea stessa che l’uomo si fa della divinità: sottolinea l’utilità politica della religione e il ricorso, da parte dei fondatori di religioni, ad una serie di espedienti, di falsi miracoli, di vere e proprie imposture per presentarsi alle moltitudini con il carisma degli inviati di Dio.
PIERRE GASSENDI (1590-1655)
Conformista libertino
Giudicato in rapporto al più rigido scolasticismo, ‘libertino sui generis’  è apparso agli storici come il tentativo da parte sua di delineare –attraverso un parziale recupero dell’epicureismo – una nuova etica cristiana, aperta al tema della ricerca umana di felicità.
Quella di Gassendi è la figura di grande rileivo all’interno del rinnovamento della cultura ‘ortodossa’ del Seicento.
Canonico e teologo,  particolarmente impegnato sui temi dell’origine della conoscenza e della metodologia scientifica, studioso di fisica e di astronomia, in una serie di opere: de vita et moribus Epicuri (1649), – Animadversiones in decimum librum Diogenes Laertii (1649) in appendice –a Philosophiae Epicuri Syntagma (1658), Syntagma philosophicum (1658).
Gassendi recupera dell’antica filosofia atomistica all’interno della prospettiva dell spirtualismo cristiano (proponendo un addomesticato epicureismo)..
 Sull’epicureismo, negatore del rapporto provvidenziale tra Dio e il mondo, assertore di una moralità indirizzata al piacere, si era stratificata nel tempo la condanna pressochè concorde di teologi e moralisti.
La riabilitazione di Epicuro testimonia quindi in Gassendi una  non comune libertà intellettuale;  essa  gli ha attirato accuse postume di doppiezza e ipocrisia.
Gassendi dipinge in Epicuro un saggio austero e morigerato,  a differenza di chi lo ha presentato negativamente da esponenti di sette rivali.
L’etica epicurea è interpretata nei termini di una morale di equilibrio, tesa al perseguimento di un piacere che è essenzialmente mancanza di dolore, prudente considerazione dei vantaggi e degli svantaggi in ogni godimento;
ricerca di un piacere ‘stabile’, che scarta con ogni cura gli atti che possono arrecare eccessivi turbamenti.
Nel recupero delle dottrine epicuree, quasi universalmente esecrate come empie, egli delinea sul piano etico un cristianaesimo antiascetico, aperto ai temi rinascimentali della ragionevolezza, della misura, di una umana saggezza.
Sul piano fisico prospetta un‘integrazione dell’atomismo antico (Leucippo, Democrito, Lucrezio) tanto congenere alle prospettive della nuova scienza e al tradizionale spiritualismo cristiano.
Nel corso delle sue giovanili battaglie antiscolastiche,  e poi nella serrata polemica svolta contro le cartesiane ‘Meditations mètaphisiques”, egli sviluppa una critica precisa delle pretese dogmatiche della ragione e rivendica il ruolo dell’esperienza nella costruzione del sapere.
Nelle critiche anticartesiane, egli sottolinea  con energia l’origine empirica di ogni rappresentazione, non esclusa l’immagine che gli uomini si fanno della divinità, valendosi spesso di esempi degli abitanti del nuovo mondo.
UTOPISTI LIBERTINI
SAINT-EVREMOND
Contro  Gassendi e la sua interpretazione di Epicuro maestro di rigida morale, contro un epicureismo ridotto a predicazione di saggezza, privo di ogni genuino spunto edonistico e di comprensione di  quella  Eudaimonìa (-bene nella felicità-, di chi è intimamente beato, non della semplice felicità come fortuna ma di chi abbonda di beni materiali-òlbios) . La felicità epicurea consiste anche nel godimento di beni materiali e dei piaceri corporei, purchè l’uomo non se ne rende schiavo, a differenza dei filosofi cinici  e stoici che pensano –la felicità -come imperturbabilità dell’animo distruggendo i beni materiali o privandosi di essi,  dedicandosi solo alla vita virtuosa (a-tarassia). Per gli scettici consisteva la felicità  nella sospensione del giudizio (epochè). 
Per altre scuole filosofiche greche antiche – come i cirenaici e per Aristippo in particolare  la felicità consiste nella ricerca del piacere corporeo prersente e momentaneo, come movimento debole e dolce, in  contrasto con la violenza del dolore;  il loro piacere è distinto da quello epicuereo ritenuto statico, perché  inteso come pratica di equilibrio; mentre il piacere cirenaico  ha una nautura spontanea e finalistica;  al  piacere sensibile associano sul piano della  conoscenza, la certezza sensibile delle nostre sensazioni, emozioni ed impressioni;  Teodoro l’ateo, famoso nell’antichità per aver negato non solo gli dei, anche gli altri valori tradizionali quali l’amicizia e l’amore di patria; per Teodoro la patria di ognuno è il  mondo (tesi cosmopolita condivisa con i  cinici e gli stoici);   lo stesso Aristippo si considerava ospite straniero –xénos-ovunque. Inoltre per lui,  è lecito al momento opportuno rubare per necessità, commettere adulterio per desiderio, e compiere sacrilegi contro gli dei (essere indifferenti agli dei, ai riti e ai culti, perché tutto ciò non è turpe per natura).
SAINT-EVREMOND, nasce nel 1614, letterato ed uomo di mondo, fu punto di riferimento a Parigi, di famosi salotti libertini, come quello di Ninon de Lenclos e di Marion Delorme.
Costretto a lasciare la Francia nel 1661 per alcuni apprezzamenti negaivi su un’opera di un Ministro, riparò prima in Olanda, dove conobbe Spinoza (un altro moderno filosofo bruniano maledetto) , poi in Inghilterra dove morì nel 1705.
La lettera ‘sur la morale de Epicure a  la moderne Leontium, indirizzata a Ninon de Lenclos, e tutta condotta sul filo della polemica contro l’edulcorazione dell’etica epicurea  che caratterizza la lettura di Gassendi e dei suoi epigoni.
 Leonzia era la compagna e filosofa di Epicuro; la scuola epicurea o del Giardino come quella pitagorica ammettevano,  a differenza di altre scuole filosofiche  o dell’accademia platonica,  l’accesso alle donne e agli schiavi; gli avversari degli epicurei  accusarono  il maestro e la scuola epicurea in  forma  maliziosa e misogena, che  Leonzia non fosse compagna e filosofa, bensì una eterea cioè una prostituta.
Dell’epicureismo Saint-Evremond rivendica, accanto all’attenzione per il godimento spirituale, l’aspetto francamente sensuale  ed edonistico;  l’attenzione viene portata anche sul carattere ‘laico’, pagano dell’etica epicurea.
Nonstante la rivendicazione del piacere sensuale epicureo, il filosofo nelle sue opere compie un impoverimento dell’etica epicurea, svincolandola dal nesso che la collega alla fisica atomistica.
Lo sganciamento del problema etico dalla generale interpretazione dell’universo materiale rende così possibile il tradursi di un messaggio morale di rottura nei termini di un raffinato insegnamento di saper vivere utopico e radicale;  messaggio ad uso dei disincantati conservatori protagonisti della buona società mondana  che in ambito scientifico valorizzano ancora tesi pre-copernicane; ma apre a considerazione antropologiche radicali sul ruolo delle donne in filosofia, escluse dalle università,e dalle scuole  ed accademie filosofiche  di tuttà europa dal tempo di Ipazia (V sec. d.c); Ipazia filosofa neiplatonica alessandrina,  perseguitata e uccisa dal nascente fondamentalismo cattolico.
LIBERTINISMO CRITICO DEL PERIODO DELLA FRONDA
Il periodo della Fronda segna nella storia del libertinismo un nuovo punto di rottura.
Alla fine del secolo XVII, tempo in cui l’assolutismo è consolidato a spese delle opposizioni nobiliari e  parlamentari, assume conspevolmente la religione cattolica  come strumento della propria conservazione, e la conciliazione ‘erudita’ di lealismo politico e smacheramento critico delle radici del potere non risulta più proponibile, per il sovrano assoluto gli intellettuali libertini rschiano di dventare testomoni scomodi;
ciò implica che le esigenze razionalistiche della borghesia ascendente, si svilluppino nella seconda metà del secolo XVII, in maniera sotterranea non  più con l’appoggio del potere
ma potenziamente contro di esso.
In questo periodo della Fronda si colloca l’opera di Cyrano de Bergerac, letterato tra i più interessanti dell’età barocca, spesso definito il più ardito dei libertini.
I suoi romanzi filosofici sono:
“Estats et empires de la lune”
“Estats et  empires du Soleil “
Pubblicati una nel 1657  e l’altra nel 1662.
Assumono come punto di partenza la polemica spietata condotta sul filo di una scintillante ironia, contro ogni tradizionalismo, contro la pedanteria e l’oscurantismo, specialmente di marca clericale.
Conquistato alla teoria dell’impostura religiosa, Cyrano de Bergerac  la applica, appena velata dalla tenue veste della funzione romanzesca, alla chiesa del tempo;  celebre nel romanzo lunare,  è la parodia del processo a Galileo, presentato come ennesima macchinazione della casta sacerdotale per imporre alle moltitudini una verità prefabbricata.
Partigiano del Copernicanesimo Cyrano  recepisce  la nuova astronomia sotto il profilo della concezione bruniana dell’universo infinito e della pluralità dei mondi; 
l’universo è per lui un immenso organismo, dotato di intrinseca animazione.
Su questo sfondo si inserisce la lezione di Gssendi di cui fu allievo; nella ripresa dell’atomismo viene a cadere il tentativo del maestro di espungere (espellere) le punte anticristiane della prospettiva epicurea fatta da Gassendi;
cadono il tema della creazione degli atomi dal nulla (rifiuto dell’ex nihil biblico e la riaffermazione degli atomi ingenerati e incorruttibili, infiniti e dotati di movimento), l’interpretazione providenziale delgi incontri tra atomi (e invece viene riaffermato – il non deterministico -clinamen lucreziano), la concezione di un’anima spirituale infusa da Dio nell’uomo (il rifiuto dell’anima immortale infusa da Dio ad Adamo, ed  invece la riproposizione di un’anima corporea e mortale fatta di atomi sottili).
Gli atomi presistono alla presunta creazione divina, gli incontri tra atomi pesanti o sottili avvengono casualmente seguendo il clinamen, l’anima o la psyché è composta di atomi sottili e corporei a differenza degli altri atomi presenti nel resto del corpo e della materia che differiscono per foma e per peso.
L’incontro tra naturalismo rinascimentale e atomismo avviene in una prospettiva scientifica; ciò costituisce un salto  di  qualità rispetto all’ambito tematico degli anni venti del XVII sec.  più influenzato dal naturalismo medievale e rinascimentale, dal deismo e dal aristotelismo rinascimentale,  pensieri che avevano  esercitato una propria funzione critica in ambito esclusivo di problematiche etico-religiose, ancorate ad una cosmologia pre-copernicana.
La recezione del copernicanesimo nella forma di una interpretazione infinitistica e materialistica colloca Cyrano de Bergerac, in posizione di netta rottura rispetto agli ambienti ufficiali, nei quali l’abbandono della fisica aristotelica e dell’adozione delle teorie galileiane, erano state condotte sotto il segno di una interpretazione ‘moderata’ delle prospettive aperte dalla nuova scienza.
In Gassendi, in Mersenne, così come in Descartes, pronto a rinunciare di fronte alla condanna di Galileo, alla pubblicazione di un trattato sul mondo che dava per acquisite le teorie copernicane, e a presentare sempre sotto riserva dell’ipoteticità la nuova immagine del mondo, evitando con particolare cura, di affermare positivamente  l’infinità dell’universo.
Tutt’alta è la posizione di Curano de Bergerac, per il quale il copernicanesimo èdescrizione reale, e non ipotetica, dell’universo fisico, con il qual egli fa convergere un atomismo che riacquista i propri originari caratteri materialistici.
L’universo infinito appare, costituito da infiniti atomi, eterni ed immutabili, il cui incontro dà luogo ad una molteplicità di aggregati: ciò comporta la materialità ed eternità del mondo,la negazione della creazione e dell’esistenza stessa di Dio, e quindi il rifiuto dell’immortalità dell’anima.
Le audaci concezioni filosofiche non danno luogo ad alcuna vocazione rivoluzionaria. 
Al contrario una –lettre sur les frondeurs – del 1649, pieno di rispettosi elogi per Mazzarino,  Cyrano si fa difensore del cardinale  e dell’assolutismo contro la Fronda.
Ciò è in apparente contrasto con il fatto che, sul piano del costume, dell’organizzazione e delle consuetudini sociali, i romanzi di Cyrano presentano significative tracce della campanelliana –Città del Sole-  un mondo alternativo a quello vigente.
In esso sono presenti nuove forme possibili di vita :
1)    La messa in crisi dell’istituto familiare
2)    Il libero amore
3)    Il rifiuto della guerra
4)    La proposta di una monarchia elettiva
5)    L’egualitarismo sociale
Temi che danno un certo tono di radicalismo;
Nei romanzi di Cyrano de Bergerac l’alternativa di nuove forme di vita  scivola nel imbo dell’immaginario;
la veste giocosa conferisce ai racconti una lettura di evasione
una sorta di intrattenimento anticonformista
Tutto alla stregua di una  certa letteratura irriverente e blasfema dei sonetti del BARONE BLOT
Le concezioni libertine di Cyrano de Bergerac si configurano come messaggio riservato a pochi, che non implica la  volontà a modificare l’ordine stabilito.
La mancanza di mordente è confermata dal fatto che, nella seconda metà del secolo,  o sono lo spunto  per dei romanzi di mondi immaginari o  diventano patrimonio di uomini di mondo:
Historie des Sévarambes (1677) di Denis Veiras
Voyage dans la terre australe. Carme di Gabriel de Foigny
Testi poetici di :
Dehénault
Madame Deshoulères
Saint- Evremond
L’eredità libertina
Pare esternarsi, da un lato nella malinconica meditazione sull’infelicità dell’uomo, in contrasto con la serenità della natura, e sulla morte, sentita come dissoluzione senza ritorno; 
d’altro lato il grande tema epicureo della liberazone dalle vane paure si assottiglia nella codificazione di un libertinismo raffinato che trova in Petronio il proprio modello classico.
Altri testi che contano veramente nella storia del libertinisma della sconda metà del Seicento sono: Theophrastus redivivus (1659), voluminoso trattato manoscritto che compendia le opinioni di pensatori antichi e moderni a favore dell’ateismo e dell’evermerismo
EVEMERISMO
 (dottrina elaorata dallo scrittore greco Evemero (nato a Messina in Sicilia o a Messene nel Peloponeso vissuto tra il IV-III SEC. A.C. ,autore di –Scritto  Sacro- in tre libri (270 a.c.)secondo Diodoro Siculo, racconta di un  viaggio nell’oceano indiano, all’isola di Pancaia, abitato da un popolo buono e felice che praticava la comunanza di ogni bene. Nel tempio di Zeus di Pancaia, su una colonna aurea, un’iscrizione rivelava le imprese di Urano, Crono e Zeus, tre sovrani dell’isola;  per Evemero la nascita degli dei deriva dalla divinizzazione di eroi o sovrani è da qui secondo Evemero che nascono i miti e con loro gli dei;  con questo Evemero vuole dimostrare razionalmente la nascita degli dei ed invece per gli scrittori cristiani questo testo tradotto dal poeta latino Ennio nell’Euhemerus dimostrerebbe la falsità delle religione pagane:
Particolarmente interessante appare, in questo contesto accanto all’affermarsi della visione meccanicistica dell’universo (Newton) come riduzione dei fenomeni naturali a dati quantitativi e misurabili; 
prende le mosse dall’esposizione delle nozioni fondamentali della meccanica razionale ( massa, quantità, termpo e spazio assoluto e relativo ecc), dalla teoria dell’infinità dei mondi e dell’esistenza di mondi innumervoli (Copernico) , l’applicazione delle spiegazione meccanica ai fenomeni della vita, la tesi della corporeità dell’amima in medicina con tutte le conseguenze etiche e religiose.
Il riproporsi di temi libertni all’interno di una problematica scientifica e filosofica, di un pensiero al quale sempre meno s’adattano vecchi schemi concettuali, e del legame del libertinismo con le nuove prospettive illuministe.
Motivi  libertini sfocciano nella cultura del Settecento attraverso la grande ricognizione del passato dal Dictionaire historique e antique di Pierre Bayle.
La prospettiva libertina fornisce ai philosophes –illuministi – una serrie di spunti corrosivi di critica religiosa ed etico.-politica che ritorneranno negli scritti di Fontanelle, Jean Mesliar, Montesquieu; partendo da questi i philosophes impostano una battaglia per  il tempo della ragione.
I philosophes a differenza dei libertini lascieranno cadere questo muro  tra interiorità critica ed esteriorità conformista,  lasceranno cadere la conformistica conciliazione tra spregiudicatezza interiore e ossequio esteriore all’autorità assoluta, ed anche l’approdo evasivo alla dimesione utopica; e non si incontreranno più nei salotti tra dotti ma nei caffè, e lì prepareranno la rivoluzione culturale che cambierà il volto d’Europa e dà dignità ad ogni essere (tutti gli uomini nascono eguali); ma come dice Baudealire nel 1848 la borghesia bottegaia penserà solo al proprio misero tornaconto congelando gli spiriti e i corpi della rivoluzione ; solo gli intellettuali e le masse oppresse nella Comune di Parigi (1870) riprenderà almeno per una stagione (all’inferno come direbbeRimbaud) i fili smnarriti dell’egualglianza, della libertà e della fraternità.
Noi comunardi  riprenderemo quei fili della ragione (Philosophes) , dell’eguaglianza –fraternità-libertà (comunardi)  ma anche di nuova visione poetica e scientifica transdisciplinare (geosofica )  del naturalismo rinascimentale (Bruno, Campanella)  e degli altri bruniani ed atomisti(Spinoza, Marx) e del pensiero ecologista complesso (Capra, Morin, Deleuze, Guattari ecc)  che ci restituisca le ragioni e le emozioni di un nuovo vivere terrestre-con la terra, gli umani e gli altri esseri viventi-  in un  tempo x ed in  un spazio y (il nostro tempo e spazio probabile) vissuto nella comunanza e nella felicità, nella libertà nell’eguaglianza e nella sostenibilità delle future generazio

                                               foto:Salvatore Di Cara
Mi sono avvalso in forma situazionista  di cut-up  (taglia cuci e rielabora)  materiali elaborati da:
il pensiero libertino -di Ornella Pompeo Faracovi –ordinaria di storia e filosofia nei licei della sua città di Livorno, Loescher –colonna Pietro Rossi -1977 e della Ricerca del  pensiero;
testi  e problemi della filosofia –didatticabdi Niccolò Abbagnano e Giovanni Fornero –Paravia -2012-
Considerando il sapere un bene comune –   come acqua – mi sono abbeverato alla loro fontane e restituirò lo stesso piacere a chi ci accompagnerà in questa notte bruniana e libertina (16/02/2013) che comunimappe dedica a Bruno e a Vanini e alle innumerevoli anonime donne sagge bruciate nei roghi davanti alle cattedrali d’Europa.   La prossima lezione partecipata l’8 marzo la dedicheremo ad Ipazia d’alessandria e a quelle anonime streghe di cui vi parlavo prima.

 (QUI) la documentazione fotografica della serata.

(NOTIZIE 1)  su Giordano Bruno


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