13 FEBBRAIO 2019 -LA GIORNATA DI ALTRE MEMORIE AL LABAS

La libera comune università pluriversità bolognina
in cooperazione con
AMIRS– Associazione mediatori interculturali Rom e Sinti

CESP– Centro studi per la scuola pubblica

DIEM 25-Movimento politico e culturale transnazionale europeo

LÀBAS Spazio sociale autogestito

SULLE ORME DJANGO

Radio Fuijko–RED-occhio vigile 103,1 Mhz in FM bologna

 PROMUOVE                                                                           

LA GIORNATA DI ALTRE MEMORIE
MERCOLEDI’ 13 FEBBRAIO 2019
LàBAS IN VICOLO BOLOGNETTI 2                                                       
DALLE ORE 18,30
Mostra sul Porrajmos(il divoramento nella lingua romanes) o sullo sterminio dei romani’
DALLE ORE 19,15

A forza di essere vento

Poserò la testa sulla tua spalla e farò

un sogno di mare

e domani un fuoco di legna perché l’aria azzurra diventi casa

chi sarà a raccontare chi sarà

sarà chi rimane

io seguirò questo migrare seguirò

questa corrente di ali.

DE ANDRE’

Accomunati agli ebrei e ad altre minoranze lgbtq, disabili, pazienti psichiatrici ed altre ancora da uno stesso destino di morte furono almeno 500.000 che persero la vita nei campi di stermini nazi-fascisti. Ma è come se il vento avesse disperso la memoria.

Comunicazione circolare tra promotori e pubblica

Accorda Pino de March

1- Restituzione di sguardi, riflessioni e domande dei visitatori sulle immagini viste

2 – Riflessioni su persecuzioni,stermini, resistenze e discriminazioni di ieri e di oggi

Raffaele Petrone(Cesp-Bo) curatore con M. Vescovi e G. L. Gabrielli della mostra dal punto di vista grafico e narrativo-didascalico

Tomas Fulli e Aghiran rappresentanti di Amirs – associazione mediatori interculturali Rom e Sinti e delle comunità urbane Rom e Sinte in città

3 -letture di poesie di poeti e poete romanì sui tempi vissuti tragiciamente

Pino de March Ricercatore di Comunimappe e Piera Stefaniniredattrice radiofonica

Dalle 20 alle 20,45

EUROPA MIGRANTE AI CONFINI DELLE TERRE E DELLE ACQUE Metafora per l’esplorare storie di frontiera e per lasciarci alle spalle ciò che conosciamo ed inoltrarci nello sconosciuto e nel buio che avvolge il nostro presente e oscura il nostro futuro.

Abitiamo un mondo globale e pluriculturale, ma tra le genti e le culture che convivono pacificamente nelle nostre città ormai dal secondo dopoguerra, dopo una tenace resistenza contro i nazionalismi nazi-fascisti che le avevano trasformate in un inferno sulla terra, è cresciuto negli ultimi anni da parte dei presunti nativi d’Europa il sospetto, la paura, il disprezzo ed un clima di cinismo ed indifferenza verso le minoranze e coloro che vengono da lontano.

Va sottolineato però che le genti erranti, nomadi e migranti non hanno impoverito il nostro vasto continente, al contrario lo hanno reso economicamente prospero e culturalmente vivace ed eterogeneo nel corso della storia apportandovi un notevole progresso in ogni ambito di sapere ed attività

L’EUROPA MEDITERRANEA E MIGRANTE

PINO DE MARCH

E per iniziare una lettura inusuale sul femminile e sul migrante del mito d’Europa

Legge brani di Leonard Piasere e Predag Matvejevic su Europa, transculturalità e Mediterraneo

Circle time
“Tali processi dal basso vengono da  lui stesso definiti  di  “crescita collettiva”, di crescita di un popolo, che non possono essere imposti dall’alto”, ma generati in circle time, in una circolarità che si fa reciprocità e conoscenza di sé e della propria condizione  antropologica e sociale. [Danilo Dolci]

Accorda Simone Marcandalli

SIMONA FERLINI-DIEM -25 -Movimento politico e culturale transnazionale europeo

MARIO POZZAN LÀBAS– Spazio sociale autogestito

Perché?

Quali sono fattori oggettivi e soggettivi che alimentano una tale peste emozionale verso le minoranze ricreata ad hoc come capri espiatori?

Quali sono le nostre proposte per una convivenza pacifica e lotta alle rinate discriminazioni, e per ritrovare quel benessere ecologico e sociale locale e continentale duramente impoverito dalle crisi ma soprattutto da un modello economico neo-liberista che da trent’anni alimenta diseguaglianze(distribuendo i dividendi verso il basso e non verso l’alto) e reazioni di massa contro le minoranze?

DALLE 20,45 ALLE 21,30

APERITIVO ZIGANO

Andrea Acciai voce narrante – Fiabe che non centrano niente

LIVE

DALLE 21,30

SULLE ORME DI DJANGO

Lo spettacolo che il gruppo presenta è un vero e proprio viaggio che conduce la carovana musicale in diversi luoghi del mondo: si parte dalla Francia per incontrare il valse musette e le composizioni di Django Rehinardt, si scende in Italia a trovare lo swing del dopoguerra, si attraversano i Balcani per trovare ritmi e sonorità klezmer-tzigane, poi a bordo di un transatlantico si sbarca negli Stati Uniti per abbracciare il jazz, senza dimenticare di volare in America Latina per miscelarsi con ritmi più viscerali. La carovana spostandosi miscela le culture musicali che incontra e rielaborando e inventando propone anche diverse composizioni originali. Il viaggio è accompagnato da una continua narrazione di storie, aneddoti e riflessioni per far immergere il più possibile
il pubblico all’interno dei diversi paesaggi sonori.

Simone Marcandalli (guit solo e voce)
Antonio Balsamo (guit ritm)
Christian Pepe (contrabbasso)
Massimiliano Amatruda (fisarmonica)
AL QUARTIERE SAN VITALE ANTIFASCISTA ANTIRAZZISTA E ANTISESSISTA

Piera Stefanini di Radio Fuijko–RED-occhio vigile 103,1 Mhz in FM bologna

Interviste ai margini 
 

Info- comunimappe.blogspot.com

Contatti – comunimappe@gmail.com

27 GENNAIO 2019

EUROPA:BARBARIE O UMANITA’?“
Se il nostro sentimento, superata una certa soglia,s’inceppa,per effetto di questo meccanismo d’inibizione il mostruoso ha via libera”.Guether Stern Anders (Filosofo ebreo-tedesco vedi 1 nota in fondo) 

LA LIBERA COMUNE UNIVERSITA’ PLURIVERSITA’ BOLOGNINA IN COOPERZIONE CON
ANPI PRATELLO
AMIRS – ASSOCIAZIONE MEDIATORI  INTERCULTURALI ROM E SINTI
CENTRO SOCIALE LA PACE
CESP – CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA
DIEM25-DSC BOLOGNA 1 Movimento politico culturale democratico transnazionale europeo
LEGBT – SMASCHERAMENTI
Radio Fuijko 103,1 Mghz–RED-Occhio vigile
DTHE’
ORGANIZZA GIORNATA DELLA MEMORIA IL 27 GENNAIO 2019
 AL CENTRO SOCIALE DELLA PACEVIA DEL PRATELLO 53 -BOLOGNA
ORE 15,30
PRESENTAZIONE MOSTRA PORRAJMOS SULLO STERMINIO NAZI-FASCISTA DEI ROMANI’ (ROM E SINTI)
RAFFAELE PETRONE (docente storia dell’arte)
MATTEO VESCOVI (docente di storia e letteratura italiana)
GABRIELE ROCCHEGGIANI (docente ricercatore Uni-Macerata, non sarà presente ma ha fornito dati di ricerca storico-giuridica).
 nota 1:

Guenther Anders [pseudonimo di Guenther Stern
 assunto nella sua giovinezza per dissimulare il suo essere ebreo, perché quelli erano i tempi oscuri (sostenne una altra  filosofa della diaspora ebrea-tedesca e americana Hannah Arendt) in cui si stavano  diffondendo al pari idi oggi quella peste emozionale e  quella sotterranea violenza identitaria che alimenterà negli anni successivi la macchina infernale dello  sterminio nazi-fascista che divorò  in tutta  Europa milioni di esseri umani).
ORE 16
MEMORIE ATTIVE PER RICORDARE E PER RI-AGIRE
Accorda Piera Stefanini di Radio Fuijko–RED-Occhio vigile

COMUNICAZIONE CIRCOLARE TRA
associazioni, ricercatori e singolarità e pubblico
sulle atroci persecuzione, torture, sperimentazioni e stermini di minoranze culturali ed individualità:Disabilità,Generi e diversi orientamento sessuali , Minoranze linguistiche-culturali, religiose,politiche e sociali da parte dei nazisti con la complicità e collaborazione di tutti gli stati fascisti europei e sulle attuali rinate discriminazioni identitarie verso forme di vita altra e singolare.

RAPPRESENTANTE ANPI PRATELLO
MILAN JOVANOVIC  E TOMAS FULLI PER AMIRS E COMUNITA’ URBANE ROM E SINTE
DIMITRIS ARGIROPOLOUS – Docente UNI-PR

RENATO BUSARELLO SMASCHIERAMENTI –LGBTQ

EDOARDO SCATTO per DIEM-25 DSC BOLOGNA 1 – Movimento politico culturale democratico transnazionale europeo
GIANLUCA GABRIELI – Maestro del Cesp-Bo

EZIA DI LABIO DI  DTHE’

17,30

INTERMEZZO DI CONVIVIALITA’ DOLCE E SALATA 

E PARAMICIE:FAVOLE,RACCONTI E POESIE DELLA CULTURA ORALE ROMANI’
GIORGIO SIMBOLA musicista
AGHIRAN attivista culturale comunità urbane rom e sinte
PINO DE MARCH ricercatore di comunimappe

18.30-20,30
ASSEMBLEA COMUNE
EUROPA TRA BARBARIE E D UMANITA’
ACCORDANO FRANCO BERARDI E SIMONA FERLINI

PINO DE MARCH: per la progettazione e cooperazione educativa e culturale dal basso affermativa, comune e critica.
PER INFO: comunimappe.blogspot.com
PER CONTATTI:comunimappe@gmail.com

NOTA:ENTRATA ED OFFERTA LIBERA ALLA MOSTRA E ALL’EVENTO)

Intervista a Radio città fujiko di Piera Stefanini a Pino de March ricerc-autore per giornata della memoria 27 gennaio 2019.
http://www.radiocittafujiko.it/news/giornata-della-memoria-europa-barbarie-o-umanita?fbclid=IwAR3AAuus60QE1gUutvuUHXCURqb0uZb7JG9YNUwBBdjNYXENbcQ2y-HtNWU#.XEtKOtOEcIF.email

STERMINATELI!(1)
Testimonianze di Germaine Tillion( etnologa francese)
“Le povere zingare (zero)mi ispiravano una profonda pietà. Andavo spesso nel loro Blocco ed avevo persino cominciato un piccolo vocabolario compara rato dei diversi dialetti gitani(2 per poter avviare una conversazione senza destare troppa curiosità con le mie domande. In questo modo ho potuto scoprire due famiglie di zingare belghe ed una vecchia zingara francese ,tutte donne stordite dallo loro incomprensibile sventura, ma provviste di istruzione elementare e con abitudini di vita materiale che rendevano loro insopportabile la coabitazione con le zingare tedesche. Le altre (ad eccezione di alcune zingare ceche)erano ai loro occhi sorprendentemente primitive, meno tuttavia di certe ucraine, ma notevolmente più delle tribù africane fra le quali mi aveva condotto il mestiere d’etnologa. E’vero però che non ho mai visto queste ultime in un campo di concentramento.”La vecchia zingara francese mi ha raccontato la sua storia. Lei, suo marito ,i nipoti, un genero ed un fratello sposato, in tutto quattordici persone, giravano i luna Park di provincia con un baraccone di giochi, ereditato dai genitori. Ma quando la stagione era finita tornavano tutti a Parigi in grazioso appartamentino, con la radio e tutte le comodità. Una sera,  i tedeschi hanno arrestato tutti i componenti della Luna Park (questo avvenne a Lilla, penso) e hanno deportato quelli che avevano i capelli scuri. Dapprima li hanno rinchiusi in una prigione belga e là hanno saputo che sarebbero andati ad Auschwitz.
“E gli altri mi dicevano:poverina, è un inferno quello in cui vi mandavano, ma io cosa potevo farci?. Quando siamo arrivati ad Auschwitz ci hanno messo in un grande capannone di legno con la ghiaia nera per terra e nient’altro, né paglia né coperte, e niente da mangiare e da bere per due giorni interi e…dalle fessure delle assi vedevamo delle grandi fiammate rosse, ma non sapevano di che si trattava. Al termine di quei due giorni è arrivato l’ordine di ucciderci: allora ci hanno dato una minestra e dell’acqua e ci hanno alloggiato altrove…”
“Poi, in un seguito di orrori, ad uno ad uno sono morti tutti quanti finché non è rimasta che lei, e forse la più giovane delle sue figlie in un altro campo di concentramento, chissà…..”.
“!Ma perché ?
“!Ma perché ?
Che cosa abbiamo fatto?
Che cosa abbiamo fatto?,
ripeteva continuamente..
Perché?
Perché?
Perché?
“Nel lungo elenco dei crimini tedeschi, nulla è paragonabile al martirio degli zingari – neppure quello degli ebrei, che spesso hanno avuto la maniera di morire in fretta (restando però la minoranza che rappresentò per i nazisti i primi della lista  con 6 milioni e più di sterminati:tutti i possibili modi di assassinio sono stati sperimentati su di loro. Più spesso di qualsiasi altro popolo essi hanno dovuto servire da cavie per le esperienze ‘scientifiche’ e a Ravensbrueck, dove alcune tedesche sono state sterilizzate a titolo punitivo ed individuale, la sterilizzazione in serie invece praticate alle zingare, comprese le bambine”.
“E perché?
E perché?
E perché?
Quale delitto ha commesso quella povera gente?
Se il loro livello di cultura era basso, di chi è la colpa se non degli opprimenti sistemi politici tedeschi ed europei che li aveva da secoli sotto la sua tutela senza aver mai fatto niente per loro  prima d’intraprenderne il massacro?
Sistemi indegni, che hanno saputo soltanto opprimere e poi uccidere tutti quelli e quelle che erano indifesi
Note
Zero:quando viene usato dalla testimone l’espressione “zingara” non l’abbiamo mutata in “romanì”che è l’espressione corretta con cui oggi vengono chiamati gli “zingari”di ieri , pur sapendo che tale espressione oggi in tempo di mono-valenze e di rinati pregiudizi equivale ad un’offesa, come lo sarebbe il chiamare una persona nera o di colore ,negro/a., ma lo facciamo per mantenere immutata la testimonianza.
(1)Raccolte di testimonianze nelle Les Chaiers du Rhone, Edition de la Baconnière ,Neuchatel, 1946, e riportate  ed assemblate  con altre nell’Olocausto degli zingari di Christian Bernadac,Edizioni Libri Italia,1996
(2)varianti linguistiche della lingua romanes)
Testi  del ricer-autore  di Pino de March

 Barbarie o Umanità?

https://ilmanifesto.it/lesilio-sistematico-dellumanita-in-eccesso/
 L’Esilio sistematico di un’umanità in eccesso di Claudio Vercelli
………
‘Lo Stato d’eccezione, più volte richiamato nel Novecento, è quello in cui l’area dell’indeterminatezza, il senso di insicurezza, il timore di una minaccia incombente, si risolvono nel richiamo collettivo, rivolto alla politica, di una condizione supplementare di protezione. La quale trascina con se stessa l’identificazione di qualcosa e di qualcuno da interdire, da espellere dall’ambito delle relazioni sociali. Quindi da circoscrivere, da isolare, eventualmente da annientare. Il campo di concentramento, in quanto istituzione totale, ne deriva come una sorta di necessaria conseguenza. Si presenta come un ovvio completamento della trasformazione in atto, poiché imprigionando quei soggetti che sono identificati e stigmatizzati, di volta in volta,come minaccia nei confronti di un ordine costituito, diventa l’istituzione che, distruggendo le minoranze, garantisce la continuità della maggioranza. Nel campo sono imprigionate quanti-individui o gruppo vengono considerati figure ‘dubbie’. Tali non perché abbiano necessariamente fatto qualcosa in quanto sospettati, per il fatto stesso d’esistere, di poter alterare gli equilibri, presenti e a venire, della società, intesa come corpo biologico compatto e organico. La loro colpevolezza, in questo caso, sta in un’esistenza che diventa di per sé indice di una identità criminale. Trattamento preventivo (come se si trattasse di una misura di igiene e profilassi pubblica), reclusione extra-giudiziaria, misure straordinarie di prigionia, invenzione di una ‘legalità creativa’ sottratta alla sfera del diritto ordinario, segretezza ma anche classificazione e divisione della popolazione tra gruppi pericolosi e modelli ideali-aderenti ad un’unica, possibile tipologia di normalità, quest’ultima imposta ossessivamente come esclusivo criterio di riferimento-sono cose che si tengono insieme, alimentandosi e rafforzandosi vicendevolmente.
……
L’elemento fondamentale,in questo caso è dal nesso indissolubile nell’età della ‘nazionalizzazione delle masse’, tra politiche di Stato,consenso generalizzato e bisogno di rassicurazione. Se il moderno Stato turco nasce disintegrando la comunità armena, così la società internazionale nell’età globalizzazione, nel mentre erode le frontiere, costruisce nuovi muri e  luoghi di detenzione extra-giudiziaria, sospendendo i diritti elementari e rinnovando l’apolidia come condizione permanente di una parte dell’umanità. Per l’appunto, quella che viene dichiarata in eccesso. Tra esilio sistematico, imprigionamento senza diritti e morte in massa c’è quindi un nesso molto forte, che non si esaurisce nel passato. Detto per inciso: non si tratta di stabilire improbabili equivalenze tra ciò che è stato ed il presente, pretendendo che quel che oggi accadde sia la ripetizioni pedissequa di è già avvenuto. Semmai si tratta di ragionare su come certi aspetti di trascorsi si ripresentino all’interno di società di massa, dove gli imperativi alla soggettività, alla valorizzazione delle individualità coesistano con il rimando all’uniformazione, all’omogenizzazione più spinta, alla visione dell’alterità in quanto alterazione e, quindi, come potenziale minaccia. Alla quale contrapporre la ‘sicurezza’ che deriverebbe dalla protezione di uno Stato che si assume il diritto assoluto e primitivo di determinare chi può integrarsi e chi, invece merita di essere espulso dal consesso civile. E qui torna un’altra questione di fondo, quella del destino delle ‘non persone’. Le quali sono tali perché prive di diritti, prima fra tutti quello di vedersi riconosciuta una terra d’appartenenza.

La vicenda dell’esclusione sociale, delle persecuzioni e, infine dello sterminio dell’ebraismo europeo(e dei diversi in genere) diventa allora paradigmatica poiché raccoglie in sé tutti questi fenomeni, articolandoli in una successione tanto brutale ed efferata quanto consequenziale. ripercorrerla, pertanto è utile proprio perché ci permette di leggere in controluce, le dinamiche sia pure in forme differenti o discontinue, che si sono ripetute in altri tempi.
 Non è un fenomeno collaterale quest’ultimo, perché chi è incluso – il ‘cittadino’ nell’accezione giuridica e politica novecentesca che si dà al termine-viene identificato in base al suo reciproco inverso, lo straniero. E straniero è colui che attraversando i confini, ne minaccia la loro persistenza. Così facendo, pregiudica, per il fatto stesso di esistere, la coesione e la pace sociale. Il fantasma dell’invasione prende in tale modo corpo. Da sostanza alle politiche di difesa, ovvero alla necessità di dotarsi di strumenti non ordinari, non abituali come risposta al pericolo che insito in ciò che è estraneo. L’ebreo è lo straniero per eccellenza, non solo perché porta con sé un’alterità secolare ma anche una minaccia di alterazione nei confronti dei corpi del corpo sociale.
Un ulteriore elemento da richiamare è quello che impone di pensare criticamente allo stato delle cose e di relazioni che da due secoli è conosciuto come ‘nazione’. In questo caso soprattutto in termini che rinviano ad un corpo collettivo fragile, dai tratti sfuggenti, nel quale si rispecchiano anche le paure di quanti ne fanno parte.

La nazione, per continuare ad esistere, in un mondo di stranieri potenzialmente pericolosi, deve liberarsi di tutti gli elementi perturbanti. In un’opera di purificazione permanente, senza la quale rischia di perdersi. Nazione e confini interagiscono ossessivamente, come dimensione materiale(la limitazione giuridica del territorio sul quale si esercita la giurisdizione della legge)e simbolica(lo spazio mentale nel quale ci si pensa omologhi ovvero uguali se non identici). Di qui al discorso sulla purezza etno-razziale, quest’ultima intesa come mezzo per gerarchizzare la comunità nazionale, il passo può rilevarsi molto breve. Coesione e progresso sociale diventano sempre sinonimo di evoluzione tramite selezione.
Nell’età contemporanea, all’interno di questa triste filosofia della storia e delle relazioni umane, la perversa saldatura tra campi e omicidi di massa è quindi istituita dal problema per eccellenza in un mondo fatto di Stati e abitato da Nazioni, ossia la presenza di profughi che diventano apolidi(privi di  Stato e di diritti). I campi di annientamento, come istituzioni peculiari della modernità, vanno quindi collocati in questa dimensione logica e cronologica. Non sono una patologia della modernità politica ma una sua plausibile evoluzione del momento che essa dichiara l’esistenza di condizioni d’eccezionalità, per le quali occorre porre rimedio adottando misure non abituali,ovvero creando un ‘diritto’ esclusivo che deroga dai diritti umani.
 

MOSTRA FOTOGRAFICA SUL PORRAJMOS (Divoramento nella lingua romanes) – Lo sterminio dimenticato degli “zingari” (le genti Romanì)

“Trascurare gli “zingari” o i romanì, tacere del loro massacro costituirebbe una seconda ingiustizia contro di loro.”                                                                                                                                                                                              “La memoria del popolo romanì massacrato deve trovare un posto tra tutti i popoli del mondo.”                                                                                                                                                                                                                          Due frasi di memoria per vissuti tragici comuni  di Mirian Novitch,ebrea polacca sopravvissuta ai lager nazisti.

E Romanì haj e Gagé te ne bistarà!                                                                                                                   Che i Romanì e i Gagè [i non romanì] non abbiamo a dimenticare!

CESP-BO – CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA IN COOPERAZIONE CON COMUNIMAPPE E AMIRS – ASSOCIAZIONE MEDIATORI INTERCULTURALI ROM E SINTI,
PRESENTANO: IL PORRAJMOS – LO STERMINIO DIMENTICATO DEGLI “ZINGARI”.
A CURA DI RAFFAELE PETRONE, MATTEO VESCOVI, GABRIELE ROCCHEGGIANI, PINO DE MARCH, TOMAS FULLI, MILAN JOVANOVIC, LIVIO RADUCAN.

PER PRENOTARE LA MOSTRA E LA SUA PRESENTAZIONE RIVOLGERSI A:
comunimappe@gmail.com
cespbo@gmail.com

La mostra è stata totalmente autogestita e autofinanziata, pertanto, si accettano contributi per poterla fare circolare oltre ogni confine e fare in modo che le genti Romanì continuino il loro lungo viaggio.

il 24.1.2018 ore 17,30 – l’anpi borgo-panigale-reno invita incontro sul porrajmos

                                                                                                                         
in occasione della giornata della memoria 2018

“L’OFFESA DEL SILENZIO”

il porrajmos: la persecuzione e lo sterminio
del popolo rom e sinti sotto il nazifascismo
Lapide posta dal Comune di Bologna sul muro esterno della Certosa per la Giornata della Memoria 2008 a ricordo di quella che per zingari, sinti e rom è il “porrajmos” termine equivalente all’ebraico “shoah”.
Presso la scuola Dozza, Via De Carolis, 23, sarà allestita una mostra fotografica dal 20 gennaio al 10 febbraio. La mostra sarà aperta alla cittadinanza nei pomeriggi di lunedì e venerdì dalle ore 15 alle ore 18.
La mostra è curata dal CESP-CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA – BOLOGNA 
Il curatore per gli aspetti artistici-visivi e fotografici è il docente di storia dell’arte Raffaele Petrone, invece per gli aspetti descrittivi e storici-culturali il docente di storia e letteratura italiana Matteo Vescovi.
Mercoledì 24 gennaio 2018
Quartiere Borgo Panigale-Reno
Sala Falcone Borsellino
Via Battindarno 123 – Bologna

 

INCONTRO SUL PORRAJMOS
ore 17,30      Saluti
del Presidente del Quartiere
Vincenzo Naldi
e del Rappresentante ANPI Provinciale
Massimo Meliconi
Proiezione di un filmato/testimonianza
ore 18,00: interventi
Prof. Giulio Soravia
Il popolo negato: rom e sinti nella storia d’Europa
Dott. Luca Bravi
Porrajmos, la storia dell’antiziganismo.
Dott. Dimitris Argiropoulos
Conoscere e riconoscere una minoranza a partire dalla discriminazione estrema
testimonianze di rappresentanti delle comunità rom e sinti:
Thomas Fulli (Bologna)
Milan Jovanovic (Bologna)
Ernesto Grandini (Prato)
In collaborazione con: – AMIRS Associazione Mediatori Interculturali Rom e Sinti -Comunità Urbane – Comunimappe Libera Comune Pluriversità Bolognina

far vivere la memoria degli sterminati ,generare consapevolezza e responsabiiltà tra generazioni perchè l’Europa non perda se stessa un’altra volta .


 MEMORIA, CONSAPEVOLEZZA E RESPONSABILITA’

 
“Ad Auschwitz l’Europa perse se stessa”. Piotr M.A. Cywinski

“Nessuno di noi fece abbastanza.
                                                                                                                                                                                                           Nessuno può dire di aver fatto abbastanza se non coloro che morirono aiutando gli altri.                                                                                  
 Solo loro hanno fatto abbastanza”.                                                                                                                                         Wladslaw Bartosezewski                                                                                  
Robert S.C.Gordon in suo saggio ‘Scolpitelo nel cuore’ presenta ciò che lui ha studiato in profondità e cioè la storia dell’elaborazione della Sohah in Italia, e ce ne offre un quadro complesso, ripercorrendo questi 60 anni su più livelli, evidenziando la figura centrale di P. Levi, ma anche il diffuso sentimento auto-assolutorio degli italiani, che ancora oggi indicano se stessi come esecutori ‘riluttanti’ di ordini altrui, faticando a farsi carico del proprio passato.                         [..] anche se il suo tributo alla Sohah,in termini di sangue, indifferenza, di collaborazionismo è stato decisamente minore, in proporzione ad altri paesi europei dell’Est come dell’Ovest, che non la rende per questo meno terribile. Da qualunque prospettiva la si guardi, il caso italiano sembra un’eccezione. Perché al di qua delle Alpi nacque il fascismo, e fu un fascismo che un ventennio più tardi si seppe rigenerare(o degenerare)una ferocia(atrocità) della Repubblica Sociale di Salò(composta da giovani repubblichini aguzzini che praticavano torture, violenze e assassini verso partigiani e complici di essi, nota d’autore), la quale collaborò ampiamente alla caccia all’uomo e alla deportazione dei ‘suoi ebrei’, in una proporzione del tutto paragonabile al caso francese(informazioni tratte R. Gordon), in qualche modo si salvarono 3/4 delle potenziali vittime presenti nel territorio in cui vivevano(per le molte forme di solidarietà individuale e di disobbedienza sociale al fascismo), nascondendo e proteggendo i propri vicini perseguitati:perché gli uomini, le donne, i vecchi e i bambini che partivano su carri merci o carri bestiame dalla penisola italiana furono indubbiamente meno, se comparati alla carneficina che in parallelo stava avvenendo ed in gran parte era già avvenuta, nell’Europa orientale(Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia (Jasenovac, l’Auschwitz del vaticano, per la complicità dei francescani croati al regime fascista ustascia di Ante Pavelic che praticò – l’istrebljene- la distruzione biologica degli ebrei, dei serbi e dei rom che erano considerati ‘i peggiori nemici del popolo croato’, nota dell’autore)e di altri paesi (occupati ) dell’Europa occidentale (Belgio,Olanda, Danimarca)colpiti duramente, anche per ragioni di tempo,la distruzione degli ebrei europei.                                                                                               (Carlo Greppi, storico e scrittore, collaboratore di Rai Storia, e danni organizza viaggi della Memoria con l’associazione Deina)
ZIGEUNERLAGER- Campo degli ‘zingari’.                                                                                                 Un campo che esistette negli anni 1943-44 nel settore BII e di Birkenau. Vi sono state deportate intere famiglie, in tutto oltre 20.000 tra Rom e Sinti(altri e molti della loro gente durante i rastrellamenti, ma anche nelle ripetute invasioni ed occupazioni militari dei paesi dell’Est Europa, finirono ammazzati come animali selvatici. Essi vivevano numerosi nei loro villaggi, ed era prassi che le loro baracche venissero bruciate a cui seguivano le selezioni,per gli abitanti ritenuti idonei ai loro forzati seguiva la deportazione e per gli altri la fucilazione; questi fucilati non compaiono nel numero degli assassinati nei vari campi di concentramento e sterminio; di queste stragi non documentatene ne è testimone e ne parla nelle sue conversazione con la moglie il pugile sinto Ruekeli , al ritorno da una di queste campagne militari ad est. Il pugile Ruekeli fu tra i 30.000 Rom e Sinti che prestarono servizio militare obbligatorio in quanto cittadini tedeschi nei primi anni del III Reich; poi  negli anni successivi che sono quelli che decisero anche per loro come per  gli ebrei della soluzione finale, furono rimandati a casa e subito deportati nei vari campi tra cui Auschwitz. Il pugile Rukeli ebbe la stessa sorte degli atri sterminati e fu assassinato per un gioco sadico da un kapò che lo aveva sfidato, e avendo perso la sfida e subito la derisione degli astanti nazisti, pensò ‘bene’ di nascosto, di ammazzarlo per vendetta con un colpo di pistola).Gli ultimi rom e sinti vennero uccisi nella notte tra il 2 e 3 agosto del 1944.                                                                                                                   Testi tratti da ‘non c’è una fine’ di Piotr M.A.Cywinski – ed. Bollati Boringhieri  ed elaborati con alcune glosse tra parentesi  da Pino de March

DALLA TRAGEDIA  DEL PORRAIMOS DEL POPOLO ROM ALLA COMUNE  RESISTENZA DEI POPOLI EUROPEI CONTRO IL NAZI-FASCISMO

DALLA TRAGEDIA  DEL PORRAIMOS DEL POPOLO ROM ALLA COMUNE  RESISTENZA DEI POPOLI EUROPEI CONTRO IL NAZI-FASCISMO (clicca qui sopra per visualizzare testo ed immagini)

Rom e Sinti

in Europa
Dai giorni della Tragedia ai giorni della Resistenza
Parte prima
Presentazione e Fonti
“Tra le baracche di Auschwitz – Lo zingaro”
di Primo Levi
Simon Wiesenthal e lo sterminio
A cura di Mario Abbiezzi
Cipes Centro Documentazione
Centro di Iniziativa Politica e Sociale :Carlo Cuomo
per la lettura del testo-ricerca cliccare due volte sopra il titolo a caratteri blu o colorati in alto(Pagg.542) 

elaborazione digitale del testo-ricerca a cura di pino de march 
 
   

MOSTRA FOTOGRAFICA SUL PORRAJMOS – DIVORAMENTO O STERMINIO DEL POPOLO ROM E SINTI

IL CESP (CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA) E L’MCE (MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA)
IN COOPERAZIONE CON LA LIBERA COMUNE UNIVERSITÀ – PLURIVERSITÀ BOLOGNINA
PROMUOVE
PORRAJMOS  IN LINGUA ROMANES – DIVORAMENTO
O LO STERMINIO DIMENTICATO DEL POPOLO ROM E SINTI

 Mostra fotografica 
dal 20 gennaio al 10 febbraio dalle ore 9 alle ore 12
presso l’I.P.S.I.A. Aldrovandi Rubbiani di Bologna, via Marconi 40
aperta alle classi di ogni ordine e grado.
L’ingresso alla mostra è gratuito, vi chiediamo solo di lasciare un contributo per contribuire alle spese
(è necessaria la prenotazione scrivendo a comunimappe@gmail.com).

Con questo percorso fotografico che comprende 40 immagini commentate ed altre duecento riproduzioni sul tema, vogliamo accompagnarvi in un viaggio infernale attraverso la persecuzione e lo  sterminio nazi-fascista degli ‘zingari’, ma vogliamo anche testimoniare la resistenza orgogliosa di questo popolo che non rifugge l’integrazione e la convivenza con gli abitanti dei paesi che attraversa e che li ospita (i ‘gagè’, come loro li chiamano). Un popolo che non ha mai dichiarato guerra ai suoi vicini, ma che è stato capace di combattere e sacrificarsi al fianco delle forze della resistenza democratica antifascista per riconquistare per sé e per noi la libertà calpestata. Queste immagini, oltre ad interpellare la nostra memoria comune di tutte le vittime del nazifascismo, ci ricordano che, come per la Repubblica italiana, le radici della nuova Europa democratica sono da ricercare nella guerra di resistenza che tanti hanno combattuto in nome del diritto di tutti e di ciascuno a vivere in una società aperta e solidale, in cui siano riconosciute le molteplici minoranze etno-linguistiche e sia finalmente sopita ogni forma di fobia verso le diverse umanità e culture, siano esse ebrei, rom, omosessuali, disabili, o altre. In questo senso, possiamo affermare con forza che anche il popolo romanes ha saputo dare il proprio significativo contributo alla realizzazione di questa Europa che deve ancora venire.
Ringraziamo l’associazione CIPES (Centro di Iniziativa Politica e Sociale) di Milano per averci prestato il loro materiale.
PORRAJMOS: LO STERMINIO DIMENTICATO DEL POPOLO ROM E SINTI
“Alzatevi Rom (uomini liberi)
è arrivato il momento, venite con me
e con tutti gli uomini liberi del mondo.
O Rom, o giovani!
Io pure avevo una grande famiglia
La nera legione l’ha massacrata.
Perché?
 Le strade zingare ci sono aperte
E’ il momento: alzati rom
Noi scatteremo e agiremo.
O zingari, o giovani!”
Djelem, djelem di  Zarko Jovanovic, rom serbo

PORRAJMOS: (divoramento) un vocabolo che nella lingua romanì indica la persecuzione e lo sterminio che il Terzo Reich attuò, con la complicità degli altri fascismi d’Europa, nei confronti del popolo romanes. “O’ Porrajmos”, al pari della più nota Shoah, è diretta conseguenza dell’ideologia razzista nazi-fascista. Fin da subito i nazisti nel Terzo Reich si preoccuparono di isolare gli zingari dal “corpo sano” della società per recluderli nei campi di concentramento, così nel 1938 fu emanata la legge che definisce i provvedimenti da prendere per la gestione della “razza zingara”, mentre lo sterminio del popolo romanes fu avviato da Himmler, come parte della “soluzione finale”, il 16 dicembre del 1942 con l’ordine di deportare ad Auschwitz “tutti gli zingari”.
L’approccio razziale venne ripreso dal regime fascista italiano, in cui la questione “zingari” si inquadrava all’interno della legge razziale del 1938. I rastrellamenti cominciarono subito, ma la prima disposizione specifica è del 1940 e prevedeva la reclusione di tutti “gli zingari” italiani e stranieri in campi ad hoc. La situazione, poi, mutò in peggio dopo l’8 settembre del 1943, quando con la Repubblica Sociale i detenuti dei campi furono deportati verso i lager tedeschi.
Proprio come gli ebrei, gli zingari furono perseguitati e uccisi in quanto “razza inferiore” destinata, secondo l’aberrante ideologia nazista non alla sudditanza al Terzo Reich, ma alla morte. Ma proprio questa definizione è il nodo del problema, perché per molto tempo dopo la fine della guerra, allo sterminio nazista degli zingari non è stata riconosciuta la motivazione razziale, ma lo si è considerato conseguenza, in un certo senso anche ovvia, di quelle misure di prevenzione della criminalità che naturalmente si acuiscono in tempo di guerra. Una tesi smentita, ma che trova fondamento anche nella constatazione che, almeno nella prima fase del governo nazista, esso non fece altro che applicare ed ampliare le disposizioni già presenti in tantissimi stati europei che già nei primi anni del ‘900 avevano tentato di schedare e controllare le minoranze zigane, ritenute un elemento disgregatore della supposta e ben ordinata comunità ‘organica’.
In realtà, i provvedimenti presi dal Reich tedesco nella metà degli anni Trenta servirono solo a preparare un “più coerente” piano di sterminio. Gli zingari, infatti, furono dichiarati “asociali” e poi furono perseguitati, imprigionati, seviziati, sterilizzati in massa, utilizzati come cavie per esperimenti medici, gasati nelle camere a gas dei campi di sterminio proprio in quanto zingari e quindi, secondo l’ideologia nazista, geneticamente ladri, truffatori, nomadi, razza inferiore indegna di esistere. E chiunque si fosse unito in matrimonio con un appartenente al popolo rom, fosse anche un ‘ariano o ariana’,doveva  divorziare e in caso contrario  subire le stesse conseguenze di persecuzioni e sterminio riservato agli ‘zjgari’ come agli ebrei.
Almeno cinquecentomila morirono nei campi di concentramento, ma probabilmente furono molti di più, considerando quelli non censiti o uccisi nei rastrellamenti delle campagne. Nello Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz-Birkenau, tra il febbraio 1943 e l’agosto 1944 oltre ventimila tra Rom e Sinti vennero condotti nelle camere a gas.
In Italia i Rom furono imprigionati nei campi di concentramento di Agnone, Berra, Bojano, Bolzano, Ferramonti, Tossicìa, Vinchiaturo, Perdasdefogu, le isole Tremiti e in quello di Gonars. Si trattava di cittadini italiani, ma anche di altre nazionalità; un gran numero erano Rom slavi, fuggiti in Italia dalle persecuzioni in patria. Molti di loro riuscirono a fuggire e si unirono alle bande partigiane.
(Note da Giovanna Boursier, Zigeuner, lo sterminio dimenticato, Sinnos editrice 1996)

Per prenotare la visita alla mostra scrivere a comunimappe@gmail.com
L’ingresso alla mostra è gratuito, vi chiediamo solo di lasciare un contributo per contribuire alle spese

Cesp Bologna via San Carlo, 42
www.cespbo.it MCE Bologna via Marco Polo, 51
mcegruppoterritorialebologna@gmail.com