LABORATORIO DI RICERCA SUL SIMBOLO

IL  DIPARTIMENTO DEL FUOCO della COMUNE ACCADEMIA presenta:
LABORATORIO  DI RICERCA SUL SIMBOLO (Lezione / Seminario)


NOVEMBRE 2013


Presso: 
“HUB” – VIA L. SERRA 2/F 
(nei pressi del teatro Testoni alla Bolognina)
Il laboratorio è tenuto dal docente GIUSEPPE BATTAGLIA, vice-presidente dell’ISTITUTO FROMM di Bologna
coordinamento PINO DE MARCH, docente e animatore della COMUNE ACCADEMIA
1° LEZIONE
VENERDI’  15 NOVEMBRE 2013 (h. 18 – 20)
LE ANTROPOLOGIE, LE FILOSOFIE  ED IL  SIMBOLO
2° LEZIONE 

VENERDI’  22  NOVEMBRE 2013 (h. 18 – 20)
LE PSICOANALISI ED IL SIMBOLO
3° LEZIONE 

VENERDI’  29 NOVEMBRE 2013 (h. 18 – 20)
IL CORPO, LE SCIENZE ED IL SIMBOLO
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IL  SIMBOLO  

“Il  simbolo dà a pensare “  I. Kant
Simbolo: parola derivante dal greco Simbàllein che significa “mettere insieme”. Nell’antica  Grecia era diffusa la consuetudine di tagliare in due un anello o qualsiasi oggetto e darne una metà ad un amico ospite. Queste metà conservate dell’una e dell’altra parte, di generazione in generazione, consentivano ai discendenti dei due amici di riconoscersi (nel tempo). Questo segno di riconoscimento si chiamava simbolo. Platone riferendo nel Convivio o Simposio il mito di Zeus che, volendo costringere l’uomo senza distruggerlo (l’uomo che si presentava fin dalle origini nella sua totalità umana in forma di sfera con una testa, due faccie, quattro gambe e quattro mani), l’uomo che aveva osato ribellarsi al suo volere, lo tagliò in due (generando così  tre coppie umane, una coppia omosessuale maschile, una coppia omosessuale femminile ed infine una coppia eterosessuale maschile e femminile); Platone  conclude che da allora “ciascuno di noi è il simbolo di un uomo (Convivio 188-193); la metà che cerca l’altra metà diventa il simbolo corrispondente. 
Il simbolo come il segno è caratterizzato dal rinvio, ciò ha consentito da un lato di includere il simbolo  nell’ordine del segno con un suo corso specifico, dall’altro di opporlo al segno, perché mentre il segno compone in simbolo convenzionale (qualcosa con qualcosa d’altro – aliquid stat pro aliquo – qui esprime presenza), il simbolo invece invocando la sua parte corrispondente rinvia ad una determinata realtà che non è decisa  dalla convenzione, ma dalla ricomposizione di un intero.
(tratto da Voce Simbolo della Garzantina; il testo tra parentesi  è del redattore del medesimo)
IL SIMBOLO NELLE  FILOSOFIE  E NELLE PSICOANALISI

“Una meditazione sui simboli – sia essa quella di Eliade, di Jung o anche di Freud, o quella di Bachelard – insorge ad un certo momento della riflessione,  risponde ad una certa situazione della filosofia, e forse perfino della cultura moderna, che si deve cercare di comprendere. Direi in primis che questo ricorso all’arcaico, al notturno e all’onirico – che è pure, come afferma Bachelard nella Poetica  dello spazio, un accesso al luogo in cui nasce il linguaggio – rappresenta un tentativo per sfuggire alle difficoltà del punto di partenza della filosofia. Ben si conosce la spossante fuga all’indietro del pensiero in cerca della prima verità, e ancor più radicalmente alla ricerca del punto di partenza originario che potrebbe non essere affatto  una prima verità. Si deve forse aver provato la delusione connessa all’idea di filosofia senza presupposti  per accedere alla problematica che abbiamo evocato. Al contrario delle filosofie del punto di partenza, una meditazione sui simboli parte dal pieno del linguaggio e dal senso sempre già presente; essa parte dal linguaggio già esistente, dove tutto è già stato detto in un certo modo: vuole essere il pensiero con tutti i suoi presupposti. Suo primo compito non è cominciare, ma dal centro della parola, ricordarsi di sé. Il  momento storico della filosofia del simbolo è quello dell’oblio ed anche della restaurazione.                           

….        
Questo oblio, lo sappiamo, è la contropartita del compito grandioso di nutrire l’umanità, di soddisfare i bisogni, soggiogando la natura attraverso una tecnica planetaria. E’ l’oscuro riconoscimento di questo oblio (dell’uomo, della natura, dei segni del sacro) che ci spinge e ci incita a restaurare il linguaggio. Nella stessa epoca in cui il linguaggio si fa preciso, più univoco  – in una parola più tecnico – più adatto a quelle formalizzazioni integrali che si chiamano precisamente logica simbolica (parola che equivoca  simbolo),  in questa epoca vogliamo ricaricare il nostro linguaggio, ripartire dal pieno del linguaggio. Anche questo è un portato della modernità: infatti siamo, noi moderni, gli uomini della filologia, dell’esegesi, della fenomenologia della religione, della psicoanalisi.  La stessa epoca sviluppa la possibilità di svuotare il linguaggio e riempirlo di nuovo. Non siamo quindi animati dal rimpianto di Atlantide sprofondata, ma dalla speranza di ricreare il linguaggio.
“Il simbolo dà a pensare“, questa sentenza di Kant che incanta dice due cose: il simbolo dà;  io non pongo il senso, è il simbolo che dà il senso – ma ciò che esso dà è da pensare, è ciò su cui pensare. La sentenza suggerisce quindi, nel medesimo tempo, che tutto è già detto in forma di enigma e tuttavia tutto sempre deve essere cominciato e ricominciato nella dimensione del pensiero. Quel che vorrei sorprendere e comprendere è questa articolazione del pensiero dato a se stesso nel  regno dei simboli e del pensiero ponente e pensante.
Introduzione al testo – il simbolo dà a pensare – edizone Morcelliana – di Paolo De Benedetti.
(MATERIALE ELABORATO DA PINO DE MARCH)
                                                                                                                                                                                                                                                     

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