LA GESTIONE DEGLI ORTI

Comune Accademia – Dipartimento della Terra  

&


Associazione Ortolani di via Erbosa Bologna.


Presentano:

Progetto Orti

1° fase – Orto e ortolani, esperienze e gestioni a confronto.



SABATO 25 Maggio – ore 15.30

Zona ortiva di via Erbosa Bologna (nei pressi di Arcoveggio, ingresso da via F.lli Cervi) 
    «L’orto curato dal Dipartimento si è popolato di piante ed ha prodotto un vasto cumulo di esperienze da avviare a confronto. Non mancano erbe spontanee che si rifiutano di cedere il passo alle ortolane, coccinelle e roditori notturni all’attacco predatorio attratti dal tenero fogliame. Tutti gli ortolani limitrofi hanno suggerimenti e soluzioni, alcuni non condivisibili perché veicolati dalle insane pratiche nate nel connubio tra industria chimica e agricoltura. Altre esperienze sono interessanti perché intraprendono un cammino a ritroso verso un risanato rapporto con la natura, perché arrivano da persone anziane con una lunga esperienza di coltivazioni o perché sono un portato dei nuovi cittadini, giunti da diverse parti del mondo con i loro metodi e le loro piante da orto.»

Di tutto questo ci occuperemo nel primo incontro/seminario organizzato agli orti di via Erbosa.

– Giulio (Ricercatore presso la Facoltà di Agraria, Università di Bologna) 
terrà una lezione sulla gestione degli orti.
– Paolo (Dipartimento della terra, insegnante e da sempre coltivatore appassionato) 
presenterà le linee generali del Progetto Orti e gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Progetto Orti – APPROFONDIMENTI: 


Il Dipartimento della terra ha ipotizzato una serie di interventi che nei prossimi mesi punteranno a coordinare gli ortolani più sensibili al fine di adottare un comportamento coerente e compatibile con l’ambiente.
Le iniziative che vogliamo sviluppare vanno dalla coltivazione biologica alla pratica del compostaggio per ottenere fertilizzante utilizzando gli scarti vegetali e la parte organica derivante dalla preparazione dei pasti a casa. 
Chi possiede un orto lo fa funzionare anzitutto perché appassionato, consapevole di utilizzare il proprio tempo libero in maniera soddisfacente poiché la cura di un orto non può essere intesa in maniera meccanica. Noi, inserendoci in questo contesto culturale, opereremo per avviare esperimenti e attività didattiche e momenti di socialità.
ORTO – NATURA – ESISTENZA
In questo maggio dal clima variabile (clima cangiante), il sole stenta a conquistare la prima fila nello spettacolo del mondo. Le giornate ortolane sono fatte di alberi appena svegli, di prati verdissimi con un tappeto di margheritine bianche su cui dispiace camminare e poi quadrati d’orti dai colori variabili. Vi si trovano pomodori alle prime armi, piselli e fave carichi di baccelli dai gusci giovani, fragole, patate, carote e sedani. La mente vola verso insalatone multicolori e verdure grigliate. Odori, in vasto assortimento, circondano le siepi: basilico e prezzemolo, origano, finocchietto, salvia, menta; per dire solo delle più popolari.
La natura è proprio esagerata nelle sue manifestazioni estetiche, non si contiene e non bada a spese… e l’ironia sta proprio qui: nessun conteggio, niente calcoli in entrate e uscite, nessun debito o accredito. Tutto si tiene. Tutto sembra perfetto e immacolato. Eppure se ti concentri sul particolare, se osservi una comunità di formiche intenta a riaprire l’ingresso alla propria dimora dopo le alluvioni dei mesi scorsi, noti un vibrare di sforzi e una frenesia lavorativa inusitate. Allora ci si chiede se la formica sia “individuo” (o individua?); non si può fare a meno di pensare alla sofferenza, alle fatiche erculee a cui è sottoposta, pur sapendo che può sollevare oggetti superiori al proprio peso perché la natura ha fornito le formiche di un impianto dalle meccaniche perfette. 
Oramai coperte dall’erba fresca, cumuli di frasche marcite e foglie compresse sotto il peso della neve di febbraio fermentano attaccate dagli organismi decostruttori (termine che rende l’idea della necessità di costruire e del suo contrario); sovviene l’idea del ciclo chiuso: alla morte si contrappone la vita, alla fine di qualcosa un nuovo inizio. 
La natura sembra stare tutta dentro questa formula; una formula che, ci piaccia o no, non prende in considerazione l’individuo. Così per noi umani, riscattati dall’esserci accorti di possedere un io, resta sempre incompiuta l’aspirazione di poter vivere in armonia con la natura. 
A noi il compito di creare un percorso perfettibile, da riaggiustare ogni qualvolta ci accorgiamo di essere fuori strada, ma sempre incompleto, difettoso; ed è già un miracolo quando si trova un accordo sulle modalità per aggiustare l’itinerario.
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FOTO DI Salvatore Di Cara

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