Settima Festa Metropolitana di convivialità RomaSintaGagiana 2025

NAKBA,PORRAJMOS E SHOAH: STESSE OPPRESSIONI E SOFFERENZE E STESSI GENOCIDI

MEMORIE ABITARE CULTURE

“La memoria non è un possesso. È una responsabilità.
E oggi, davanti a Gaza, noi abbiamo il dovere di assumerla.”

Djana Pavlovic

“Il 2 agosto 2025, così si esprimeva Djana Pavlovic sugli stermini che hanno segnato lo scorso secolo ma che ancora si ripetono.

«Oggi ricordiamo il Porrajmos, il genocidio del nostro popolo: oltre 500.000 rom e sinti sterminati dal nazismo e dai suoi alleati in tutta Europa. Ricordiamo i nostri bambini uccisi, le donne sterilizzate, i corpi bruciati ad Auschwitz-Birkenau nello “Zigeunerlager”.

Ricordiamo, come ogni anno, in un silenzio che ancora oggi accompagna la nostra memoria dimenticata dalle istituzioni e dai libri di storia.
Ma … il Porrajmos (lo sterminio dei rom e sinti) che obbliga a guardare Gaza — senza ipocrisie….
La memoria della Shoah e del Porrajmos non autorizza nessuno a trasformare la propria ferita in
strumento di genocidio.

Il senso di colpa di chi si sente responsabile oggi per il genocidio ebraico non può essere il motivo che giustifichi il genocidio a Gaza.
A Gaza oggi si muore come si moriva nei Lager.

Si muore bruciati vivi nelle tende dei campi profughi bombardati, si muore per prendere un sacco di farina, di fame e di sete, si muore tra le macerie, nei corridoi degli ospedali distrutti.

Si vive senza acqua, senza cure, senza elettricità, senza scampo.
Gaza è un luogo chiuso, circondato, bombardato, dove si uccide con impunità.

È, a tutti gli effetti, un campo di concentramento contemporaneo.
Lo dicono i fatti, non le emozioni. Politici israeliani chiamano pubblicamente i palestinesi «animali», «insetti», «non umani».

I bambini israeliani vengono ripresi mentre cantano: «elimineremo tutti i palestinesi entro un anno». I missili colpiscono deliberatamente ospedali, campi profughi, scuole, ambulanze.

Si usano armi a guida remota per uccidere civili.

Si spara in testa a bambini che piangono e chiedono aiuto.

Intere famiglie vengono annientate mentre cercano riparo.
Noi rom non siamo particolarmente affezionati alla filologia, siamo poco interessati alla burocrazia delle definizioni precise.

Sappiamo bene cosa è genocidio perché l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle e possiamo dire: questo è genocidio.

È la distruzione sistematica e deliberata di un popolo.

È la disumanizzazione assoluta trasformata in politica di Stato.

È ciò che abbiamo subito noi. È ciò che oggi subiscono i palestinesi.
Chi ha conosciuto Auschwitz e non riconosce Gaza ha smesso di capire Auschwitz.
I palestinesi oggi sono gli ebrei e i rom di ieri.
E l’Europa, ancora una volta, tace.
Noi, che siamo stati trattati come rifiuti umani, oggi riconosciamo le stesse parole, gli stessi meccanismi, la stessa logica genocidaria applicata a un intero popolo…»

Gaza: Auschwitz alle telecamere

Queste sue parole vogliamo farle diventare il nostro manifesto per la «7^ Festa Romasintagagiana» che si terrà a Bologna il 18 ottobre 2025 dalle 10 alle 18 (Zona Ortiva – Via Erbosa 17 – Bolognina),

riflessioni che vogliamo farle diventare spunto per momenti comuni di conversazione sulle sofferenze e sugli stermini di ieri e di oggi.
Il Porrajmos ci obbliga a guardare Gaza perché troppo simile è la logica che lega le due efferate politiche ed azioni genocide.
Nella notte del 2 agosto 1944 circa 4.300 donne, bambini e anziani Rom e Sinti venivano bruciati nei forni di Auschwitz-Birkenau. Erano gli ultimi dei circa 7.000 che il 16 maggio si erano rivoltati contro le SS (Schutzstaffel,Squadre del Partito Nazionalsocialista) che dovevano liquidare il “campo degli zingari” (lo “Zigenuerlager”) per far posto a un trasporto di 4.000 ebrei ungheresi inviati da Adolf Eichmann (Uno degli ufficiali nazifascisti responsabili del progetto di sterminio sistematico degli ebrei, come dei rom e sinti, e di altre soggettività: oppositori politici e culturali,diversità affettive-sessuali (Lgbtq), pazienti psichiatrici, neuro-divergenti o “non degni di vivere” per il regime nazi-fascista.

Dopo la rivolta le persone ancora in forza vennero inviate in altri Lager e le 4.300 rimaste liquidate in una notte sola.
Nella Palestina oggi, alla lunga Nakba (catastrofe ) fatta di espulsioni della popolazione palestinesi dalle loro case e terre, occupate dall’esercito dello Stato nascente Israeliano (1948), suprematismo ebraico o l’idea che i palestinesi siano privi di valore come esseri umani, a cui ha fatto seguito una ventennale apartheid:segregazione razziale e discriminazioni istituzionale un’occupazione militare e coloniale delle rimanenti terre palestinesi.

Dopo il 7 ottobre 2023, giorno del traumatico evento e massacro che ha riguardato le popolazioni israeliane, come risposta reattiva di Hamas: per alcuni interpretato come pogrom, per altri resistenza, per noi profonde ferite alle due società (ebree e palestinesi), le cause reattive di tutto ciò posso trovarsi nella prolungata colonizzazione, disumanizzazione,costanti recinzione di terre, checkpoint, assedimenti, sottrazione di terre e perpetuate violenze dei coloni protetti dall’esercito israeliano, esplicitandosi in modo evidente come vero e proprio razzismo dello Stato d’Israele;

che hanno come conseguenza l’abbattimento delle case e degli olivi nelle campagne, che sono le uniche poche fonti si sopravvivenza delle sfinite, snervate e terrorizzate popolazioni palestinesi; e da quel fatidico 7 ottobre 2023 sono seguiti senza tregua, interminabili bombardamenti, che hanno trasformato Gaza in un immenso cumulo di macerie (urbanicidio), provocando un cruento genocidio (massacro ove l’83 per cento delle vittime sono civili, bambini e donne e distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sistematico sterminio dei suoi componenti), ma anche un vero e proprio ecocidio; prima di tutti vengono colpiti i luoghi e le infrastrutture civili, quali scuole e ospedali, poi interi quartieri ed il resto del mondo vivente.

Umiliazione, razzismo di stato, fame estrema, morte e dolore, corpi sepolti vivi, traumatizzati,lacerati e frantumati, un susseguirsi di sfollamenti (da nord a sud, e da sud a nord su pressione e diktat dell’esercito israeliano), attendamenti improvvisati, coinvolgono le inermi popolazioni, adulti come bambini, corpi-cavie nella striscia di Gaza ed in Cisgiordania, trasformata in un immenso campo di sperimentazione di massa militare, per testare ogni tipo di arma, digitale attuando avanzate ed informatiche forme di sorveglianza come controllo totale, fisiologica o di affamamento, come cibo ed acqua razionata per ridurre la sumud (la resilienza o resistenza) o risposta dei palestinesi alle molteplici forme di oppressione che subiscono da anni, paragonabili ad altre forme di sperimentazione di massa come l’eugenetica nazi-fascista, esistenze-cavie seviziate, concentrate, deportate, traumatizzate e violentate (nel Porrajmos come nella Shoah) che si concludevano nelle camere a gas, ed oggi alle telecamere, nel controllo totale interno e sotto lo sguardo del mondo, che dopo una prolungata indifferenza, per A. Cechov, “paralisi dell’anima”, ed ignavia di molti governi (tra cui quello tedesco ed italiano) negli ultimi tempi ha cominciato ad occupare piazze, strade, autostrade,stazioni e binari come segno di “coscienza umana” ritrovata.
Pino de March, accordatore dell’evento “Memorie,Abitare,Culture”.