il 24.1.2018 ore 17,30 – l’anpi borgo-panigale-reno invita incontro sul porrajmos

                                                                                                                         
in occasione della giornata della memoria 2018

“L’OFFESA DEL SILENZIO”

il porrajmos: la persecuzione e lo sterminio
del popolo rom e sinti sotto il nazifascismo
Lapide posta dal Comune di Bologna sul muro esterno della Certosa per la Giornata della Memoria 2008 a ricordo di quella che per zingari, sinti e rom è il “porrajmos” termine equivalente all’ebraico “shoah”.
Presso la scuola Dozza, Via De Carolis, 23, sarà allestita una mostra fotografica dal 20 gennaio al 10 febbraio. La mostra sarà aperta alla cittadinanza nei pomeriggi di lunedì e venerdì dalle ore 15 alle ore 18.
La mostra è curata dal CESP-CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA – BOLOGNA 
Il curatore per gli aspetti artistici-visivi e fotografici è il docente di storia dell’arte Raffaele Petrone, invece per gli aspetti descrittivi e storici-culturali il docente di storia e letteratura italiana Matteo Vescovi.
Mercoledì 24 gennaio 2018
Quartiere Borgo Panigale-Reno
Sala Falcone Borsellino
Via Battindarno 123 – Bologna

 

INCONTRO SUL PORRAJMOS
ore 17,30      Saluti
del Presidente del Quartiere
Vincenzo Naldi
e del Rappresentante ANPI Provinciale
Massimo Meliconi
Proiezione di un filmato/testimonianza
ore 18,00: interventi
Prof. Giulio Soravia
Il popolo negato: rom e sinti nella storia d’Europa
Dott. Luca Bravi
Porrajmos, la storia dell’antiziganismo.
Dott. Dimitris Argiropoulos
Conoscere e riconoscere una minoranza a partire dalla discriminazione estrema
testimonianze di rappresentanti delle comunità rom e sinti:
Thomas Fulli (Bologna)
Milan Jovanovic (Bologna)
Ernesto Grandini (Prato)
In collaborazione con: – AMIRS Associazione Mediatori Interculturali Rom e Sinti -Comunità Urbane – Comunimappe Libera Comune Pluriversità Bolognina

sabato 27 gennaio 2018 delle memorie attive, della responsabilità e della consapevolezza



Sabato 27 gennaio 2018                                                                          GIORNATA DI MEMORIE ATTIVE E DI DIMENTICATI STERMINI
 
Memorie attive nella scuola
IC1 – Dozza, Via De Carolis 23, Bologna
MATTINA
Ore 9-12 : Incontro delle classi terze (due blocchi)con esponenti dell’Anpi, saluto della Comunità ebraica bolognese, interventi delle Comunità urbane Rom(MilanJovanovic) e Sinta(Tomas Fulli).  
Elisa Duca conversa con student@ su Porrajmos di ieri  ed antiziganismo di oggi.                                                                 
Musiche Klezmer, Zigane e di resistenza  a cura di Salvatore Panu (fisarmonica) e Lionel Raducan (fisarmonica)
Ore 12,30-13 : Musiche e canzoni tratte e riadattate da testi poetici della poeta Mehr degli Jenische ‘zingari bianchi’ svizzeri
Officina poetica di Daniela Coelli e Fabio Turchetti (presenta associazione Enmadrid Otraitalia)
Sono invitati i genitori.
Mostra Porrajmos curata dal Cesp-Centro studi per la Scuola Pubblica: lo sterminio dimenticato degli zingari
Sabato 27 gennaio 2018                                               
dalle 18 alle 24
Memorie attive di dimenticati stermini                                       
Casa del Popolo Venti Pietre, via Marzabotto, 2, Bologna
Sera-notte antifascista, antirazzista, antisessista
Ore 18                                                                                                                                                       Franca Mariani (ANPI Quartiere Porto) e Liana Michelini (ANPI Quartiere Lame)
Brunella Guida (consigliera  di coalizione civica quartiere navile,difensora metropolitana dei diritti civili, culturali e sociali delle comunità urbane Rome Sinta )
Salvatore Panu (fisarmonica, intermezzi musicali)
Pino de March – coordina, presenta progetto memorie attive di stermini dimenticati e relaziona su – “l’Altro come nemico” ed esperienza di comunità psichiatrica istituzionale partigiana sui Pirenei durante occupazione nazista della Francia(anni quaranta del secolo scorso).                                                                                                                                                 Testimonianze su persecuzioni e discriminazioni delle Genti Romani ieri ed oggi :Milan Javanovic e Lionel Raducan (mediatori interculturali di AMIRS associazione mediatori culturali Rom e Sinti)                                                                                                                                         Elisa Duca:memorie del porrajmos e dell’antiziganismo
Renato Busarello: persecuzioni e stermini di soggettività dai differenti orientamenti sessuali oggi LGBTQI.
L’inferno di Treblinka di Vassilij Grossman (Letture di Dada Lupa – Musica klezmer Salvatore Panu – fisarmonica)
Concerto di Lionel Raducan – fisarmonicista e presidente dell’AMIRS ed Aghiran – maestro di ballate rom
Giorgio Simbola e il piccolo concerto di musiche gipsy e swing.
Ore 20-21
Aperitivo solidale
ORE 21 – 24
Presentazione mostra fotografica a cura del CESP-Centro Studi per la Scuola Pubblica – sul Porrajmos
La  nascita del biliardino durante la guerra civile spagnola (Frequenze partigiane: rubrica radiofonica – live)
Elisabeth dell’associazione culturale Enmadrid Otraitalia trans-europea presenta:”Mio angelo di cenere” – musiche e canzoni tratte da concerto  Jenische – progetto poetessa rom svizzera Marinella Mehr                                                                                                                        Fabio Turchetti – fisarmonica, Daniela Coelli – voce, Luca Congedo – flauto, Luca Garlaschelli – contrabbasso. 
             

UN Pò DI STORIA

Mariella Mehr è nata a Zurigo ma ha vissuto a lungo in Toscana. Nel 2007 in occasione della presentazione delle sue poesie al teatro Fraschini di Pavia Fabio Turchetti è stato chiamato ad accompagnarla sul palco musicando e cantando alcune liriche originariamente scritte in tedesco e tradotte in italiano da Anna Ruchat. Le atmosfere che ha scelto per “metter in musica” queste liriche sono ovviamente quelle del mondo gitano, dalla rumba flamenca allo swing manouche
A questo esordio di Pavia sono seguiti poi alcuni festival tra cui quello della letteratura di Chiasso dove sempre nel 2007 il concerto è stato registrato in diretta dalla radio svizzera. La registrazione è stata stampata e pubblicata nell’ omonimo cd pubblicato dalla CPC. Con il peggioramento della salute di Mariella la collaborazione si è poi interrotta. Nel 2014 è nata questa nuova versione con un taglio più teatrale dove Daniela Coelli oltre che cantare e recitare le liriche di Mariella ha inserito due momenti di prosa tratti dal romanzo “La Bambina”ed alcuni brevi estratti del libro di Isabel Fonseca “Seppellitemi in piedi “. Lo spettacolo è stato portato in giro negli ultimi anni in varie città italiane tra cui Roma, Desio (MI),Lodi,Piacenza, Montebuono(PG),Castelverde, Cremona.
Mariella Mehr, nata a Zurigo nel dopoguerra, il 27 dicembre 1947, da madre zingara di ceppo Jenische,vittima dell’operazione Kinder der Landstrasse, (bambini di strada) ha fatto della denuncia della persecuzione del suo popolo il centro della propria scrittura, vincendo numerosi premi e la Laurea Honoris Causa nel 1998 dalla Facoltà di Storia e Filosofia dell’Università di Berna per l’impegno per i diritti delle minoranze e dei gruppi emarginati. Gli Jenisch, una etnia nomade diffusa in particolar modo in Germania e in Svizzera negli anni’40, erano già stati vittime, insieme ad altre etnie nomadi, di una cruenta persecuzione nazista che, in nome della famigerata politica razziale, li aveva prima imprigionati e poi gasificati nei campi di sterminio di mezza Europa. Già nella primissima infanzia fu strappata alla madre per essere consegnata a famiglie affidatarie, orfanatrofi, istituti psichiatrici, in quanto la rottura totale tra il bambino e il suo universo familiare era ritenuta condizione indispensabile per l’estirpazione del fenomeno zingaro (dal 1926 al 1972 furono 600 i bambini sottratti a forza alle loro famiglie nell’ambito di un programma che doveva plasmarli secondo i modelli della società sedentaria).
E’ da questa esperienza di sradicamento, segregazione e colpevolizzazione che nascono tutte le opere della Mehr, in particolare i romanzi della “trilogia della violenza”, di cui la bambina fa parte, e la raccolta di poesie ‘Notizie dall’esilio’, alcune delle quali musicate da Fabio Turchetti nello spettacolo
Mio Angelo di Cenere.
Isabel Fonseca vive a Londra. Scrive sul Times, The Nation e The Wall Street Journal.
Ha pubblicato “Seppellitemi in piedi “ nel 1999 dopo una lunga serie di studi presso le comunità rom dell’est Europa

RIFLESSIONI SU COME VIVERE E TRASMETTERE LA MEMORIA TRA GENERAZIONI
tratte da ‘non c’è una fine’ di Piotr M.A. Cywinnski, attuale direttore del memoriale di Auschwitz, ed. Bollati Boringhieri, testo straoridinario consigliato a tutte le generazioni.

Un tritico per il nostro futuro anteriore:memoria, responsabilità e consapevolezza
‘La memoria è il fondamento. Non si può pensare che il presente verrà compreso e che la costruzione del futuro sarà chiara senza le solide fondamenta della memoria. Questo è particolarmente importante nell’Europa di oggi […]. 
Oggi è impossibile capire cosa ci sta accadendo intorno a noi se non comprendiamo le memorie che sono alle radici del presente. La memoria,tuttavia, non è abbastanza’. Piotr M.A.Cywinski
Ci si può domandare quale significato ha oggi la memoria dei passati genocidi ed in particolare quello relativamente più vicino e tremendo nel tempo: Auschwitz . Piotr M.A.Cywinski si pone la stessa domanda dopo essere stato nominato Direttore del ‘memoriale’ di Auschwitz. Ed in alcune pagine di un suo recente testo ‘Non c’è una fine’ così articola la sua interrogazione sullo scopo di Auschwitz:”Non è una domanda che riguarda semplicemente il significato di Auschwitz in quanto luogo della memoria. E’ molto di più, è una domanda su di noi, sulla nostra condizione. E’ una domanda sull’umanità. Come ho già scritto Auschwitz oggi si protende oltre la seconda guerra mondiale, oltre il Terzo Reich, persino l’oltre l’esperienza europea. Quando in un gruppo di lavoro stavamo valutando come definire al meglio i nostri obiettivi – che all’inizio del 2005 prevedevano la fondazione di un Centro Internazionale per l’educazione su Auschwitz e la Shoah – proposi come espressione per includere i diversi compiti del luogo un trittico: memoria, consapevolezza, responsabilità. E così fu deciso. Provammo a prendere quella strada”. (pag.113, non c’è una fine, ed. Bollati Boringhieri).
“La memoria è in effetti oggi sia la base che il compito di questo luogo. Memoria degli eventi, della sofferenza,della morte. Memoria dell’inimmaginabile numero di vittime, e ogni tanto anche di alcune vittime specifiche, pienamente identificate. Memoria di coloro che sopravvissero. E anche – se si vuole aggiungere una memoria di diverso tipo – memoria dei carnefici, delle loro motivazioni, della loro indicibile insensibilità, del loro disprezzo e del loro odio. Memoria di come le persone stremate soccombevano, del limite assoluto della sopportazione, dell’umiliazione e della degradazione.[…] Il significato più profondo della memoria è quello di prolungare l’esistenza di coloro che ora se ne sono andati. Ma la memoria è anche una forma di empatia, che ci mette dal lato delle vittime, con un profondo significato di opposizione ai carnefici. Troppo tardi, e con il senno di poi, ma comunque dal loro lato. La memoria è un’espressone dell’orrore, della tristezza e del rispetto. La memoria è dovuta alle vittime. E’ vero. Meritano la nostra memoria come nient’altro. Ma oggi non è ciò di cui hanno bisogno. Siamo noi e i nostri bambini ad avere bisogno. Molto di più di quanto pensiamo. La memoria è quindi la base, la ragione prima per visitare Auschwitz(come tutti gli altri luoghi simili), e attraversare questa terra d’umana sofferenza. E’ la ragione per cui le persone hanno bisogno di seguire i passi di coloro che furono assassinati, di percorrere gli stessi sentieri, di sperimentare nei loro pensieri ciò che accadde sett’anni fa.(30/1/1943 – 8/5/1945). La memoria è anche il primo livello da raggiungere a scuola quando si studia la Shoah,sterminio degli ebrei. (Ed oggi anche del Porrajmos, sterminio dei rom,come dell’omocausto,sterminio dei diversi orientamenti sessuali -LGBTQ). Il curriculum scolastico di storia riempie la mente di date, cifre e fatti, attraverso i quali si delineano i primi valori. Ma prospettiva morale, la memoria ci mette di fronte ai fatti, faccia a faccia con essi. La memoria, in un certo senso, rimuove la dimensione del tempo. E’ un’attitudine senza tempo. Ci porta a affrontare la Shoah oggi(come il Porrajmos o l’Omocausto) e ci costringe a verificare, talvolta a rivalutare la nostra rassicurante convinzione di essere migliori. E’ forse in questo che risiede la sua forza più grande. In passato c’erano problemi con la memoria. Per almeno due decenni, se non tre, nell’Europa occidentale, la Shoah veniva a malapena trattata. Nei media e nel dibattito pubblico esistevano già i viaggi ai campi di concentramento, ma tutto era confuso assieme: le storie dei movimenti di resistenza, le deportazioni politiche e il destino degli ebrei internati. C’erano molte ragioni alla base di questa amnesia collettiva. Tra queste c’era sicuramente la riluttanza politica a separare le vittime del nazismo tedesco in categorie distinte, in particolare, di nuovo, quelle razziali.”(pag.114-115, non c’è una fine, ed. Bollati Boringhieri).
[…]
“Tuttavia, una delle più importanti ragioni, sia ad Est come ad Ovest, era l’impressione, per lo più taciuta ma inconfondibile, che poche persone avessero fatto davvero qualcosa per aiutare le vittime della Shoah(come degli altri genocidi perpetuati in quei luoghi e in quelli anni). In grado maggiore o minore in tante forme diverse, naturalmente, la colpa era nondimeno condivisa, e di molti fatti si vergognavano profondamente. Anche questo soffocò il dibattito, almeno fino a quando, in modo naturale cambiarono le generazioni. La memoria,in generale, è capace di sorprendere. Soprattutto quella segnata dal trauma. Bisogna trattarla con grande comprensione ma anche con immensa cautela. Farò due esempi. Un ex prigioniero che era evaso da Auschwitz un giorno aveva portato le sue memorie al Museo perchè venissero pubblicate. Il suo racconto della vita nel campo di concentramento conteneva la vivida descrizione di un’esecuzione, che effettivamente avvalorata da altre fonti. Il problema era che quella specifica esecuzione era avvenuta solo dopo la fuga di quel testimone. Era essenziale parlare con l’autore, mostragli la cronologia degli eventi, per aiutarlo a realizzare che doveva per forza aver sentito la storia da altri sopravvissuti, centinaia, forse migliaia di volte, e che probabilmente aveva fatto proprio il racconto della morte dei suoi compagni internati. Conoscendo le vittime, conoscendo gli esecutori e ricordandosi alla perfezione come fosse la vita in quel campo di concentramento, nel corso dei decenni quell’uomo si era davvero convinto di essere stato presente all’esecuzione. Un altro esempio: ancora in vita fino a poco tempo fa, Henryk Mandelbaum – l’ultimo membro di un Sonderkommando in Polonia e uno degli ultimi al mondo – aveva per molti mesi estratto i corpi dalle camere a gas dopo l’apertura della porta, e con altri membri di quella tragica squadra di lavoro li aveva trascinati ai forni del crematorio o fino alle pire, poste all’esterno. Per molti anni raccontò a gruppi di adolescenti che non ricordava di aver visto nessun bambino nelle camere a gas. Tanti adulti e vecchi,si, ma nessun bambino. Con onestà, aggiungeva sempre che altri compagni, membri del Sonderkommando, dicevano invece che c’erano molti bambini nelle camere a gas, a volte c’erano più bambini che adulti; ma non poteva confermarlo, perché non ricordava di averne mai visti. Aveva cancellato l’immagine dalla sua memoria, in modo da vivere, e non impazzire. La memoria umana ha bisogno di essere verificata, proprio come altra fonte storica. Molti ex prigionieri erano sorpresi e preoccupati dalla quantità di indagini storiche, domande indiscrete, esami minuziosi e analisi critiche cui venivano sottoposti i loro racconti personali. Dopotutto, erano stati lì, loro avevano visto ogni cosa. Tuttavia, per diventare parte della narrazione storica, la memoria umana dev’essere sottoposta al rigore della scienza, degli istituti di ricerca e delle università. Negli anni ottanta sembrò addirittura che il dibattito sulla memoria sarebbe stato ridotto ad una disputa tra coloro che confermavano e coloro che negavano la Shoah. In alcuni paesi occidentali, per esempio in Francia, a Lione, la negazione della Shoah iniziò ad essere proposta come tesi di laurea persino all’università. Sarebbe stato molto pericoloso se la memoria fosse diventata una lotta non tanto contro l’oblio bensì contro una deliberata ed abominevole menzogna. La memoria sarebbe stata decisamente diversa se si fosse sviluppata esclusivamente contro il negazionismo. Per fortuna, l’Europa è riuscita in larga misura a sradicare la negazione della Shoah. Le persone che oggi promuovono il negazionismo sono in genere espulse dalle università, ostracizzate, denunciate e marginalizzate (non certo per censura ma per indegnità intellettuale di appartenere ad istituzioni ove si pratica una ricerca minuziosa della verità). Non sono riuscite a conquistare l’accesso ai media per promuovere le loro le loro teorie pretestuose. Forse anche perché I Negazionisti della Shoah non sono riusciti a convincere l’estrema destra e i gruppi neonazisti. Non bisogna confondere la negazione della Shoah con il neonazismo. I neonazisti non negano la Shoah: la rivendicano con orgoglio. Anche questo è decisamente terribile, ma non è la stessa cosa. Certo, l’idra della menzogna su Auschwitz può far rinascere le sue teste. Il suo cibo è l’antisemitismo. Oggi ci troviamo faccia a faccia con una negazione diffusa in molte comunità del Nord Africa e del Medio Oriente. Certo, la causa non è da ricercarsi nella storia della seconda guerre mondiale- che in quelle regioni è stata molto diversa – ma in un odio militante contro Israele ed in un antisemitismo profondamente radicato in certe motivazioni religiose e culturali.”.”(pag.116-118, non c’è una fine, ed. Bollati Boringhieri).
[…]
‘La memoria è il fondamento. Non si può pensare che il presente verrà compreso e che la costruzione del futuro sarà chiara senza le solide fondamenta della memoria. Questo è particolarmente importante nell’Europa di oggi […]. Oggi è impossibile capire cosa ci sta accadendo intorno a noi se non comprendiamo le memorie che sono alle radici del presente. La memoria,tuttavia, non è abbastanza. Auschwitz non può essere ridotta ad un mero luogo della memoria. Non possiamo fermarci solo a ricordare. La conoscenza dei fatti deve portare a comprenderli. Deve portare al riconoscimento del loro significato, ad una conoscenza sempre più profonda di sé. Settant’anni dopo la guerra, Elie Wiesel parlò di un ‘Luogo di Verità’. La conoscenza deve essere al servizio della consapevolezza e la consapevolezza deve essere costruita sulla memoria. Ed è qui che in genere il compito diventa molto più difficile. Provare a far capire ai giovani cosa significa che quasi un intero popolo è stato assassinato in Europa, e che in più si tratta del popolo che diede all’Europa cristiana le sue fondamenta, è immensamente problematico.(Altri popoli come quello Rom al pari degli ebrei fu oggetto di discriminazioni, sterminio e persecuzione che non terminò con la caduta dei regimi nazi-fascisti ma proseguì in forme più subdole anche in sistemi democratici con la programmata sterilizzazione delle donne rom in Svizzera e nei paesi scandinavi..). […]
“La lezione della Shoah non può però ridursi unicamente al suo contesto sociopolitico. Di frequente vedo e sento che gli insegnati cercano di sensibilizzare i loro studenti alla perdita assoluta che derivò dall’annientamento quasi integrale del mondo ebraico nell’Europa occupata dalla Germania nazista. In questo lamento rilevo troppo spesso un’annotazione utilitaristica:’sono scomparsi, tra di loro c’erano così tanti geni, musicisti, sportivi, poeti e pensatori. Il mondo ha perso cosi tanto …’. Trovo così estremamente fastidioso le lacrime verste su un paradiso perduto di beneficio collettivo. E’ come se l’assassinio di un genio fosse molto peggiore dell’assassinio di una persona comune. Invece tutti hanno la stessa importanza, che non può essere qualificata in termini di potenziali premi Nobel. La consapevolezza dell’importanza della Shoah, a mio parere,sta iniziando solo oggi a prendere forma nelle menti degli europei. Il significato della portata e della tragedia di tutto ciò sta iniziando solo ora ad essere realmente compreso. Vorrei proporre un punto di vista che nella longue durée(lunga durata) considerò immensamente importante, anche se non è la sola valutazione della storia e non è per niente esaustiva. Oltre chele vite degli innocenti – e non vorrei essere accusato di sminuire le tragedie individuali- l’Europa perse molto di più di una percentuale della sua popolazione, molto di più dei capolavori non creati, dei risultati scientifici non ottenuti o delle invenzioni non inventate che avrebbero meditato il premio Nobel. Perdite di questo genere in realtà sono avvenute più di una volta nella storia europea(certamente sì, non in simili vaste proporzioni o non in modo così ossessivo, sistematico e serial, se pensiamo solo alla caccia agli eretici o alle streghe, donne sagge del tempo e alla loro messa rogo come supplizio o allo sterminio degli Ugonotti a Parigi nella notte di San Bartolomeo). Anche il ruolo dell’egocentrica Europa nei confronti di quello che lei era solo un mondo esotico è stato spesso molto crudele. Nella shoah l’Europa perse sé stessa. Capirlo mette la Shoah nel giusto contesto della storia europea. Perché nella Shoah l’Europa perse tutto. Primo, il suo senso d’orgoglio. Indubbiamente,il senso d’innocenza, peraltro piuttosto ingiustificato, alla luce di tutti i conflitti, le guerre e le tragedie precedenti. Nella shoah l’Europa perse il suo diritto di credere in ciò che aveva fino ad allora aveva altamente rappresentato: la forza della moralità religiosa, l’umanesimo illuminista, i valori delle Costituzioni e della democrazia così come i dogmi del positivismo. Tutto questo sembrava essere la grande conquista dell’Europa, il sostrato,le fondamenta … e fallì. Le incontestabili basi dell’Europa si dimostrarono troppo deboli quando vennero effettivamente messe alla prova. Vista sotto questa luce, la shoah non è solo un altro tragico evento della storia europea,ma un punto di non ritorno. Un punto di svolta. Quello che era prima non esiste più. Quello che sarebbe successo dopo risultò completamente diverso. L’Europa ha bisogno di essere ripensata,dal momento che ciò che è stato fino a orasi rilevato illusorio. Non c’è da meravigliarsi poi che nei primi anni dopo la guerra siano stati fatti dei tentativi per trovare un nuovo volto all’Europa, un volto che avesse un maggior senso di solidarietà, di mutuo aiuto e di comunità. Ecco ciò che è mancato di più. In questo senso Auschwitz è una delle fondamenta basilari della comunità europea post-bellica e dell’Unione. Perché la guerra dopo la quale e in risposta alla quale un’Europa unita iniziò a essere costruita era stata diversa da tutte le guerre precedenti. E la differenza non stava nella portata della battaglia di Stalingrado o nella novità degli sbarchi in Normandia. La differenza senza precedenti in quanto a portata e novità era più evidente ad Auschwitz. Dopo una tale esperienza, l’Europa avrebbe potuto appassire,logorarsi, sprofondare nella diffidenza reciproca e nel marasma, o avrebbe potuto cambiare,ripensarci da zero.
[…]
Oggi ne sono convinto, ci stiamo avvicinando ad una vera comprensione degli avvenimenti di tanti decenni fa. Il nostro senso di consapevolezza ne trae grande vantaggio. Capiremo noi stessi in maniera diversa,più pienamente. Purtroppo, sarà accaduto a costo di troppe vite innocenti. Ma la consapevolezza che deriva dalla memoria non è il passo finale nel processo di piena comprensione. Proprio come la consapevolezza deve derivare dalla memoria, così deve anche tradursi in senso di responsabilità. No,non del tipo storico, quell’unico senso di responsabilità, molto debole, espresso nei processi mediatici di Norimberga o simili. Dopo la guerra, solo una frazione di un punto percentuale degli assassini fu sottoposta a giudizio, ben al di sotto della soglia dell’errore statistico. Non è il tipo di responsabilità che intendo. E neanche lo è la stigmatizzazione storica ed eterna della Germania, dell’Austria e dei loro vili complici. Mi sto riferendo ad una responsabilità che è vostra e che è mia, oggi. Perché sapete cosa accadde, conoscete i fatti e il loro significato, potete testimoniare al massimo livello cosa sia il vostro dovere. E qui abbiamo il problema più grande. Non ci piace dover prendere impegni. Oggi coloro che visitano Auschwitz provano a capire come si è arrivati a quest’inferno sulla terra, questo ‘anus mundi’. Maledicono chiunque non sia riuscito a fare tutto il possibile per impedire che accadesse, per opporsi. Camminando tra le recinzioni di filo spinato, si sentono vicini alle vittime. Vedendo le torrette di guardia tremano per l’empatia. A volte piangono, e non si può dubitare che le loro lacrime siano sincere. E poi tornano a casa. Qualche settimana più tardi,a cena, nel calore e nella sicurezza della loro casa, vedranno immagini in diretta di un genocidio in Africa o di una guerra civile in Sud America, di attacchi razzisti o di slogan antisemiti in uno stadio di calcio in Europa, e continueranno a cenare. Non è affar loro. Non è il loro mondo. Non li riguarda. E’ compito dei servizi segreti, dei caschi blu,delle forze della pace. Come ho già scritto, è nella mancanza di reazione nelle nostre case che vediamo la vera tragedia. Qui arriviamo al massimo grado di vicinanza a ciò che rese la Shoah possibile, a ciò che la rese fattibile. Qui tocchiamo l’autorizzazione diretta all’assassinio. Gli esecutori concreti dell’assassinio sono altri, ma gli omicidi possono essere compiuti solo se non c’è una vera opposizione. Tornando da Auschwitz,non molto tempo prima, quelli stessi visitatori si erano chiesti perché ci stati, tutto sommato, così pochi giusti tra le Nazioni. Eppure quando delle persone come Irena Sendler- che trasportava di nascosto centinaia, migliaia di bambini dal ghetto di Varsavia – hanno rischiato molto di più di quanto loro rischierebbero se salvassero anche un solo di quei bambini condannati alla morte per inedia o genocidio che osservano sugli schermi dei televisori, cenando. Questa è la responsabilità alla quale mi sto riferendo. Una responsabilità che è decisamente tangibile. Quando dico queste cose ai giovani, e spiego loro che non si tratta di un problema filosofico, di un’analisi antropologica del comportamento umano o di un tema per un seminario di sociologia e psicologia, ma è un problema di scottante attualità, una questione di vita e di morte, mi guadano stupefatti, come se fossero stati svegliati di colpo da un piacevole sogno ad occhi aperti. […]
Tutte queste persone si sono chieste perché all’epoca il mondo non fosse riuscito a reagire. E oggi nessuno di loro – o almeno quasi nessuno reagisce. […]
Quando dico queste cose a chi mi ascolta, mi sento spesso chiedere:’Ma cosa potrei fare io oggi, di preciso?’. E rispondo:’Non pensare a livello globale. Non affrontare il male nella sua totalità. Non illuderti che sia sufficiente prendere una posizione,denunciare pubblicamente un tiranno totalitario. Questo potrebbe al più irritare il tiranno, ma certo rovinare il senso di benessere del tiranno non è l’obbiettivo principale. Non è questa la preoccupazione principale degli individui che stanno per morire, o i cui figli moriranno presto tra le loro braccia. I Giusti tra le Nazioni non scrivevano lettere di protesta contro Hitler. Non focalizzarti a combattere la causa alla radice. Sii minimalista. Aiuta una persona. Solo una. Puoi sempre farlo. Fallo adesso.’ E poi di solito cala il silenzio. A dispetto della memoria e, almeno in parte, della consapevolezza, con la responsabilità continuiamo ad avere un grande problema collettivo. Le persone continueranno a morire, quasi tra le nostre stesse braccia..”(pag118-127 , non c’è una fine, ed. Bollati Boringhieri).
Sistema di codifica dei contrassegni
Il sistema di codifica dei contrassegni serviva a classificare i prigionieri, generalmente in base a gruppi creati sulla base dei motivi dell’arresto. Simboli erano in stoffa, affibbiati sulla divisa, definita dai prigionieri Zebra a causa delle strisce chiare e scure alternate: sulla casacca, all’altezza del petto, sulla sinistra, e sui pantaloni, all’altezza della coscia destra. I criteri per l’identificazione degli internati variavano però a seconda dei luoghi di detenzione, e del trascorrere del tempo. L’assegnazione di un prigioniero a una categoria dipendeva in ogni caso dall’arbitrio della Gestapo; le suddivisioni si confusero e persero poi di valore con l’aumentare dei deportati da molti paesi, e con il progressivo sgretolamento del Terzo Reich.
Triangoli colorati Tabella dei contrassegni diramata nel 1940 e nel 1941 a tutti i comandanti dei KL.
Un triangolo giallo, o una Stella di David, Judenstern, costituita da due triangoli di colore giallo appositamente sovrapposti, identificava i prigionieri ebrei;
un triangolo di colore rosso, rot, identificava i prigionieri politici, politischer Vorbeugungshäftling, arrestati per “fermo protettivo”, Schutzhaft, un pretesto per internare gli oppositori al nazionalsocialismo. Erano denominati Roter secondo la lingua del lager di Mauthausen. Identificava, fra gli altri, i massoni e i sacerdoti antifascisti o considerati tali;
un triangolo di colore marrone identificava i prigionieri zingari. Erano denominati Brauner secondo la lingua del lager di Mauthausen;
un triangolo di colore nero identificava gli asociali, Asoziale. Erano denominati Aso secondo la lingua del lager di Mauthausen. I nazisti ritenevano che fossero da considerare quali asociali, fra gli altri, i vagabondi, gli etilisti, i malati di mente, le prostitute, le lesbiche, gli zingari. Alcuni prigionieri contrassegnati dal triangolo nero svolsero il ruolo di Kapo;
un triangolo di colore viola identificava i testimoni di Geova, i “ricercatori della Bi
bbia”, Bibelforscher, detti anche “i viola”, die Violetten; un triangolo di colore rosa identificava i prigionieri maschi omosessuali, internati sulla base del Paragrafo 175. Erano denominati Rosaroter, secondo la lingua del lager di Mauthausen; un triangolo di colore blu identificava gli emigrati, Emigranten. Si trattava di fuoriusciti dalla Germania in quanto oppositori antinazisti, rientrati perché richiamati con la frode, o per la minaccia di ritorsioni nei confronti dei loro familiari. Nel lager di Mauthausen i triangoli blu erano attribuiti ai prigionieri politici spagnoli; un triangolo di colore verde identificava i delinquenti comuni,che generalmente svolgevano il ruolo di Kapo.
Seminario specifico per docenti ed educatori di ogni ordine e grado scolastico
e coeducazione con alunne/i rom
Attenzioni, sguardi, distanze, prospettive di inclusione nella scuola pubblica

03-FEBBRAIO -2018  SEMINARIO DI FORMAZIONE DOCENTI ED EDUCATORI
Cesp – Centro studi per la scuola pubblica
Sede di Bologna, Via San Carlo, 42
cespbo@gmail.com www.facebook.com/cespbo/
Giornata nazionale di formazione in collaborazione con Scuola di Pace di Monte Sole
Percorsi di scolarizzazione
e coeducazione con alunne/i rom
Attenzioni, sguardi, distanze, prospettive di inclusione nella scuola pubblica
Bologna, Sabato 3 febbraio 2018 ore 9.00 – 13.30
presso l’I.C.1 “G. Dozza” via De Carolis 23 – Bologna

Programma del seminario

ore 9-11 la condizione scolastica di Rom e Sinti nella scuola italiana dell’obbligo
Matteo Vescovi: Presentazione della giornata e della mostra sul Porrajmos
Gabriele Roccheggiani: Escludere includendo. Teorie e pratiche socio-educative nelle classi speciali “Lacio-Drom”
Dimitris Argiropoulos: La co-gestione delle differenze culturali e la pedagogia dell’Accoglienza nella scuola. Mediazioni, per esplorare creare e gestire relazioni e apprendimenti scolastici in una prospettiva inclusiva.
Pausa
ore 11.30-13.30 esperienze didattiche tra stereotipi, domande e buone o cattive prassi
Elena Bergonzini: “La memoria e i dimenticati”, laboratorio didattico a cura della Scuola di pace di Monte Sole.
Condivisione, rielaborazione e discussione delle esperienze educative e didattiche dei partecipanti.
Per le iscrizioni scrivere a cespbo@gmail.com

Per gli interventi nel laboratorio didattico
Nella seconda parte della mattina ci sarà anche un momento dedicato allo scambio di esperienze didattiche tra collegh*. Chiediamo quindi a chi ha esperienze con alunne/i Rom e Sinti maturate in classe o nella propria vita personale e professionale di arricchire con il suo racconto il laboratorio.
Chi vuole contribuire deve inviare a cespbo@gmail.com entro il 20 gennaio 2018 il titolo e un breve abstract dell’intervento (massimo una pagina) in cui descrive il grado scolastico in cui si è intervenuto, le problematiche educative di partenza, le caratteristiche della scelta didattica operata, gli eventuali aspetti problematici ancora irrisolti.
Presentazione del seminario di formazione

Esiste una specificità nelle attuali condizioni di inserimento e di successo formativo degli alunni Rom e Sinti nella scuola dell’obbligo italiana?
Quali sono gli elementi di una certa problematicità che investe i percorsi di scolarizzazione degli alunni rom provenienti da varie comunità (rom e/o sinti) e che interessa particolarmente gli alunni provenienti da una situazione abitativa di “campi nomadi”?
Come collegare la scuola alle condizioni di vita degli alunni e come finalizzare relazioni e apprendimenti scolastici ad una possibile mobilità sociale?
Il seminario di studi organizzato dal CESP (Centro Studi scuola pubblica) si propone l’obiettivo di restituire ai partecipanti degli strumenti critici per rispondere a queste domande a partire dalle difficoltà vissute e constatate quotidianamente nelle comunità romanì e nella scuola.
Una particolare attenzione sarà dedicata anche alle risposte che la scuola della Repubblica italiana ha elaborato nel tentativo di raggiungere l’obiettivo dell’integrazione e alle contraddizioni che queste proposte hanno generato, dalle classi differenziali degli anni 60 alla classificazione degli alunni con BES (Bisogni Educativi Speciali) di oggi.
La seconda parte del corso, utilizzando metodologie di tipo laboratoriale e il confronto tra le esperienze personali, sarà dedicata all’analisi di situazioni problematiche e alla elaborazione di possibili percorsi didattici ed educativi, volti sia a decostruire gli stereotipi negativi e positivi nei confronti delle minoranze “zingare”, sia a suggerire proposte di interventi didattici che possano davvero favorire il successo formativo di questi alunni e alunne.

Esperienze a confronto
A questo scopo, vorremmo che questa seconda parte si configurasse anche come un momento di scambio di esperienze. Perciò ci sarà la possibilità di mettere in comune le pratiche didattiche e l’occasione per confrontarsi. Chiediamo quindi a chi ha esperienze con alunne/i Rom e Sinti maturate in classe o nella propria vita personale e professionale di arricchire con il suo racconto il laboratorio. Chi vuole partecipare deve inviare il titolo e un breve abstract dell’intervento (massimo una pagina) in cui descrive il grado scolastico in cui si è intervenuto, le problematiche educative di partenza, le caratteristiche della scelta didattica operata, gli eventuali aspetti problematici ancora irrisolti. Le proposte vanno inviate a cespbo@gmail.com entro il 20 gennaio 2018. I partecipanti avranno in anticipo la raccolta degli abstract e gli autori avranno 10 minuti per illustrare la loro esperienza.


Mostra: “Porrajmos: lo sterminio dimenticato degli zingari”
Durante la giornata verrà presentata la mostra “Porrajmos: lo sterminio dimenticato degli zingari” allestita all’interno della scuola media Dozza dal 20 gennaio al 10 febbraio, ma disponibile per eventuali altri allestimenti all’interno delle scuole. La mostra nelle nostre intenzioni vuole essere un’occasione per parlare con gli alunni e le alunne della condizione di marginalizzazione e persecuzione delle popolazioni “zingare” d’Europa.

Informazioni sugli interventi e sui relatori

Titolo:
La co-gestione delle differenze culturali e la pedagogia dell’Accoglienza nella scuola.
Mediazioni, per esplorare creare e gestire relazioni e apprendimenti scolastici, in una prospettiva inclusiva.

Abstract:
“Gli zingari culturalmente differenti sono percepiti e disegnati come “persone di origine nomade” da riadattare per includerli nel resto della società. Una volta oggetto di riadattamento, sono percepiti e disegnati come disadattati e il loro disadattamento si attacca all’immagine che si fa di loro. Il condannabile è immaginato e come tale è condannato. E come condannato è forzatamente condannabile e lo resta. Il discorso è chiuso, ma non l’interrogativo che lo riguarda.” Jean Pierre Liégeois

I rom in situazione abitativa di campo “nomadi” vivono una speciale condizione di apartheid e la loro condizione umana è sminuita nonché segnata dalla separazione, dalla descrizione negativa, dalle discriminazioni, dall’isolamento e dall’estrema povertà economica e relazionale.
Questa popolazione affronta il paradosso, l’ossimoro, di considerare un messaggio altamente contraddittorio: è “invitata” dalle istituzioni, centrali e/o locali, attraverso abbandoni, sgomberi, violenze ma anche attraverso leggi, regolamenti, tutele ad abitare nei campi e nello stesso tempo e dalle stesse istituzioni, è “invitata” ad inviare i loro figli e figlie alla scuola impostata sul modello inclusivo (si proclama tale). All’esclusione abitativa e di vita si contrappone l’inclusione scolastica. Di conseguenza i rapporti con la scuola presentano una certa criticità costituita da abbandoni, conflitti, malintesi, avversità, che si estende agli apprendimenti disegnati e vissuti come difficili e talvolta impossibili, di fatto a-storici, non contestualizzati, costrittivi, che cristallizzano, oggettivandone la presunta ineducabilità, gli alunni/e rom.

Relatore: Dimitris Argiropoulos
Docente dell’Università di Parma, insegna Pedagogia speciale ed Educazione Interculturale.

Titolo:
Escludere includendo. Teorie e pratiche socio-educative nelle classi speciali Lacio Drom

Abstract
” A causa della sua cultura lo zingaro è in ritardo, è un bambino che deve essere aiutato a crescere, a recuperare il suo gap” (Mirella Karpati)

L’inclusione scolastica delle minoranze rom e sinti in Italia coincide per circa un ventennio (anni ’60-’80) con le classi speciali Lacio Drom, con l’effetto paradossale di rafforzare la rappresentazione di questa popolazione come esterna a quella italiana. Tale politica educativa nasce da un combinato di saperi, esperti psico-pedagogici e istanze istituzionali, la cui genealogia e articolazione offre ancora uno sguardo dialettico sul presente.

Relatore: Gabriele Roccheggiani
Dottore di ricerca in Sociologia presso l’Università di Urbino Carlo Bo.
Docente di Storia e Filosofia presso il Liceo artistico Edgardo Mannucci di Ancona.


Titolo: “La memoria e i dimenticati”

Abstract
Ogni memoria istituzionale, di comunità, familiare, è il risultato di scelte: si sceglie cosa ricordare e cosa tralasciare. Lo scopo di questa attività laboratoriale è stimolare una riflessione sui meccanismi che guidano queste scelte e su come stereotipi e pregiudizi radicati possano esserne sia la causa che il prodotto.

Conduce il laboratorio:
Elena Bergonzini, educatrice della Scuola di Pace di Monte Sole.
Per le iscrizioni scrivere a cespbo@gmail.com

Promuove Comunimappe e Casa del Popolo venti pietre in cooperazione con Enmadrid Otraitalia, Amirs, Cesp, Anpi -Mario Ventura -. di Santa Viola, Frequenze partigiane, Rete Ivan Ilich, Smaschieramenti -Babs-ex Atlantide sgomberato, Centro sociale Lazzaretto.
QUESTI GIORNI DI MEMORIA DAL 20 GENNAIO AL 10 FEBBRAIO 2018 NON SAREBBERO STATE POSSIBILE SENZA LA COOPERAZIONE ATTIVA E DAL BASSO E LA CONCATENAZIONE DELLE MOLTE SINGOLARITA’ COMUNI PRESENTI NELLA NOSTRA CITTA’
PINO DE MARCH PER CONTRADE SOLIDALI ROM, SINTI E GAGI DI COMUNIMAPPE
Contatti: comunimappe@gmail.com
Informazioni blog: comunimappe.blogspot.com

far vivere la memoria degli sterminati ,generare consapevolezza e responsabiiltà tra generazioni perchè l’Europa non perda se stessa un’altra volta .


 MEMORIA, CONSAPEVOLEZZA E RESPONSABILITA’

 
“Ad Auschwitz l’Europa perse se stessa”. Piotr M.A. Cywinski

“Nessuno di noi fece abbastanza.
                                                                                                                                                                                                           Nessuno può dire di aver fatto abbastanza se non coloro che morirono aiutando gli altri.                                                                                  
 Solo loro hanno fatto abbastanza”.                                                                                                                                         Wladslaw Bartosezewski                                                                                  
Robert S.C.Gordon in suo saggio ‘Scolpitelo nel cuore’ presenta ciò che lui ha studiato in profondità e cioè la storia dell’elaborazione della Sohah in Italia, e ce ne offre un quadro complesso, ripercorrendo questi 60 anni su più livelli, evidenziando la figura centrale di P. Levi, ma anche il diffuso sentimento auto-assolutorio degli italiani, che ancora oggi indicano se stessi come esecutori ‘riluttanti’ di ordini altrui, faticando a farsi carico del proprio passato.                         [..] anche se il suo tributo alla Sohah,in termini di sangue, indifferenza, di collaborazionismo è stato decisamente minore, in proporzione ad altri paesi europei dell’Est come dell’Ovest, che non la rende per questo meno terribile. Da qualunque prospettiva la si guardi, il caso italiano sembra un’eccezione. Perché al di qua delle Alpi nacque il fascismo, e fu un fascismo che un ventennio più tardi si seppe rigenerare(o degenerare)una ferocia(atrocità) della Repubblica Sociale di Salò(composta da giovani repubblichini aguzzini che praticavano torture, violenze e assassini verso partigiani e complici di essi, nota d’autore), la quale collaborò ampiamente alla caccia all’uomo e alla deportazione dei ‘suoi ebrei’, in una proporzione del tutto paragonabile al caso francese(informazioni tratte R. Gordon), in qualche modo si salvarono 3/4 delle potenziali vittime presenti nel territorio in cui vivevano(per le molte forme di solidarietà individuale e di disobbedienza sociale al fascismo), nascondendo e proteggendo i propri vicini perseguitati:perché gli uomini, le donne, i vecchi e i bambini che partivano su carri merci o carri bestiame dalla penisola italiana furono indubbiamente meno, se comparati alla carneficina che in parallelo stava avvenendo ed in gran parte era già avvenuta, nell’Europa orientale(Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia (Jasenovac, l’Auschwitz del vaticano, per la complicità dei francescani croati al regime fascista ustascia di Ante Pavelic che praticò – l’istrebljene- la distruzione biologica degli ebrei, dei serbi e dei rom che erano considerati ‘i peggiori nemici del popolo croato’, nota dell’autore)e di altri paesi (occupati ) dell’Europa occidentale (Belgio,Olanda, Danimarca)colpiti duramente, anche per ragioni di tempo,la distruzione degli ebrei europei.                                                                                               (Carlo Greppi, storico e scrittore, collaboratore di Rai Storia, e danni organizza viaggi della Memoria con l’associazione Deina)
ZIGEUNERLAGER- Campo degli ‘zingari’.                                                                                                 Un campo che esistette negli anni 1943-44 nel settore BII e di Birkenau. Vi sono state deportate intere famiglie, in tutto oltre 20.000 tra Rom e Sinti(altri e molti della loro gente durante i rastrellamenti, ma anche nelle ripetute invasioni ed occupazioni militari dei paesi dell’Est Europa, finirono ammazzati come animali selvatici. Essi vivevano numerosi nei loro villaggi, ed era prassi che le loro baracche venissero bruciate a cui seguivano le selezioni,per gli abitanti ritenuti idonei ai loro forzati seguiva la deportazione e per gli altri la fucilazione; questi fucilati non compaiono nel numero degli assassinati nei vari campi di concentramento e sterminio; di queste stragi non documentatene ne è testimone e ne parla nelle sue conversazione con la moglie il pugile sinto Ruekeli , al ritorno da una di queste campagne militari ad est. Il pugile Ruekeli fu tra i 30.000 Rom e Sinti che prestarono servizio militare obbligatorio in quanto cittadini tedeschi nei primi anni del III Reich; poi  negli anni successivi che sono quelli che decisero anche per loro come per  gli ebrei della soluzione finale, furono rimandati a casa e subito deportati nei vari campi tra cui Auschwitz. Il pugile Rukeli ebbe la stessa sorte degli atri sterminati e fu assassinato per un gioco sadico da un kapò che lo aveva sfidato, e avendo perso la sfida e subito la derisione degli astanti nazisti, pensò ‘bene’ di nascosto, di ammazzarlo per vendetta con un colpo di pistola).Gli ultimi rom e sinti vennero uccisi nella notte tra il 2 e 3 agosto del 1944.                                                                                                                   Testi tratti da ‘non c’è una fine’ di Piotr M.A.Cywinski – ed. Bollati Boringhieri  ed elaborati con alcune glosse tra parentesi  da Pino de March

PERIFERIE E MEMORIE ATTIVE ANTIFASCISTE,ANTIRAZZISTE E ANTISESSISTE : DAL 20 GENNAIO AL 10 FEBBRAIO 2018

LA LIBERA COMUNE UNIVERSITÀ – PLURIVERSITÀ BOLOGNINA                                                                                                                                     IN COOPERAZIONE CON ISTITUTO COPRENSIVO IC1- SCUOLA DOZZA ,IL CESP (CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA) E L’AMIRS (ASSOCIAZIONE MEDIATORI INTERCULTURALI ROM E SINTI)  mostra  fotografica 

SUL PORRAJMOS – IN LINGUA ROMANES – ‘DIVORAMENTO’ , UNO DEGLI  STERMINI  NAZI-FASCISTI DIMENTICATI DALLE MEMORIE – QUELLO DELLE GENTI ROMANI’ (ROM,SINTI), COME  E’ ACCADUTO PER I DIVERSI GENERI LGBTQ, E  SEMINARIO DI FORMAZIONE NAZIONALE CESP– PERCORSI DI SCOLARIZZAZIONE E MOBILITA’ SOCIALE PER GLI STUDENTI E STUDENTESSE ROM E SINTI CHE SI TERRA’ – IL 03 FEBBRAIO DALLE 9 ALLE 13, AULA MAGNA DELL’IC3 –DOZZA-LAME – VIA DE CAROLIS 23- BOLOGNA
dal 20 gennaio al 10 febbraio dalle ore 9 alle ore 12 dal lunedi a sabato (lunedi e venerdì pomeriggio dalle 15 alle 18 aperto al quartiere e alla città
PRESSO L’ISTITUTO COMPRENSIVO IC1- SCUOLA DOZZA IN DE CAROLIS,23
aperta alle classi di ogni ordine e grado.
L’ingresso alla mostra è gratuito, vi chiediamo solo di lasciare un contributo per contribuire alle spese(OFFERTA LIBERA).
Quest’anno ai ragazzi e alle ragazze che visiteranno la mostra,chiediamo fin d’ora,di portare con sé un oggetto personale in uso nei giorni di frequenza alla scuola e di deporlo in un punto che sarà indicato dai custodi, ricercatori e curatori, per segnalare che l’entrata in un campo di concentramento, significava innanzitutto la totale spersonalizzazione delle persone lì deportate (il ritorno alla nuda vita, così spogliate di ogni loro forma di vita), e finire per sempre in uno dei tanti suoi gironi infernali, a cui seguivano lavori forzati, sperimenti eugenetici, maltrattamenti ; ed infine il passaggio nelle camere a gas per alcuni/e  e per altri/e la morte per fame e stenti, le arbitrarie esecuzioni dei kapò, e come destino di tutti e tutte, i forni crematori o le fosse comuni.             Con questi oggetti donati allestiremo una mostra di memoria attiva e perenne nella scuola.
 (per visitare la mostra è necessaria la prenotazione scrivendo a comunimappe@gmail.com).
Con questo percorso fotografico che comprende 45-50 immagini tratte da archivi storici e da noi  sottotitolate, ed con altre duecento riproduzioni visive sul tema condensate in un file, vogliamo accompagnarvi in un viaggio infernale attraverso la persecuzione e lo sterminio nazi-fascista degli ‘zingari’(popolo Rom), ma vogliamo anche testimoniare la resistenza orgogliosa di questo popolo che non rifugge l’integrazione e la convivenza con gli abitanti dei paesi che attraversa e che li ospita (i ‘gagè’, come loro li chiamano). Un popolo che non ha mai dichiarato guerra ai suoi vicini, ma che è stato capace di combattere e sacrificarsi al fianco delle forze della resistenza democratica antifascista in Italia come in altri paesi europei, per riconquistare per sé e per noi la libertà calpestata, dai regimi nazi-fascisti, che avevano alcuni sospeso ed altri abolito,ma tutti messo in scacco le costituzioni liberali vigenti . Queste immagini, oltre ad interpellare la nostra memoria comune di tutte le vittime del nazifascismo, ci ricordano che, come per la Repubblica italiana, le radici della nuova Europa democratica sono da ricercare nella guerra di resistenza che tanti e tante hanno combattuto in nome del diritto di tutti e di ciascuno a vivere in una società aperta e solidale, in cui siano riconosciute le molteplici minoranze linguistiche e culturali in essa presenti, e sia finalmente sopita ogni forma di ‘fobia’ (paura e repulsione) verso le diverse umanità e culture, siano esse ebrei, rom, omosessuali-lgbtq, diversamente abili o H, o altre minorità religiose o politiche. In questo senso, possiamo affermare con forza che anche il popolo romanì ha saputo dare il proprio significativo contributo alla realizzazione di questa Europa che deve ancora venire.
Ringraziamo l’associazione CIPES (Centro di Iniziativa Politica e Sociale) di Milano per averci prestato il loro materiale.
LA MOSTRA FOTOGRAFICA E’ STATA CURATA ARTISTICAMENTE E GRAFICAMENTE DA RAFFAELE PETRONE (Docente storia dell’arte all’ IC1 – Bolognina) E LE RICERCHE STORICHE E LE DISCASCALIE, DA ESSE TRATTE, CHE SOTTOTITOLANO LE SINGOLE IMMAGINI DA MATTEO VESCOVI (Docente di Storia ed Italiano dell’Istituto Agrario Serpieri di Bologna)
PORRAJMOS: LO STERMINIO DIMENTICATO DEL POPOLO ROMANI'(Inno delle Genti Rom)
“Alzatevi Rom (uomini liberi)
è arrivato il momento, venite con me
e con tutti gli uomini liberi del mondo.
O Rom, o giovani!
Io pure avevo una grande famiglia
La nera legione l’ha massacrata.
Perché?
 Le strade zingare ci sono aperte
E’ il momento: alzati rom
Noi scatteremo e agiremo.
O zingari, o giovani!”
Djelem, djelem di Zarko Jovanovic, rom serbo
PORRAJMOS: (divoramento) un vocabolo che nella lingua romanì indica la persecuzione e lo sterminio che il Terzo Reich attuò, con la complicità degli altri fascismi d’Europa, nei confronti del popolo romanì. Il “Porrajmos”, al pari della più nota Shoah, è diretta conseguenza dell’ideologia razzista nazi-fascista. Fin da subito i nazisti nel Terzo Reich si preoccuparono di isolare gli zingari dal “corpo sano” della società per recluderli nei campi di concentramento, così nel 1938 in Germania fu emanata la legge che definisce i provvedimenti da prendere per la gestione della “razza zingara”, mentre lo sterminio del popolo romanì fu avviato da Himmler, come parte della “soluzione finale”, il 16 dicembre del 1942 con l’ordine di deportare ad Auschwitz “tutti gli zingari”.
L’approccio razziale del Terzo Reich venne ripreso dal regime fascista italiano, e la questione “zingari” venne inquadrata all’interno delle problematiche aperte dalle legge razziale del 1938 promosse da B. Mussolini. [Vittorio Emanuele III, le cui spoglie sono rientrate in Italia con la moglie Elena del Montenegro in questi giorni, (dicembre 17)fu l’unico monarca in Europa a promulgare leggi di discriminazione razziale contro il proprio popolo (va ricordato anche la sua secondogenita Mafalda espiò e finì i suoi giorni al campo di concentramento di (Buchenwald) . I rastrellamenti cominciarono subito, ma la prima disposizione specifica è del 1940 e prevedeva la reclusione di tutti “gli zingari” italiani e stranieri in campi ad hoc(esclusivamente riservati). La situazione, poi, mutò in peggio dopo l’8 settembre del 1943, quando con la Repubblica Sociale di Salò (divenuta parte Terzo Reich) i detenuti dei campi furono deportati verso i lager tedeschi.  Proprio come gli ebrei, gli ‘zingari’ (oggi dignitosamente Rom o Romanì)furono perseguitati e uccisi in quanto “razza inferiore” destinata, secondo l’aberrante ideologia nazista non alla sudditanza al Terzo Reich, ma alla morte. Ma proprio questa definizione è il nodo del problema, perché per molto tempo dopo la fine della guerra, e allo sterminio nazista delle Genti Romanì non era ancora stata riconosciuta la motivazione razziale, ma lo si è considerato conseguenza, ‘banalmente ovvia’, come tutti i mali (direbbe la filosofa Hannah Arendt)di quelle misure di prevenzione della criminalità che ‘naturalmente’ si acuiscono in tempo di guerra. Una tesi smentita, ma che trova fondamento anche nella constatazione che, almeno nella prima fase del governo nazista, esso non fece altro che applicare ed ampliare le disposizioni già presenti in tantissimi stati europei, che già nei primi anni del ‘900 avevano tentato di schedare e controllare le minoranze zigane, ritenute un elemento disgregatore della supposta e ben ordinata comunità ‘organica’ fascista.
In realtà, i provvedimenti presi dal Reich tedesco nella metà degli anni Trenta servirono solo a preparare un “più coerente” piano di sterminio. I Romanì, infatti, furono dichiarati “asociali” e poi furono perseguitati, imprigionati, seviziati, sterilizzati in massa, utilizzati come cavie per esperimenti medici, gasati nelle camere a gas dei campi di sterminio proprio in quanto ‘zingari’e quindi, secondo l’ideologia nazista, geneticamente ladri, truffatori, nomadi, razza inferiore indegna di esistere. E chiunque si fosse unito in matrimonio con un appartenente al popolo rom, fosse anche un germanico ‘ariano o ariana’,doveva  divorziare e in caso contrario  subire le stesse conseguenze di persecuzioni e sterminio riservato agli ‘zingari’ come agli ebrei.
Almeno cinquecentomila morirono nei campi di concentramento, ma probabilmente furono molti di più, considerando quelli non censiti o uccisi nei rastrellamenti delle campagne. Nello Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz-Birkenau, tra il febbraio 1943 e l’agosto 1944 oltre ventimila tra Rom e Sinti vennero condotti nelle camere a gas.
In Italia i Rom furono imprigionati nei campi di concentramento di Agnone, Berra, Bojano, Bolzano, Ferramonti, Tossicìa, Vinchiaturo, Perdasdefogu, le isole Tremiti e in quello di Gonars. Si trattava di cittadini italiani, ma anche di altre nazionalità; un gran numero erano Rom slavi, fuggiti in Italia dalle persecuzioni dei nazi-fascisti  nei loro paesi. Molti di loro riuscirono a fuggire e si unirono alle bande partigiane.
(parti  tratte da note da Giovanna Boursier, Zigeuner, lo sterminio dimenticato, Sinnos editrice 1996)
 Per prenotare la visita alla mostra scrivere a comunimappe@gmail.com (ricercatore -accordatore -coordinatore  Pino de March)
L’ingresso alla mostra è gratuito, vi chiediamo solo di lasciare un contributo per contribuire alle spese.
PROMUOVE LA LIBERA COMUNE UNIVERSITA’ – PLURIVERSITA’- BOLOGNINA ( Pino de March, Gianpiero Lipparini(anpi borgo panigale), Raffaele Petrone, Elisa Duca e Dadalupa)

 MEMORIE ATTIVE DI SHOA E DI ALTRI DIMENTICATI STERMINI NAZIFASCISTI DI GENTI ROMANI’ E DI SOGGETTIVITA’ LGBT, NON SOLO PER RICORDARE MA PER COMPRENDERE IL RIPETERSI STORICO DI SERIALI GENOCIDI, ATTI DI MUTATA OSSESSIONE COADIVUTE DA TECNOLOGIE,  MA CON LIVELLI SEMPRE PIU’ CRESCENTI DI TERRORE, ORRORE, E CRUDELTA’

 MERCOLEDI 24 GENNAIO 2018
ORE 17,30
 Sala Consiliare Falcone e Borsellino 
in via Battindarno 123 – Bologna

QUARTIERE BORGO RENO

 L’offesa del silenzio
ORE 17,30:
FILMATO 

ORE 18: 
STUDIOSI, RICERCATORI E TESTIMONI ROMANì RACONTERANNO DEL LUNGO SILENZIO SUL PORRAJMOS E DEL PERDURARE CONTEMPORANEO DELL’ANTIZIGANISM

GIULIO SORAVIA: IL POPOLO NEGATO
LUCA BRAVI: IL PORRAJMOS
DIMITRIS ARGIROPOLOUS: CONOSCERE E RICONOSCERE UNA MINORANZA A PARTIRE DALLA DISCRIMINAZIONE ESTREMA
PROMUOVONO:

ANPI BORGO RENO

QUARTIERE BORGO RENO

IC1- SCUOLA DOZZA –BARCA – VIA A. DE CAROLIS 23

AMIRS –ASSOCIAZIONE MEDIATORI INTERCULTURALI ROM E SINTI

COMUNIMAPPE – LIBERTA COMUNE UNIVERSITA’ PLURIVERSITA’ BOLOGNINA

  
SABATO 27 GENNAIO 2018  
MATTINO

 DALLE 8,30 ALLE 13,30
 MEMORIE ATTIVE DI SHOA E DI PORRAJMOS

ALLA SCUOLA DOZZA -1C1 – VIA A. DE CAROLIS 23 -BARCA

1 EVENTO CON QUATTO CLASSI 
DALLE 8,30 ALLE 11
2 EVENTO CON ALTRE QUATTRO CLASSI 
DALLE 11 ALLA 13,30
 (per ogni evento si ripeteranno gli stessi interventi, nello stesso ordine con cui sono stati qui sotto descritti)
ACCOGLIENZA MUSICALE DEGLI STUDENT@

 SALVATORE PANU MUSICISTA E DOCENTE PRESENTERA’ 3 BRANI DI MUSICHE  ZIGANE

APERTURA DELLA GIORNATA DA PARTE DELLA DIRIGENTE (PRESIDE) DELL’IC1 –DOZZA E DI UN RAPPRESENTANTE DELL’ANPI BORGO RENO

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO MEMORIE ATTIVE DA PARTE DI PINO DE MARCH DI COMUNIMAPPE 
  
SALVATORE PANU MUSICISTA E DOCENTE PRESENTERA’ BRANI DI MUSICHE KLEZMER


 TESTIMONIANZE DI UN RAPPRESENTANTE DELLA COMUNITA’ EBRAICA
DADALUPA LETTURA BRANI TRATTI DA L’INFERNO A TRIBLINKA DI VASILIJ GROSSMAN
SALVATORE PANU MUSICISTA E DOCENTE PRESENTERA’ BRANI DI MUSICHE  ZIGANE 
TESIMONIANZE DI APPARTENENTI E MEDIATORI INTERCULTURALI (ASSOCIAZIONE AMIRS-ASSOCIAZIONE INTERCULTURALE ROM E SINTI) DELLE COMUNITA’ URBANE ROM E SINTI NELLA NOSTRA CITTA’
 SALVATORE PANU MUSICISTA E DOCENTE PRESENTERA’ BRANI DI MUSICHE  ZIGANE
ELISA DUCA PEDAGOGISTA LIBERA RICERCATRICE parlerà di memorie del Porrajmos e dell’antiziganismo pensato, praticato, taciuto e dimenticato
SALVATORE PANU MUSICISTA E DOCENTE PRESENTERA’ BRANI DI MUSICHE DELLA RESISTENZ A
 PRESENTAZIONE MOSTRA FOTOGRAFICA DA PARTE DI RAFFAELE PETRONE – Docente di storia dell’arte IC3-lame che ha curato la parte artistica e grafica e Matteo Vescovi – docente di Italiano e storia dell’IST. AGRARIO SERPIERI che ha curato aspetti storici e le didascalie.

“Mio angelo di cenere”

 MUSICHE E CANZONI  TRATTE DA CONCERTO JENISCHE –PROGETTO MEHR

(MEHR, POETA SVIZZERA APPARTENENTE ALLE COMUNITA’ NOMADI O ‘ZINGARI BIANCHI’ O JENISH SOTTOPOSTI A PRATICHE EUGENETICHE O STERILIZZAZIONI TRA ANNI TRENTA E OTTANTADEL SECOLO SCORSO 

Fabio Turchetti / Daniela Coelli

Lo spettacolo è basato sulle poesie di Mariella Mehr, una poetessa svizzera di origine rom autrice di romanzi, libri di poesie e opere teatrali che ha fatto delle persecuzioni subite dal suo popolo il centro della propria scrittura.   Nello spettacolo che alterna momenti recitati ad altri cantati  Daniela Coelli  recita e canta mentre Fabio Turchetti suona la fisarmonica e la chitarra.
Ci sono generalmente altri due musicisti in scena: Luca Congedo al flauto e Luca Garlaschelli al contrabbasso (ma esiste la versione ridotta in duo o quella ampliata con altri attori/musicisti) 
Un po’ di storia
Mariella Mehr è nata a Zurigo ma ha vissuto a lungo in Toscana. Nel 2007  in occasione della presentazione delle sue poesie al teatro Fraschini  di Pavia Fabio Turchetti è stato chiamato ad accompagnarla sul palco musicando e cantando  alcune  liriche originariamente scritte in tedesco e tradotte in italiano da Anna Ruchat. Le atmosfere che ha scelto per “metter in musica” queste  liriche sono ovviamente  quelle del mondo gitano, dalla rumba flamenca allo swing manouche
A questo  esordio di Pavia  sono seguiti poi alcuni festival tra cui quello della letteratura di Chiasso dove sempre nel 2007  il concerto è stato registrato in diretta dalla radio svizzera. La registrazione è stata  stampata e pubblicata nell’ omonimo cd pubblicato dalla CPC. Con il peggioramento della salute di Mariella la collaborazione si è poi interrotta. Nel 2014 è nata questa nuova versione con un taglio più teatrale dove Daniela Coelli  oltre che  cantare e recitare le liriche di Mariella ha inserito due momenti di prosa tratti dal romanzo “La Bambina”ed alcuni brevi estratti del libro di Isabel Fonseca “Seppellitemi in piedi “. Lo spettacolo è stato portato in giro negli ultimi anni in varie città italiane tra cui Roma, Desio (MI),Lodi,Piacenza, Montebuono(PG),Castelverde, Cremona.
 Mariella Mehr, nata a Zurigo nel dopoguerra, il 27 dicembre 1947, da madre zingara di ceppo Jenische, vittima dell’operazione Kinder der Landstrasse, (bambini di strada)  ha fatto della denuncia della persecuzione del suo popolo il centro della propria scrittura, vincendo numerosi premi e la Laurea Honoris Causa nel 1998 dalla Facoltà di Storia e Filosofia dell’Università di Berna per l’impegno per i diritti delle minoranze e dei gruppi emarginati. Gli Jenisch, una etnia nomade diffusa in particolar modo in Germania e in Svizzera negli anni’40, erano già stati vittime, insieme ad altre etnie nomadi, di una cruenta persecuzione nazista che, in nome della famigerata politica razziale, li aveva prima imprigionati e poi gasificati nei campi di sterminio di mezza Europa.  Già nella primissima infanzia fu strappata alla madre per essere consegnata a famiglie affidatarie, orfanatrofi, istituti psichiatrici, in quanto la rottura totale tra il bambino e il suo universo familiare era ritenuta condizione indispensabile per l’estirpazione del fenomeno zingaro (dal 1926 al 1972 furono 600 i bambini sottratti a forza alle loro famiglie nell’ambito di un programma che doveva plasmarli secondo i modelli della società sedentaria).
E’ da questa esperienza di sradicamento, segregazione e colpevolizzazione che nascono tutte le opere della Mehr, in particolare i romanzi della “trilogia della violenza”, di cui La bambina fa parte, e la raccolta di poesie Notizie dall’esilio, alcune delle quali musicate da Fabio Turchetti nello spettacolo Mio Angelo di Cenere.
Isabel Fonseca vive a Londra. Scrive sul Times, The Nation e  The Wall Street Journal. Ha pubblicato “Seppellitemi in piedi “ nel 1999 dopo una lunga serie di studi presso le comunità rom dell’est Europa
SABATO 27 GENNAIO 2017
SERANOTTE ANFISCISTA, ANTISESSISTA ED ANTIRAZZISTA
AL CENTRO SOCIALE 20 PIETRE VIA MARZABOTTO, 2, BOLOGNA 

DALLE 18ALLE 24
MEMORIE ATTIVE DI DIMENTICATI STERMINI E RESISTENZE DELLE GENTI ROMANI’ E DELLE SOGGETTIVITA’ LGBTI

ORE18
APERTURA DELLA GIORNATA DI UN/A APPRESENTANTE DELLE SEZIONI ANPI D’AREA PONENTE (IN FASE DI CONTATTO)
 
SALVATORE PANU MUSICISTA E DOCENTE PRESENTERA’  BRANI DI MUSICHE ROM

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO MEMORIE ATTIVE E DI CONTRADE SOLIDALI ROM,SINTI E GAGI DA PARTE DI PINO DE MARCH DI COMUNIMAPPE

SALVATORE PANU MUSICISTA E DOCENTE PRESENTERA’  BRANI DI MUSICHE ROM

BRUNELLA GUIDA CONSILIARA DI QUARTIERE NAVILE, PARTE DEL DIRETTIVO DI COALIZIONE CIVICA, STRENUA DIFENSORA  DEI DIRITTI AD ABITARE LA CITTA’ PER I SINTI DI BOLOGNINA E PER I DIRITTI CULTURALI E SOCIALI DEI ROM  TUTTI PRESENTI NELLA NOSTRA CITTA’
CONCERTO E DANZA ROM                                                                                                                                                                                                     LIONEL RADUCAN -MAESTRO FISARMONICISTA E PRESIDENTE  DELL’AMIRS ED AGHIRAN -MAESTRO  DI DANZA ROM
 

TESTIMONIANZE DA PARTE DI APPARTENENTI E  MEDIATORI INTERCULTURALI (ASSOCIAZIONE AMIRS-ASSOCIAZIONE INTERCULTURALE ROM E SINTI) E DELLE COMUNITA’ URBANE ROM E SINTI NELLA NOSTRA CITTA’

SALVATORE PANU MUSICISTA E DOCENTE PRESENTERA’  BRANI DI MUSICHE ROM

ELISA DUCA PEDAGOGISTA LIBERA RICERCATRICE parlera’ di memorie del porrjmos e dell’antiziganismo pensato, praticato, taciuto e dimenticato

SALVATORE PANU MUSICISTA E DOCENTE PRESENTERA’  BRANI DI MUSICHE RESISTENZ A

NARRAZIONI E TESTIMONIANZE DI PERSECUZIONI E STERMINI  DI DIFFERENTI GENERI   LGBT  DEL GRUPPO BABS E DEL LABORATORIO SMASCHIERAMENTI -EX ATLANTIDE OCCUPATO

RENATO BUSARELLOED ALTRE

SALVATORE PANU MUSICISTA E DOCENTE PRESENTERA’ ALCUNI BRANI DI MUSICHE KLEZMER (EBRAICHE)

 LETTURE DI DADA LUPA DI BRANI TRATTI DAL TESTO ‘L’INFERNO DI TRIBLINKA DI VASILIJ GROSSMAN

PRESENTAZIONE MOSTRA FOTOGRAFICA DA PARTE DI RAFFAELE PETRONE – Docente di storia dell’arte IC3-lame che ha curato la parte artistica e grafica e Matteo Vescovi – docente di Italiano e storia dell’IST. AGRARIO SERPIERI che ha curato gli aspetti storici e le didascalie

MATTEO VECOVI E DIMITRIS ARGIROPULOS PRESENTANO SEMINARIO CESP-CENTRO STUDI PER SCUOLA PUBBLICA SU  SCOLARIZZAZIONE ,COEDUCAZIONE E MOBILITA’ SOCIALE  DEI RAGAZZI ROM-SINTI

  
 ORE 20
 ANTIPASTI ZIGANI ED EROTICI come R-esistenza o riaffermazioni di esistenze negate e cancellate

 Giorgio Simbola e il piccolo concerto di musichegipsy e swing
ORE 22
CONCERTO JENISCHE –PROGETTO MEHR
(MEHR, POETA SVIZZERA APPARTENENTE ALLE COMUNITA’ NOMADI O ‘ZINGARI BIANCHI’ O JENISH SOTTOPOSTI A PRATICHE EUGENETICHE O STERILIZZAZIONI TRA ANNI TRENTA E OTTANTA DEL SECOLO
Fabio Turchetti / Daniela Coelli
Mio angelo di cenere”
Lo spettacolo è basato sulle poesie di Mariella Mehr, una poetessa svizzera di origine rom autrice di romanzi, libri di poesie e opere teatrali che ha fatto delle persecuzioni subite dal suo popolo il centro della propria scrittura.   Nello spettacolo che alterna momenti recitati ad altri cantati  Daniela Coelli  recita e canta mentre Fabio Turchetti suona la fisarmonica e la chitarra.
Ci sono generalmente altri due musicisti in scena: Luca Congedo al flauto e Luca Garlaschelli al contrabbasso (ma esiste la versione ridotta in duo o quella ampliata con altri attori/musicisti) 
Un po’ di storia
Mariella Mehr è nata a Zurigo ma ha vissuto a lungo in Toscana. Nel 2007  in occasione della presentazione delle sue poesie al teatro Fraschini  di Pavia Fabio Turchetti è stato chiamato ad accompagnarla sul palco musicando e cantando  alcune  liriche originariamente scritte in tedesco e tradotte in italiano da Anna Ruchat. Le atmosfere che ha scelto per “metter in musica” queste  liriche sono ovviamente  quelle del mondo gitano, dalla rumba flamenca allo swing manouche
A questo  esordio di Pavia  sono seguiti poi alcuni festival tra cui quello della letteratura di Chiasso dove sempre nel 2007  il concerto è stato registrato in diretta dalla radio svizzera. La registrazione è stata  stampata e pubblicata nell’ omonimo cd pubblicato dalla CPC. Con il peggioramento della salute di Mariella la collaborazione si è poi interrotta. Nel 2014 è nata questa nuova versione con un taglio più teatrale dove Daniela Coelli  oltre che  cantare e recitare le liriche di Mariella ha inserito due momenti di prosa tratti dal romanzo “La Bambina”ed alcuni brevi estratti del libro di Isabel Fonseca “Seppellitemi in piedi “. Lo spettacolo è stato portato in giro negli ultimi anni in varie città italiane tra cui Roma, Desio (MI),Lodi,Piacenza, Montebuono(PG),Castelverde, Cremona.
Mariella Mehr, nata a Zurigo nel dopoguerra, il 27 dicembre 1947, da madre zingara di ceppo Jenische, vittima dell’operazione Kinder der Landstrasse, (bambini di strada)  ha fatto della denuncia della persecuzione del suo popolo il centro della propria scrittura, vincendo numerosi premi e la Laurea Honoris Causa nel 1998 dalla Facoltà di Storia e Filosofia dell’Università di Berna per l’impegno per i diritti delle minoranze e dei gruppi emarginati. Gli Jenisch, una etnia nomade diffusa in particolar modo in Germania e in Svizzera negli anni’40, erano già stati vittime, insieme ad altre etnie nomadi, di una cruenta persecuzione nazista che, in nome della famigerata politica razziale, li aveva prima imprigionati e poi gasificati nei campi di sterminio di mezza Europa.  Già nella primissima infanzia fu strappata alla madre per essere consegnata a famiglie affidatarie, orfanatrofi, istituti psichiatrici, in quanto la rottura totale tra il bambino e il suo universo familiare era ritenuta condizione indispensabile per l’estirpazione del fenomeno zingaro (dal 1926 al 1972 furono 600 i bambini sottratti a forza alle loro famiglie nell’ambito di un programma che doveva plasmarli secondo i modelli della società sedentaria).
E’ da questa esperienza di sradicamento, segregazione e colpevolizzazione che nascono tutte le opere della Mehr, in particolare i romanzi della “trilogia della violenza”, di cui La bambina fa parte, e la raccolta di poesie Notizie dall’esilio, alcune delle quali musicate da Fabio Turchetti nello spettacolo Mio Angelo di Cenere.
Isabel Fonseca vive a Londra. Scrive sul Times, The Nation e  The Wall Street Journal. Ha pubblicato “Seppellitemi in piedi “ nel 1999 dopo una lunga serie di studi presso le comunità rom dell’est Europa

periferie e memorie attive di COMUNIMAPPE IN COOPERAZIONEtrasversale con

–          CESP-CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA – via San Carlo, 42
–          IC3 -DOZZA-BARCA (Dirigente Mariolina Rocco e Coordinamento progetto Memorie attive- Docenti  Loredana Magazzeni Giorgio Simbola
–          AMIRS – ASSOCIAZIONI MEDIATORI INTERCULTURALI ROM E SINTI (Tomas Fulli – mediatore della comunità urbana Sinta e Milan Jovanovic – mediatore per la comunità urbana Rom)
–  CENTRO SOCIALE 20 PIETRE -VIA MARZABOTTO 2- BOLOGNA(Maurizio Pullici)
– ALCUNE SOGGETTIVITA’ DELL’ASSOCIAZIONE SMASCHERAMENTI LEGBT- EX ATLANTIDE SGOMBERATO (RenATO Busarello)
– ERMADRID – CULTURE RESISTENTI E CRITICHE ITALIANE  A MADRID (elisabet)
– TORE PANU -MUSICISTA FISARMONICISTA DI CANTI POPOLARI 
– JOVEL RADUCAN – MUSICISTA E FISARMONICISTA ROMANI’
– Attivista politico culturale Giampiero Lipparini -ANPI BORGO PANIGALE
–          DIMITRIS ARGIROPOLUS – DOCENTE DI PEDAGOGIE DELLA MARGINALITA’ PRESSO  UNIVERSITA’ DI PARMA 
CON UNA GRANDE ESPERIENZA DI RICERCA E ATTIVITA’ DI PEDAGOGIA DI STRADA TRA LE COMUNITA’ UNRBANE ROM E SINTE DELLA NOSTRA CITTA’.  HA CONTRIBUITO CON PROPRIE CONOSCENZE E RELAZIONI ALLA REALIZZAZIONE DEL SEMINARIO DI FORMAZIONE – PERCORSI DI SCOLARIZZAZIONE PER
 ROM E SINTI CHE SI TERRA’ 
IL 03 FEBBRAIO DALLE 9 ALLE 13, AULA MAGNA DELL’IC3 –DOZZA-VIA DE CAROLIS 23.
per iscirizone al seminario di formazione -docenti- nazionale  – informarsi 

su  www.cespbo.it
e  scrivere al Prof. Matteo Vescovi – email: m.vescovi79@gmail.com

 informazioni in rete
 comunimappe.blogspot.com (pino de March,libero ricercatore )
www.cespbo.it (Gianluca Gabrielli, Edoardo Recchi e Matteo Vescovi docenti e coordinatori di seminario )
CONTATTI ED INFORMAZIONI.
comunimappe@gmail.com 
blog: comunimappe.blogspot.com 
Pino de March – accordatore e coordinatore di Comunimappe ringrazia anticipatamente tutte le persone che si sono rese disponibili e spese per realizzare tali eventi di periferie e memorie attive.

3-2-2018 -Giornata nazionale (auto)formazione docenti

Cesp – Centro studi per la scuola pubblica 
Percorsi di scolarizzazione                  e coeducazione con alunne/i rom            

Attenzioni, sguardi, distanze, prospettive di inclusione nella scuola pubblica

Bologna, Sabato 3 febbraio 2018 ore 9.00 – 13.30
presso l’I.C.1 “G. Dozza” via De Carolis 23 – Bologna
Programma del seminario
ore 9-11 la condizione scolastica di Rom e Sinti nella scuola italiana dell’obbligo
Matteo Vescovi: Presentazione della giornata e della mostra sul Porrajmos
Gabriele Roccheggiani: Escludere includendo. Teorie e pratiche socio-educative nelle classi
speciali “Lacio-Drom”
Dimitris Argiropoulos: La co-gestione delle differenze culturali e la pedagogia dell’Accoglienza
nella scuola. Mediazioni, per esplorare creare e gestire relazioni e apprendimenti scolastici in una
prospettiva inclusiva.
Pausa
ore 11.30-13.30 esperienze didattiche tra stereotipi, domande e buone o cattive prassi
Elena Bergonzini: “La memoria e i dimenticati”, laboratorio didattico a cura della Scuola di pace
di Monte Sole.
Condivisione, rielaborazione e discussione delle esperienze educative e didattiche dei partecipanti.
 Promuove la  seede di Bologna, Via San Carlo,23
cespbo@gmail.com www.facebook.com/cespbo/
Per le iscrizioni scrivere a cespbo@gmail.com
Per gli interventi nel laboratorio didattico
Nella seconda parte della mattina ci sarà anche un momento dedicato allo scambio di esperienze
didattiche tra collegh*. Chiediamo quindi a chi ha esperienze con alunne/i Rom e Sinti maturate in
classe o nella propria vita personale e professionale di arricchire con il suo racconto il laboratorio.
Chi vuole contribuire deve inviare a cespbo@gmail.com entro il 20 gennaio 2018 il titolo e un breve
abstract dell’intervento (massimo una pagina) in cui descrive il grado scolastico in cui si è
intervenuto, le problematiche educative di partenza, le caratteristiche della scelta didattica operata,
gli eventuali aspetti problematici ancora irrisolti.
Ai partecipanti verrà rilasciato regolare attestato di partecipazione dal Cesp in quanto Ente accreditato per la formazione ed
aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione alla giornata di formazione dà diritto, ai sensi degli art. 63 e 64 del CCNL
2006/2009 ALL’ESONERO DAL SERVIZIO.
Presentazione del seminario di formazione
Esiste una specificità nelle attuali condizioni di inserimento e di successo formativo degli alunni
Rom e Sinti nella scuola dell’obbligo italiana?
Quali sono gli elementi di una certa problematicità che investe i percorsi di scolarizzazione degli
alunni rom provenienti da varie comunità (rom e/o sinti) e che interessa particolarmente gli alunni
provenienti da una situazione abitativa di “campi nomadi”?
Come collegare la scuola alle condizioni di vita degli alunni e come finalizzare relazioni e
apprendimenti scolastici ad una possibile mobilità sociale?
Il seminario di studi organizzato dal CESP (Centro Studi scuola pubblica) si propone l’obiettivo di
restituire ai partecipanti degli strumenti critici per rispondere a queste domande a partire dalle
difficoltà vissute e constatate quotidianamente nelle comunità romanì e nella scuola.
Una particolare attenzione sarà dedicata anche alle risposte che la scuola della Repubblica italiana
ha elaborato nel tentativo di raggiungere l’obiettivo dell’integrazione e alle contraddizioni che
queste proposte hanno generato, dalle classi differenziali degli anni 60 alla classificazione degli
alunni con BES (Bisogni Educativi Speciali) di oggi.
La seconda parte del corso, utilizzando metodologie di tipo laboratoriale e il confronto tra le
esperienze personali, sarà dedicata all’analisi di situazioni problematiche e alla elaborazione di
possibili percorsi didattici ed educativi, volti sia a decostruire gli stereotipi negativi e positivi nei
confronti delle minoranze “zingare”, sia a suggerire proposte di interventi didattici che possano
davvero favorire il successo formativo di questi alunni e alunne.
Esperienze a confronto
A questo scopo, vorremmo che questa seconda parte si configurasse anche come un momento di
scambio di esperienze. Perciò ci sarà la possibilità di mettere in comune le pratiche didattiche e
l’occasione per confrontarsi. Chiediamo quindi a chi ha esperienze con alunne/i Rom e Sinti
maturate in classe o nella propria vita personale e professionale di arricchire con il suo racconto il
laboratorio. Chi vuole partecipare deve inviare il titolo e un breve abstract dell’intervento (massimo
una pagina) in cui descrive il grado scolastico in cui si è intervenuto, le problematiche educative di
partenza, le caratteristiche della scelta didattica operata, gli eventuali aspetti problematici ancora
irrisolti. Le proposte vanno inviate a cespbo@gmail.com entro il 20 gennaio 2018. I partecipanti
avranno in anticipo la raccolta degli abstract e gli autori avranno 10 minuti per illustrare la loro
esperienza.
Mostra: “Porrajmos: lo sterminio dimenticato degli zingari”
Durante la giornata verrà presentata la mostra “Porrajmos: lo sterminio dimenticato degli zingari”
allestita all’interno della scuola media Dozza dal 20 gennaio al 10 febbraio, nel contesto di una serie
di attività interculturali contro stigma, pregiudizio, indifferenza o paure del “diverso” tenute nella
scuola dall’associazione AMIRS (mediatori interculturali Rom e Sinti) in cooperazione con la
“Libera comune università-pluriversitá della Bolognina”. La mostra è disponibile per eventuali altri
allestimenti all’interno delle scuole. Nelle nostre intenzioni vuole essere un’occasione per parlare
con gli alunni e le alunne della condizione di marginalizzazione e persecuzione delle popolazioni
“zingare” d’Europa.
Ai partecipanti verrà rilasciato regolare attestato di partecipazione dal Cesp in quanto Ente accreditato per la formazione ed
aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione alla giornata di formazione dà diritto, ai sensi degli art. 63 e 64 del CCNL
2006/2009 ALL’ESONERO DAL SERVIZIO.
Informazioni sugli interventi e sui relatori
Titolo:
La co-gestione delle differenze culturali e la pedagogia dell’Accoglienza nella scuola.
Mediazioni, per esplorare creare e gestire relazioni e apprendimenti scolastici, in una prospettiva
inclusiva.
Abstract:
“Gli zingari culturalmente differenti sono percepiti e disegnati come “persone di origine nomade”
da riadattare per includerli nel resto della società. Una volta oggetto di riadattamento, sono percepiti
e disegnati come disadattati e il loro disadattamento si attacca all’immagine che si fa di loro.
Il condannabile è immaginato e come tale è condannato. E come condannato è forzatamente
condannabile e lo resta. Il discorso è chiuso, ma non l’interrogativo che lo riguarda.” Jean Pierre
Liégeois
I rom in situazione abitativa di campo “nomadi” vivono una speciale condizione di apartheid e la
loro condizione umana è sminuita nonché segnata dalla separazione, dalla descrizione negativa,
dalle discriminazioni, dall’isolamento e dall’estrema povertà economica e relazionale.
Questa popolazione affronta il paradosso, l’ossimoro, di considerare un messaggio altamente
contraddittorio: è “invitata” dalle istituzioni, centrali e/o locali, attraverso abbandoni, sgomberi,
violenze ma anche attraverso leggi, regolamenti, tutele ad abitare nei campi e nello stesso tempo
e dalle stesse istituzioni, è “invitata” ad inviare i loro figli e figlie alla scuola impostata sul modello
inclusivo (si proclama tale). All’esclusione abitativa e di vita si contrappone l’inclusione
scolastica. Di conseguenza i rapporti con la scuola presentano una certa criticità costituita da
abbandoni, conflitti, malintesi, avversità, che si estende agli apprendimenti disegnati e vissuti come
difficili e talvolta impossibili, di fatto a-storici, non contestualizzati, costrittivi, che cristallizzano,
oggettivandone la presunta ineducabilità, gli alunni/e rom.
Relatore: Dimitris Argiropoulos
Docente dell’Università di Parma, insegna Pedagogia speciale ed Educazione Interculturale.
Titolo:
Escludere includendo. Teorie e pratiche socio-educative nelle classi speciali Lacio Drom
Abstract
” A causa della sua cultura lo zingaro è in ritardo, è un bambino che deve essere aiutato a crescere, a
recuperare il suo gap” (Mirella Karpati)
L’inclusione scolastica delle minoranze rom e sinti in Italia coincide per circa un ventennio (anni
Ai partecipanti verrà rilasciato regolare attestato di partecipazione dal Cesp in quanto Ente accreditato per la formazione ed
aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione alla giornata di formazione dà diritto, ai sensi degli art. 63 e 64 del CCNL
2006/2009 ALL’ESONERO DAL SERVIZIO.
’60-’80) con le classi speciali Lacio Drom, con l’effetto paradossale di rafforzare la rappresentazione
di questa popolazione come esterna a quella italiana. Tale politica educativa nasce da un combinato
di saperi, esperti psico-pedagogici e istanze istituzionali, la cui genealogia e articolazione offre
ancora uno sguardo dialettico sul presente.
Relatore: Gabriele Roccheggiani
Dottore di ricerca in Sociologia presso l’Università di Urbino Carlo Bo.
Docente di Storia e Filosofia presso il Liceo artistico Edgardo Mannucci di Ancona.
Titolo: “La memoria e i dimenticati”
Abstract
Ogni memoria istituzionale, di comunità, familiare, è il risultato di scelte: si sceglie cosa ricordare e
cosa tralasciare. Lo scopo di questa attività laboratoriale è stimolare una riflessione sui meccanismi
che guidano queste scelte e su come stereotipi e pregiudizi radicati possano esserne sia la causa che
il prodotto.
Conduce il laboratorio:
Elena Bergonzini, educatrice della Scuola di Pace di Monte Sole.
Per le iscrizioni scrivere a cespbo@gmail.com
Ai partecipanti verrà rilasciato regolare attestato di partecipazione dal Cesp in quanto Ente accreditato per la formazione ed
aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione alla giornata di formazione dà diritto, ai sensi degli art. 63 e 64 del CCNL
2006/2009 ALL’ESONERO DAL SERVIZIO.
Modello richiesta esonero per partecipazione al seminario di formazione
Al Dirigente scolastico del __________________________________
di _________________________
La/il sottoscritta/o ________________________________________________
In servizio presso questa Istituzione scolastica, in qualità di
_______________________________________________________________
chiede di essere esonerata/o dal servizio, ai sensi dell’art. 64 commi 4, 5, 6 e 7 del
CCNL 2006/2009, per partecipare al convegno nazionale di aggiornamento e
formazione su:
Percorsi di scolarizzazione e coeducazione con alunne/i rom
promosso dal CESP (Dir. MIUR n. 170/2016), che si terrà a Bologna, Sabato 3
febbraio 2018 ore 9.00 – 13.30 presso l’I.C.1 “G. Dozza” via De Carolis 23 – Bologna
Si impegna a produrre il relativo attestato di partecipazione al rientro in sede.
Firma
______________________________
Ai partecipanti verrà rilasciato regolare attestato di partecipazione dal Cesp in quanto Ente accreditato per la formazione ed
aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione alla giornata di formazione dà diritto, ai sensi degli art. 63 e 64 del CCNL
2006/2009 ALL’ESONERO DAL SERVIZIO.

IN COOPERAZIONE CON ISTITUTO COMPRENSIVO 1 -DOZZA-LAME-VIA A. DE CAROLIS 23-BOLOGNA
E LIBERA COMUNE UNIVERSITA’  PLURTIVERSITA’ BOLOGNINA

ricer-azione ed educazione/istruzione trasversale: in contesti complessi-multiculturali conflittuali e contraddittori attraverso pratiche interculturali.

2017-18: PERCORSO SEMESTRALE DI RICERC-AZIONE, COEDUCAZIONE ED ISTRUZIONE TRASVERSALE
A RENÉ BARBIER scomparso nei mesi scorsi che rappresenta per noi un maestro nostro e del novecento.
Verso un’istruzione trasversale: Esiste un’istruzione che non esita a rispondere alle domande sul senso della vita che pongono i bambini e gli adolescenti di oggi? Tale istruzione trasversale può accettare di non rispondere più con un atteggiamento dogmatico di verità, ma con un nuovo interrogativo tipicamente socratica? Esprimersi, parlare non implica, anche, leggere, scrivere e meditare? È l’oggetto della saggezza trasversale contemporanea.
SEMINARI INTERCULTURALI E MEMORIE ATTIVE in cooperazione tra comunimappe, istituti comprensivi -IC1 –Barca ed IC3-Lame  e CESP-Centro studi per la scuola pubblica.

PROGETT-AZIONE PER una comune convivenza tra genti diverse:  tra nativi, migranti di ieri e di oggi e comunità urbane-minoranze linguistiche-culturali italo-europee rom-sinti

per superare stigmi e pregiudizi, per ritrovarsi                                                                                  attraverso dialoghi accesi e a volte scontrosi, in una città aperta al suo interno e al mondo,   soprattutto parte di una comune umanità.

INTERVENTO NEL ISTITUTO COMPRENSIVO IC1 -SCUOLA DOZZA -BARCA- VIA DE CAROLIS 23
PERCORSO 1 – programmato e in via d’attuazione
MARTEDì 31 OTTOBRE 2017
POMERIGGIO
DALLE 15 ALLE 17 
Coordinano i proff. de March e Loredana Magazzeni
incontro con docenti,ricercatori attivi e mediatori interculturali per presentare progetto laboratoriali e di memoria.                                                  
Esterni
dott. Dimitris Argiropoulos, Pedagogie marginali, Università di Parma                                                                       Due mediatori interculturali rom-sinti: milan javanovic – tomas fulli
un attivista anpi –borgo panigale:giampiero lipparini
Settimana della ‘legalità (e dei diritti)
15/21 Novembre
PERCORSO 2  – programmato e in via d’attuazione
15 novembre 2017
dalle ore 8 alle 10 e dalle 10,15 alle 12,15
LABORATORI DIALOGICI SU STIGMA, PREGIUDIZIO(discriminazioni e la perturbante figura el capro espiatorio) E RITROVATA CONVIVENZA
(2 ore per max 50 ragazzi con la presenza degli insegnanti)
Coordinatori: Prof. Pino De March (Libera Comune Università Plurivesità Bolognina – Comunimappe) e Prof.ssa Loredana Magazzeni
Con l’intervento di un rappresentante del l’associazione AMIRS (associazione mediatori interculturali rom e sinti)
Il Prof. Pino de March interverrà sulle tematiche e dinamiche  psico-culturali(tra multiculturalità e interculturalità) inerenti agli argomenti vissuti e   trattati.
Animazione: giochi teatrali su pregiudizio, stigma e reciprocità a cura di DadaLupa – Antonella Trombetta -animatrice socio-culturale
Questi laboratori saranno reiterati  tra le classi terminali primarie e secondarie una settimana da concordare nel mese Aprile 2018 (prima del 21 aprile giorno di restituzione di quanto vissuto, analizzato ed elaborato)
PERCORSO 3 PERCORSO 1 – programmato e in via d’attuazione
20 novembre 2017
MOSTRA FOTOGRAFICA
(Aula Magna per più classi)
“Viaggio in Rajasthan” di Fabien Bassetti
Un viaggio in India tra una delle comunità nomadi che sono considerate le antenate delle nostre comunità urbane di rom e sinti, italiani ed europei.
Fra loro le donne danzano la danza sacra del serpente, e gli uomini catturano i cobra per esibirli davanti ai templi e vederne il veleno come potente antidoto a farmacie ed ospedali..
Presentazioni della mostra fotografica da parte dell’autore-viaggiatore, nonché un libero ricercatore delle ultime comunità nomadi del nostro tempo.
Lettura di favole e racconti delle genti zigane o romanì da parte di Dadalupa con musiche ziganeIntroduzione alle poetiche romanipè e letture di poesie delle genti rom
20 gennaio 2017 / 10 febbraio
MEMORIE ATTIVE
 PERCORSO 4A
MOSTRA FOTROGRAFICA: dalla persecuzione e sterminio nazi-fascista delle genti Rom (porrajmos) alla Resistenza a cui hanno partecipato e hanno perso la vita per essa molti partigiani-e Rom.
 Il giorno 24 gennaio 2018
ORE 17
Si celebrerà il giorno della memoria del porrajmos o divoramento, genocidio o sterminio nazi-fascista delle popolazioni romanì PER LA PRIMA VOLTA IN CITTA’
SALA QUARTIERE – VIA BATTINDARNO
 RELATORI
BRAVI – STORICO
SOMMARIVA-ANTROPOLOGO 
DIMITRIS ARGIROPOULOS  PEDAGOGISTA
PROMUOVE ANPI BORGO-RENO 
SCUOLA  IC1 -DOZZA
COMUNIMAPPE-LIBERA COMUNE UNIVERSITA’ BOLOGNINA

PERCORSO 4B
 – programmato e in via di costruzionI
 IL GIORNO 27 GENNAIO 2018 
NELLA AULA MAGNA SCUOLA DOZZA – VIA DE CAROLIS 23 
DALLA 9 NALLE 13
Sono in corso contatti con ANPI BORGO RENO E CESP-CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA
MEMORIAATTIVA
(Spazio per l’installazione)
Coordinatore: Prof. Pino de March
Mostra fotografica sul Porrajmos (divoramento in lingua romanes): lo sterminio delle genti romanì nei regimi europei nazi-fascisti a cura di Comunimappe
 E CESP (Centro Studi per la Scuola pubblica) con cui fin dall’anno passato abbiamo cooperato ‘per non dimenticare’ .
Installazione permanente a cura di Pino de March, lucio da Nocera e Antonella Trombetta. L’installazione verrà poi donata alla scuola. Si prevede un’interazione che chiederà il diretto contributo delle classi. I ragazzi-e  porteranno dei vecchi indumenti ed oggetti personali. Per i dettagli si rimanda ad un incontro organizzativo.
Letture condivise dal testo di Vasilij Grosman, “L’inferno di Triblinka”, reportage di guerra con musiche zigane e proiezione di foto inerenti.
letture brani musicali sul silenzio e sull’assenza redatti dal consulente filosofico Lucio di Nocera 
‘Mi trasformo in notte di nebbia’ (R.Wagner): Pino de March presenta ‘non c’è una fine’ di P.M.A  Cywinski                                                                                
Ad Auschwitz come in altre fabbriche nazi-fasciste (Dachau, jasenovic, la Risiera di San sabba)nsi attua uno sterminio sistematico di chi non ritenuto ‘simile’ , o chi è ritenuto disgenico o non conforme in un’attuazione di una aberrante teoria razzista;  fabbriche della morte sparse per l’Europa;  P.M.A. Cywinski, l’attuale direttore del campo di sterminio di Auschwitz, si interroga su questi eventi auto-distruttivi ove – l’Europa perse se stessa –. , in questo  recente testo-riflessione sulla memoria degli stermini, e si chiede anche come trasmettere ai visitatori e alle future generazioni tale infausta memoria che questi tragici luoghi comunicano, ma come rendere tale memoria monito e viva per le future generazioni.
MUSICHE DI SALVATORE  PANU
Anpi – Borgo Panigale
Comunità – ebraica bolognese
Stefano Mari – Dirigente scolastico
Pino de March – Comunimappe
Matteo Vescovi – Teresa Rossano – CESP-Centro studi per la Scuola Pubblica
Percorso 5– programmato  e in via di costruzione
 03 febbraio 2018
dalle 9 alle 14
aula magna-scuola IC1 -DOZZA 
PERCORSI DI SCOLARIZZAZIONE E COEDUCAZIONE PER STUDENTI-ESSE ROM E SINTI
MEZZA GIORNATA(5 ORE) PROMOSSO DAL CESP CON ESPERTI, PERSONALE SCUOLA, MEDIATORI INTER-CULTURALI E RICERCATOR* ATTIVI*COMUNIMAPPE
Percorso 6– programmato  e in via di costruzione
                                        (data non definitiva)
APRILE
INCONTRO E FESTA TRA LE GENTI
(giornata contro le discriminazioni di generi e di genti)
Giorno di restituzione di quanto vissuto, appreso, analizzato ed elaborato nel corso dei laboratori e nei giorni della memoria
MATTINA per una città aperta
 Bruno Tognolini, autore, drammaturgo e redattore di trasmissioni radio-televisive per l’infanzia
(ho chiesto la disponibilità di essere presente all’evento, nei prossimi giorni mi dirà se potrà essere presente o meno)
Rolando Dondarini –storico
Dimitris Argiropoulos – docente di pedagogia delle marginalità all’università di Parma
Discussione- dibattito:
a cura del Prof. Pino de March e Loredana Magazzeni con rappresentanti di varie minoranze linguistiche della città
Amirs- associazione mediatori interculturali rom e sinti
Roma –rivista delle comunità romanì in Italia
Stefano Mari – – dirigente scolastico
          ECC.
POMERIGGIO per una città aperta
Festa aperta al quartiere con il contributo degli studenti, genitori ed insegnanti
I PERCORSI DELLA SCUOLA DOZZA –VIA DE CAROLIS 23                            SONO STATI CONCORDATI  CON LA REFERENTE DELLA SCUOLA LOREDANA MAGAZZENI E CON LA DIRIGENTE CARMELINA ROCCO, ED  OTTENENDO L’APPROVAZIONE DEL COLLEGIO DEI DOCENTI D’OTTOBRE
PERCORSO 7 LA PRIMA SETTMANA DEL MESE di MARZO
 programmato e in via di costruzione
LA MOSTRA SI TRASFERIRA’ AL QUARTIERE BORGO-RENO IN COOPERAZIONE CON ANPI (DA DEFINIRE)
MEMORIA
Coordina giampi ed imma
(Spazio per l’installazione)
PERCORSO 8 – programmato e in via d’attuazione
LA TERZA SETTMANA DEL MESE di MARZO
LA MOSTRA SI TRASFERIRA’  ALL’ICR3 -LAME
MEMORIA
Coordina de march –raffaele petrone
(Spazio per l’installazione)
IL PROGETTO LABORATORIALE E DI MEMORIA E’ STATO APPROVATO NEL COLLEGIO DEI DOCENTI D’OTTOBRE
Percorso 9
2 FESTA ZIGANA 
Sabato 5 MAGGIO
AGLI ORTI DIVIA ERBOSA 
percorso 10– bolognina –
 VERSO LE MICRO-AREE
significato delle micro-aree nel Navile per i Sinti di via erbosa 15
le micro-aree sono delle piccole porzioni di territorio che vengono attrezzate con varie utenze luce, acqua,telefono gas ecc, una specie di roulotte e casette di legno ‘a schiera’ ,ove a partire dalla fine del 2018, verranno trasferiti i vari nuclei familiari di Via Erbosa; per la loro completa realizzazione si andrà all’inizio 2019.
Si ribadisce la positività di queste infrastrutture che permetteranno il passaggio dalla transitorietà, affollamento e precarietà dell’attuale campo ‘nomadi’-via erbosa 17- alle più stabili micro-aree ove è possibile ritrovare una dignitosa abitazione al proprio nucleo affettivo ed esteso familiare. Si ribadisce anche che esse devono essere collocate dentro la tangenziale di Bologna, questo per permettere a tutti grandi o piccoli di continuare ad abitare nel quartiere Navile, ed inoltre  per favorire la frequenza scolastica dei bambini e delle bambine nelle scuole del quartiere Navile.
 Va detto che tutti i bambini-e del campo di via erbosa frequentano le scuola regolarmente,  e questo si è reso possibile perché i loro genitori nella totalità s’impegnano quotidianamente di mandarli,portarli, prenderli alla scuola;
 disporre di una micro-area ove collocare la propria roulotte o casetta di legno corrisponde per un sinto come per noi gagi avere un tetto. E va anche detto che queste microaree o piccole porzioni di territorio garantiscono ad ogni membro del nucleo familiare non solo ad esercitare il diritto ad abitare la città ma anche di assumersi responsabilità di cura del proprio spazio residenziale. Inoltre i bambini- possono avere spazi dignitosi e riservati di silenzio per studiare e legger e piccoli spazi per i bambini e ragazzi di giocare con i vicini
Giornata che abbiamo dedicato alla progettazione faccia a faccia seguita da un lungo scambio di informazioni tra noi attraverso la rete.
1 REPORT del Semestre 2017-18 di Comunimappe-libera comune università pluriversità – BologninA
Per informazioni su storie di nostre ricer-azioni: passate e nuove attività vedi:                 comunimappe.blogspot.com

SABATO 14 OTTOBRE 2017
Assemblea di con-tra-de solidali rom-sinti-gagi  -gruppo di ricerc-azione di comunimappe
Dalle ore 17 sono cominciati ad arrivare alla casetta degli orti(situata accanto al campo ‘nomade’ dei sinti di via erbosa 15) , in via erbosa 17, attuale sede provvisoria di Comunimappe (libera comune università pluriversità Bolognina), i diversi convenuti e convenute all’assemblea, che si è svolta in forma seminariale (analisi e progettazione).
Per primo si è analizzato lo stato della convivenza tra genti che abitano i nostri territori metropolitani (nativi, migranti interni di prima e seconda generazione, comunità romanì ecc), e di seguito abbiamo tracciato una road-map o percorsi di progett-azione culturale mirati alla con-vivenza e alla co-esistenza di queste nostre genti e delle loro molteplici singolarità.                                              Per la prima volta nelle nostre città una moltitudine variegata lingue, genti o molteplici singolarità si trova a vivere in contesti di densa complessità umana e difficoltà a sentirsi come esser(i)-in-comune; territori meticciati con enclave (o minoranze)linguistiche-culturali presenti a macchia di leopardo prevalentemente nella nostra periferia;
una mescolanza di nativi,migranti di ieri e di oggi che non abita solo le periferie ma meticcia anche il centro storico della città e le zone ritenute più native di essa.                                                                                                                                                      
Ci siamo costituiti l’anno scorso come con-tra-de solidali –gruppo di ricerc-azione,  per contrastare la crescente reattività diffusa (inquietudine,smarrimento e a volte anche ostilità)  delle genti ‘locali’ sia native che migranti interni (di ieri) di prima e seconda generazione, nei confronti dei nuovi migranti e delle nuove comunità urbanizzate rom o sinti.
Reattività sociale che in tempi di passioni tristi esprime un profondo malessere fino ad assumere in contesti di crisi, toni rancorosi e risentiti e manifeste espressioni di razzismo dal basso ‘dei vinti’;  loro, i perdenti e a sua volta gli impoveriti dalle misure di austerity imposte dall’alto dall’attuale sistema neo-liberista che si presenta come sistema a-sociale, in quanto da un lato accresce le diseguaglianze e dall’altro riduce drasticamente le misure distributive della ricchezza sociale prodotta e contraendo bruscamente la spesa pubblica e sociale.
Reattività sociale che manifesta un’aperta disperazione ma anche difficoltà di provare solidarietà verso altri più vinti di loro, gli attuali migranti o gli stigmatizzati o discriminati da sempre – le Genti rom e Sinte , prestandosi così ad una guerra tra poveri.
reattività sociale che si presta a semplificazioni e manipolazioni politiche e sociali autoritarie, xenofobe e razziste, con risultati ormai testati nel tempo di accrescere il malessere e non di porvi rimedio.
Noi pensiamo invece che solo attraverso il ripristino di un ‘tra’ le singolarità e ‘tra’ le genti, una decisiva indign-azione verso le forme di diseguaglianza sociale(contrastare le povertà materiali ed esistenziali), le discriminazione e le esclusione e,una paziente attività di – inclusione- e di intensa  attività -vicinale – fatta di buone relazioni trasversali ed interculturali nelle scuole e nelle strade, possa ri-generare incontri, ricettività e buone risonanze emotive tra singolarità e genti per ripensare una nuova città-aperta a se stessa e al mondo.
Assemblea-seminario convocata da ‘contrade solidali rom-sinti-gagi;  con-tra-de solidali è un gruppo spontaneo di ricer-azione  nata l’autunno scorso 2016 dall’incontro tra alcuni mediatori inter-culturali e musicisti rom e sinti (costituitesi quest’anno in associazione AMIRS -di mediatori interculturali Rom e Sinti) ed alcuni liberi ricercatori e docenti gagi dell’area di Comunimappe (libera comune università pluriversità bolognina) ,con l’intento di affermare i diritti culturali e sociali delle genti romanì (rom e sinti) e di rispondere culturalmente alla crescente reattività dell’opinione pubblica  contro le marginalità sociali ; reattività che esprime senza maschere in aperta ostilità, fino assumere caratteri di progrom,  indicando nei marginali rom-sinti e nei migranti la causa del diffuso malessere proprio e del territorio.
 Noi siamo invece convinti che la città si-cura per renderla conviviale. Si -cura un città riducendo le diseguaglianze e dando a ciascuno gli adeguati strumenti culturali e sociali (diritto all’abitare, il diritto allo studio, ad un reddito di cittadinanza e accesso a nuove attività e socialità ) al fine di raggiungere  una propria serena autonomia materiale ed esistenziale.
HANNO COOPERATO ALLA PROGETTAZIONE:dimitris argiropoulos, carlotta grillini, raffaele petrone, antonella trombetta(dadalupa), milan javanovic, loredana magazzeni, salvatore panu, brunella guida,lucio di nocera,elisa duca, matteo vescovi, vincenzo talarico, marinella africano, fabien bassetti,tomas fulli, aghiran e catalin,giampietro lipparini -anpi …..e pino de march accorda,relaziona, intreccia e genera po-e-tiche trans-culturali e civili.
E non va scordato la disponibilità umana e culturale della Dirigente CARMELINA ROCCO  e della docente poeta LOREDANA MAGAZZENI del  IC1 – DOZZA-BARCA  che hanno  reso possibili questi percorsi e all’artista docente Raffaele PETRONE del IC1 –LAME.
Road map e percorsi redatti da Pino de March  per comunimappe

contrade solidali rom-sinti-gagi, gruppo rcerc-azione di comunimappe


Contrade solidali rom-sinti-gagi’ , gruppo di ricerc-azione ‘di comunimappe promuove incontro di analisi,progettazione ed azione sociale e culturale
 SABATO 14 OTTOBRE 2017                                                                                                        ZONA ORTIVA-VIA ERBOSA 17 – BOLOGNINA  (ACCANTO A CAMPO SINTI)                                                        
  DALLE ORE 17 ALLE 19
Percorsi possibili di ricerc-azione  nelle periferie e nelle scuole della nostra città:
1 – laboratori interculturali nelle classi                                                                                            –  camminare insieme tra nativi, migranti di ieri e di oggi presenti in città, per generare a partire dalla scuola, primo presidio culturale nei territorio, legami di reciprocità tra le nuove generazioni.  
In un processo situazionale attraverso un’interazione aperta tra mediatori interculturali, analisti psico-sociali, artisti, docenti e studenti: decostruire la diffusa reattività verso  il basso. Reattività alimentata da non conoscenza,pregiudizio, stigma e richieste di discriminare tutti coloro che non sono considerati ‘simili’;
2 – progetto memoria
mostra fotografica sul Porrajmos, per ricordare lo sterminio nazi-fascista delle genti rom,  ma non solo. Per ricordare lo sterminio di tutti quelli considerati, in quel tempo, come non ‘simili’: rom, ebrei, omosessuali, lesbiche, testimoni di Geova, oppositori politici democratici conservatori e radicali ecc
allestimento di uno spazio
– che comunichi al visitatore: spersonalizzazione, annientamento e nessuna possibilità di evasione o  via di fuga
-di silenzio e di riflessione al fine di trasmettere  memoria tra generazioni incontrando attraverso le immagini gli occhi smarriti e i corpi denudati e spersonalizzati di tutte le loro molteplici forme di vita e predestinati ai lavori forzati e allo morte.
3 –camminiamo insieme rom,sinti e gagi per l’affermazione dei diritti culturali e sociali delle nuove comunità urbane rom e sinti in città.

Momenti di incontro e solidarietà per sostenere e dare voce e restituire i diritti negati, quali quelli culturali e sociali, delle  comunità urbane rom e sinti della città,  presenti nel territorio ormai da secoli (1422) ,                                                                                                               
 diritti culturali  come  la lingua, la storia e la cultura e  la vita di relazione;                                  diritti sociali, quale  il diritto ad abitare.
                                                                                                     
 I Sinti della bolognina hanno scelto per sè come soluzione abitativa condivisa con il Comune, le micro-aree;  spazi di transizione dal campo ‘nomade’ a micro-aree nel quartiere, per garantire ai  bambini e ai ragazzini di frequentare le stesse scuole nel quartiere Navile e agli adulti di avere uno spazio familiare allargato e responsabilizzato.
Antonella trombetta e pino demarch -editano testo comune per comunimappe

Festa di primavera tra rom, sinti e gagè aperta a tutte le genti della citta’

 Festa di primavera tra rom, sinti e gagè aperta a tutte le genti della citta’

Djurdjevdan o giorno di Giorgio nelle tradizioni cristiane, di Hizir in quelle musulmane e per tutti e tutte avvento di primavera che rinasce dalla lotta vitale con il morente inverno.
 

sabato 13 maggio 2017
giornata di attività conviviale e festosa
agli orti di via Erbosa 17 – zona ortiva – Bolognina
(s’arriva da via Arcoveggio proseguendo per via Fratelli Cervi ed in fondo a destra per via Erbosa costeggiando il campo ‘nomadi’).


Programma
Dalle 15 alle 17                                                                            Gioco dei pregiudizi, dei prodigi e delle magie sugli ‘zingari’.

Laboratorio aperto con i bambini-ragazzi del quartiere e della città: da quando siamo piccoli, sentiamo dire che gli ‘zingari’ rubano i bambini, che rubano per strada e nelle case, che non vogliono mandare i loro figli a scuola, che mendicano anche se sono pieni di soldi’ e che sono esperti di magia, che si vogliono divertire e non vogliono lavorare, che non si vogliono integrare, ecc., proviamo con il gioco a spezzare questi pregiudizi.

Dalle 17 alle 18                                                                            momento di presentazione e riflessione a termine del corso “Culture romanes”
Un’occasione per riflettere su come costruire insieme una società coesa ed inclusiva, a partire dalla cittadinanza attiva e dalla scuola della Costituzione, democratica e aperta a tutti.
Interverranno: Pino De March e i mediatori culturali rom e sinti: Tomas Fulli, Aghiran, Raducan Jonel,
a seguire
Sessione poetica aperta: letture di testi di poeti e poete rom e sintiMostra fotografica “Viaggio in Karnataka” di Fabien Bassetti
Un viaggio in India tra quelle comunità nomadi che sono considerate antenati dei nostri rom e sinti europei.

Dalla 19 alle 24 cena con cibi ‘zigani’ e musicisti rom e sinti

Si mangia, si beve, si canta, si danza alla ‘romanes’                          
costo della cena 15 euro (esclusi i minori). 
12 per copie
Il ricavato, dopo aver fatto fronte alle spese, andrà per metà all’autofinanziamento della nascente associazione di mediatori culturali rom e sinti (AMIRS) e per metà per coprire parte delle spese del corso semestrale sulle “culture romanes” organizzato da Comunimappe, Cesp e MCE.
Per permettere di organizzare la cucina è necessario prenotarsi a comunimappe@gmail.com

Con la collaborazione di: Comunimappe, libera comune università- pluriversità  bolognina, Cesp (Centro Studi per la Scuola Pubblica) e l’MCE (Movimento di Cooperazione Educativa)

FESTA ACCOGLIENTE E CONVIVIALE DI PRIMAVERA TRA ROM, SINTI E GAGI APERTA A TUTTE LE GENTI DELLA CITTA’ COMUNE METROPOLITANA DI BOLOGNA


 FESTA ACCOGLIENTE E CONVIVIALE  DI PRIMAVERA TRA ROM SINTI E GAGE’
APERTA A TUTTE LE GENTI DELLA CITTA’ METROPOLITANA DI BOLOGNA


TRA LA META’ DEL MESE DI APRILE E QUELLA DI MAGGIO LE GENTI ROM E SINTI D’EUROPA FESTGGIANO

IL DJURDJEVDAN o IL GIORNO DI SAN GIORGIO NELLE TRADIZIONI DEI NOMADI CRISTIANI 
O DEL PROFETA HIZIR IN QUELLE DEI NOMADI MUSSULMANI,
MA TUTTE LE GENTI IN QUESTO TEMPO TURBOLENTO E VITALE DI PASSAGGIO, L’AVVENTO  DELLA FIORENTE PRIMAVERA.  
PRIMAVERA CHE RINASCE DA UNA LOTTA VITALE CON  IL MORENTE E RIGIDO INVERNO.

SABATO 13 MAGGIO 2017
ZONA ORTIVA IN VIA ERBOSA 17-ACCANTO CAPO NOMADI SINTI
DALLE ORE 15 
LABORATORI CON BAMBINI SULLE EMOZIONI  
 SUSCITATE DAL CONTATTO CON ‘GLI ZINGARI’
DALLE 17 
SIMPOSIO SULLE CONDIZIONI ESISTENZIALI DELLE  GENTI ROM E SINTI IN CITTA’
 INTERVALLATO DA POETI E POETE ROMANI’ 
DALLE 19 
CENA ZIGANA(15 EURO)
DALLE 20 ALLE 24   
MUSICA, CANTI, DANZA, BALLI ALLA ROMANES 

Una leggenda antica ci narra di un cavaliere errante Giorgio che salva una nobile nord-africana, Silene dalle fauci di un drago feroce ed affamato che ogni sera si  levava dalle acque di un lago vicino alla città di Selem per cercare pasto di agnelli  e capretti, e quando non c’erano più capri sacrificali animali, indifferentemente pretendeva venissero offerti i giovani del villaggio come pasto per nutrirsi. La dura ferita inferta del drago dal giovane cavaliere Giorgio porta con sé non solo la salvezza della figlia del re ma libera tutta la città di Selem dal terrore suscitato da tempo ormai immemorabile questo feroce drago in quella lontana città libica. I Rom di tradizione cristiana, con il culto dei santi, identificano ormai da secoli nel cavaliere errante Giorgio un loro simile che protegge le popolazioni nomadi dal rigido freddo d’inverno, stagione che da sempre mite moltissime vittime tra loro,vecchi o bambini che siano, drago feroce  l’inverno per ogni nomade o Rom; ed è per questo che non si dimenticano mai di  festeggiarlo  tra aprile e maggio,  questo divenuto santo cavaliere nomade, che con la morte da lui inferta al drago-inverno favorisce la salvezza-rinascita della giovane primavera -Silene- e la liberazione dal drago-inverno che da sempre infonde loro terrore gelido seminando morti spesso per fuoco di stufette elettriche o gas.

Giorgio però non si limitò a salvare la principessa e la città dal terrore seminato dal drago ma in cambio pretese la conversione di tutto il popolo di Selem al cristianesimo.

Dopo questa conversione dal paganesimo al cristianesimo del popolo di Selem, indotta non solo dalle sue gesta ma da un terribile ricatto, che sarebbe consistito nel liberare di nuovo il drago ferito ma non morto se non fosse seguita una conversione di tutto il popolo di Selem, i funzionari romani venuti a conoscenza di tale mutamento religioso nel popolo,  per ordine dell’imperatore Diocleziano nel 303 dell’era nuova, ordinarono ai soldati di catturare Giorgio per aver convinto, ma per loro obbligato il popolo a seguire una religione contraria all’ impero romano. Il corpo di Giorgio fu tagliato con una ruota chiodata in due parti,  però accade una cosa sorprendente che per tre volte il corpo reciso si ricomponesse e resuscitasse compiendo diversi miracoli.  Questa storia è tratta da una leggenda aurea scritta da Jacopo de Varagine nel XIII sec.
Per secoli Giorgio è onorato da tutte le chiese cristiane, che ammettono il culto dei santi, ed è onorato anche dai mussulmani come profeta. Ci sono molte chiese dedicate al suo culto nel Nord africa, in particolare in Egittoed in  Libia. San Giorgio è’ menzionato nel calendario giuliano il 23 aprile, mentre le chiese cristiane slave ortodosse lo festeggiano il 6 di maggio.
( il calendario giuliano ,è il calendario solare basato sul ciclo delle stagioni, elaborato dall’astronomo greco Sosigene d’Alessandria, vissuto nel 1 sec. dell’era antica).
I Rom hanno scelto San Giorgio come loro protettore per essere come loro sempre in continua peregrinazione;  i Rom dei Balcani lo festeggiano il 6 di maggio come DUREDEVAN O giorno di Giorgio.
La leggenda metaforizza – l’equinozio  di primavera – cioè  la sconfitta del rigido inverno (o la morte del drago feroce che nelle rigide notti d’inverno miete molte vittime tra i rom ).
I Rom dei Balcani chiamano questa festa anche ERDERLEZ – dal turco HIDIRELLEZ.
La notte tra il 5 ed il 6 maggio le chiese cristiane ortodosse festeggiano San Giorgio mentre ed il 6 di maggio nelle moschee si festeggia Hizir  (Al-Kadhir) uomo saggio ed errante.
Hizir che placa la turbolenza delle acque e  dei temporali nell’irrompente primavera
I due profeti – Giorgio e Hizir- per i Rom mussulmani s’incontrano sulla terra per rinforzare i nuovi germogli, però soprattutto per proteggere le popolazioni nomadi dagli ultimi colpi di coda del gelido inverno e dalle rinascenti turbolenze  della  risvegliata primavera;
potenze naturali  agite da ILYAS antica divinità dell’acqua pagana e persiana, che i Rom hanno appreso a conoscere nelle loro lunghe peregrinazioni da tra  ed occidente.  IlYAS antica dea dell’acqua, dei temporali e della germogliazione che i zoroastriani chiamavano ANAHITA, che sono entrambe per lo spirito sincretistico Rom la simbolizzazione dell’antica divinità indiana VISNU,che nell’antica religione vedica aveva caratteri cosmici e solari, ed dell’evoluzione dell’esistenza tutta del vivente.  Queste antiche divinità pre-monoteistiche raggruppano il sé le ambivalenti potenze della natura, mentre successivamente con l’affermarsi delle religioni monoteiste si tese alla separazione e alla contrapposizione tra opposte potenze naturali o spirituali, definite a aprioristicamente del bene o del male,                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           la primavera buona e l’inverno cattivo, il santo ed il profeta da lato buono ed il drago e le potenze naturali matrigne e crudeli . Si contrappongono potenze avverse, si demonizza e si spiritualizza, e si non si sa più cogliere gli aspetti controversi ma vitali che compongono le diverse nature, umane e non umane.                      Per i mussulmani il profeta Hizir come Giorgio vagano sulla terra, soprattutto in primavera, e aiutano le genti nomadi nella vulnerabilità della loro esistenza e nell’arrischiata vita errante sempre esposta alle turbolenze delle potenze naturali in tende o roulotte in ogni stagione. Hizir è considerato dai mussulmani fonte di bontà e portatore di nuova vita e di salute. Hizir come Giorgio, rappresenta la potenze sovra-naturali,  capaci di  proteggere le genti nomadi esposte alle vitali potenze naturali che si scatenano in questo tempo di rigenerazione, e l’inverno simboleggia in questa lotta naturale la morte bianca e la primavera la rosa-verde vita.  Il primo giorno di primavera corrisponde al giorno in cui s’incontrano sulla terra HIZIR santo profeta protettore degli umani nomadi  mussulmani ed ILYAS la crudele persiana divinità naturale dell’acqua e dei temporali suscitatrice di vitalità germogliante.
In questo giorno di festa DI EDERLEZI O DI DUREDEVAN le donne Rom confezionano ghirlande di fiori, puliscono le case e nella notte chiara e stellata si beve, si mangia, si canta e si sta insieme pacificamente e spensieratamente ed è quello che ai Rom piace della vita.
La vita del giorno per un Rom è dura, pesante e inquieta ancora oggi, simile per alcuni aspetti  alla vita dei proletari o delle genti della terra prima della rivoluzione francese, condizioni esistenziali e sociali brillantemente narrate  da uno storico francese come Jean Michelet in una delle sue opere maestose e poetiche, la strega, in cui questi esseri ridotti a miserabili nelle vite  diurne, ritrovavano nella notte il momento più importante della loro esistenza ,ove potevano rivivere insieme libertà perdute nel giorno, e nello stesso tempo sentivano  come una minaccia il giungere dell’alba, nera che li avrebbe riportati  di nuovo in quello stato di sottomissione,e servile vita di sopravvivenza; nelle loro notti festose sobrie, comuni e gioiose  aspiravano ad una loro alba rossa ove libertà, giustizia sociale e fratellanza li avrebbe riconsegnato quella dignità sperata, ed abbondanza sognata nella notte.a Anche per i Rom la notte è ritrovata gioia,spensieratezza, leggerezza seppur sobria dimenticanza delle difficili condizioni materiali posti dal giorno alla loro sopravvivenza.                                                                                                                                                                                   
Conversazioni con Aghiran all’XM 24 per ritrovare i contenuti per il 13 maggio 2017
Parliamo dei contenuti che non devono che toccare lateralmente gli aspetti religiosi ma piuttosto ricercare sotto di essi, le perdute dimensione simboliche antiche che riguardano tutti gli umani,rom o non rom, per ritrovare in questa festa comune di Rom, Sinti e gagi di Primavera, la convivialità e lo spirito onirico e poetico delle notti Rom, incontri comunitari che sempre si svolgevano nella notte attorno ai fuochi e sotto cieli stellati illuminati spesso dalla luna e rallegrati da canti, musiche di violini, fisarmoniche, chitarre ed altri strumenti inventati.
La  notte per i Rom ha rappresentato sempre  un momento importante di sospensione dello stress del loro difficile vivere o sopravvivere quotidiano in una società spesso ostile.
In queste occasioni di incontri notturni comunitari – familiari si beve, si mangia, si canta si balla, si danza alla romanes insieme quello che piace ai rom della vita.
Per noi Gagi dico ad Aghiran anche momento per rafforzare legami di ospitalità ed accoglienza con queste minoranze culturali spesso stigmatizzate e marginalizzate alle periferie delle nostre sempre più dilatate e devastate città-metropolitane.
Con Aghiran parlo anche dell’ospitalità antica per noi Gagi mediterranei.
 Ospite deriva hospes-itis ….hostipotis o signore dello straniero
Colui che sa  comportarsi in modo signorile con lo straniero o forestiero

Ospite da un punto di vista linguistico la parola ’ospite’ è una paroma enatiosemica(enatìos, gr. contrario,sema,gr. segno ), cioè sono quelle parole che hanno significati opposti, cioè indica sia chi ospita, sia chi è ospitato.

Edward Pocock (1604-1691)teologo orientalista inglese rilevava che in diverse lingue antiche –ebraico, aramaico e arabo – sono presenti forme di enatiosemia;  In italiano es. ci sono altre parole enatiosemiche oltre a ospite anche laico che indca sia religioso non consacrato sia non religioso.



Ospite per me figura singolare, che unisce in modo inscindibile l’ospitato dall’ospitante.

Ospite sostantivo che indica in questa sua unicità significante, l’inseparabilità dell’ospitato e dell’ospitante, e costituente una comune origine relazionale.

Ospite è una figura anche etica oltre che relazionale, delle nostre genti mediterranee suggerisco ai miei interlocutori.

Perfino il symballein o il simbolo costituente la nostra dimensione culturale e di riconoscimento reciproco, trasmesso dagli antichi greci nasce da questa capacità che ha un oggetto o un sintagma, considerato di volta in volta come simbolo di rappresentare significati per entrambi i locutori o parlanti o scambianti.  Per esemplificare si prendeva un oggetto materiale, lo si divideva in due parti uguali,  ad ognuno veniva data una parte in modo che le persone incontrandosi dopo anche molto tempo potevano immediatamente riconoscersi amici in quell’oggetto spezzato, semplicemente unendo le parti , potevano ritrovare immediatamente i significanti di un antico patto d’amicizia , ma poteva essere anche di altra natura.

In quanto all’ospitalità Goethe, filosofo naturalista germanico e cosmopolita,  sosteneva in una sua lirica dedicata, ad una minoranza tedesca cacciata da Strasburgo divenuta territorio francese negli anni successivi alla rivoluzione 1789 e nella stessa ad un’altra minoranza protestante cacciata nell’epoca della Riforma dai regnanti cattolici austriaci di Salisburgo,  che noi siamo tutti anche se insediati in un territorio, eterni ospiti sulla terra simile a coloro che devono errare per , qualche ragione o torto, ed è per questo che dobbiamo riconoscere nell’erranza la nostra perdurante umanità.
ELABORATO da Pino de March
info
comunimappe@gmail.com

 

2016-17 -CORSO SEMESTRALE  DI AUTO-FORMAZIONE

di CITTADINANZA   ATTIVA ED INCLUSIONE  SOCIALE  
 SULLE CULTURE, LINGUE ED ESISTENZE ROM E SINTI
CESP -CENTRO STUDI PER LA SCUOLA PUBBLICA E                                                                       L’MCE-MOVIMENTO DI COOPERAZIONE EDUCATIVA DI BOLOGNA
VIAGGIO A SUTKA DIVENUTA NEL TEMPO UN SOBBORGO COSMOPOLITA autogovernato dai ROM alla PERIFERIA DI SKOPJE – MK
 6ª LEZIONE INTER-ATTIVA                                                                                                               VIVERE DIVERSAMENTE IL CONFINE TRA NOI E LORO                          GIOVEDì  20 APRILE   dalle 16,30 alle 19,30   al CENTRO CIVICO MARCO POLO – VIA MARCO POLO 51 –BOLOGNA <sala blu>                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                               conversazioneconl’autore Andrea Mochi Sismondi
VIAGGIO AI MARGINI D’EUROPA, OSPITE DEI ROM                               
PRESENTAZIONE LIBRO – CONFINI DIAMANTI edizione ombre corte-verona                                             
accorda ed organizza Pino de March e Matteo Vescovi 
 VIVERE DIVERSAMENTE IL CONFINE TRA NOI E LORO                                                
Quella curiosità che apre la mente degli umani a nuove conoscenze’ e che nello stesso tempo permette di mantenere una tensione creativa, conflittuale o perturbante, ma mai distruttiva                o autodistruttiva tra polarità e opposte visioni o forme di vita, che si attraggono e si respingono sulla superficie del pianeta, con genti e mondi così divisi e diversi al primo impatto, ma che nella profondità dell’animo e da tempo si compenetrano, s’affratellano o si sorellano, e si nutrono da sempre di singolarità e di molteplici immaginali vite e società. ‘Quello che attrazione o curiosità e-muovono nei nostri protagonisti è ‘che volevano tornare il più presto possibile a Sutka’, la loro moderna Samarcanda..
Confini di amanti
 E’ un racconto di viaggio fin dai primi passi turbati che Andrea con Fiorenza con il loro bambino di due anni in una carrozzina blu,timidamente muovono tra i vicoli di uno sconcertante sobborgo quello di Sutra Orizari (area di risaie un tempo), uno dei dieci comuni di Skopje, che i suoi abitanti chiamano per brevità ed affezione Sutka. La città è collocata ai margini dell’Europa,e là che  i nostri viaggiatori sono finiti per caso, ma non sono dei turisti, e faranno di questa riscoperta città con le sue inusuali forme di vita un racconto trattato a registi diversi: antropologici, letterali e teatrali: ‘il primo impatto è stato comunque un forte imbarazzo che non ci ha permesso di rimanere più di mezz’ora, ma poi allontanandosi abbiamo sentito un dolore come di uno strappo.’  (dalla prefazione di Adriano  Zamperini) 
‘Tornati in Italia abbiamo cercato dei pretesti  per tornare. Fiorenza ha trovato dei finanziamenti per un ipotetico evento teatrale ed io ho reperito una piccola borsa di studio per scrivere un ipotetico racconto di viaggio. Quello che volevamo era soltanto tornare a Sutka. L’intuizione dell’esistenza di forme di vita altra ci spingeva a tornare’. E nonostante quel sentirsi  ‘storditi ed insieme affascinati dall’ambiente in cui sono stati proiettati da circostanze fortuite, i due protagonisti e il loro piccolo decidono di ritornare e ristabilirsi a Sutka. ‘Migrano nel luogo da dove solitamente si fugge.’ Nei mesi trascorsi con i Rom macedoni, Andrea trae un diario che poi diventerà questo libro.                
Spaesamento e curiosità                       
Spaesamento e curiosità ci suggerisce la pre-lettura analitica e sociale di Adriano Zamperini  ‘è sinceramente una cifra esistenziale che segna una tale esperienza, dove incontro dopo incontro, gli stereotipi sui Rom, nelle pieghe delle nostre menti democratiche, irrompono sulla scena’. ‘Lo spaesamento provato dai protagonisti è allora la traccia emozionale che segnala all’autore la possibilità di -vivere diversamente il confine tra noi e loro’. (prefazione di Adriano  Zamperini)       
‘ Va riconosciuto all’autore (ma anche a Fiorenza che lo accompagna e condivide con lui questa intensa esperienza di ricerca esistenziale e teatrale) di non aver taciuto delle paure rivelatesi poi infondate, dell’estraniazione relazionale e persino del senso del ridicolo vissuto con i Rom di Sutka. Come delle contraddizioni riscontrate nelle comunità ospitanti. Il rovesciamento che ne deriva, non sono più loro a doversi adattare a noi, ma noi che dobbiamo adattarci a loro, e questo svela tutta la fatica e pure la ricchezza dello scambio interculturale’. (prefazione di Adriano  Zamperini)       
E sarà la curiosità  dei nostri protagonisti dopo il primo sconcerto a sospingerli,  ad attraversare quel confine-pelle e a rimmaginarsi  e riprogettarsi con fini amanti ed umani, sorpresi ed imbarazzati sì, dal totalmente ‘Altro’, ma non travolti,come accade sempre più spesso ‘in casa nostra  ’ ad altri contemporanei, dalla paura e dalle ansie per quei percepiti caotici flussi di genti diverse, che ogni giorno rimescola e confonde di lingue e di colori le nostre strade e fortemente estrania chi si chiude all’esperienza di ciò che perturba;                                                                               in special modo quei nuovi strani migranti in fuga da arcaiche persecuzioni politiche e religiose, fame e miserie e desertificazioni civili e naturali che le  pluri-decennali umanitarie e democratiche guerre, che non osiamo chiamare invece, nostre petrolifere e neo-coloniali guerre con i collaterali squilibri geo-politici e flussi umanitari ‘ci invade’. Disorientamento e chiusure preconcette che fanno riemergere dal profondo di questa ‘ingenua e brava gente locale italiana’ che continua storicamente ad assolversi dalle proprie responsabilità , reattività e sopiti sentimenti d’ostilità ed in-consce xeno-fobie.
Curiosità come emozione evolutiva o psicologica che ci dispone o ci controbilancia di fronte ai mutamenti dirompenti dovuti ai non sempre lineari processi di trasformazione umani o culturali.
Curiosità, emozione evolutiva individuata da alcuni in forma non-psicologica come il ricercatore e formatore A. Bonizzato del Centro Superiore delle Comunicazioni Camploy di Verona, il quale attingendo ad esperienze trasversali e a diverse discipline struttura un ‘modello emotivo’umano, che ci permette di intra-vederla presente in noi da tempi remoti prima come animali e poi come umani,ma che preferisce definirla per chiarezza come ‘attrazione’,costantemente attiva, con  intensità diverse pronta a relazionarci ad ambienti e a universi umani e culturali anche insoliti, ciò che come Sapiens direi abbiamo artefatto, di forme di vita e di ambienti attraversati nelle nostre nomadi e variate esistenze bio-culturali, per altri, curiosità come emozione psicologica emergente nella nostra inquieta contemporaneità che sola può controbilanciare lo sbigottimento, il frastorna mento e la reattività regressiva verso  i sorprendenti mutamenti del nostro tempo e  le inaspettate commistioni umane che la globalizzazione genera. ‘Curiosità che merita di essere aggiunta alle sei grandi emozioni, di questo n’è convito Paul Silvia, docente di psicologia all’Università della North Carolina a Greensboro(USA), curiosità per la specie, in quanto motiva la gente ad imparare’. Il bello ‘sta nella gratuità di questa emozione… il gusto di sapere e l’interesse verso il mondo ‘.( la Repubblica del 15-01-2010). 
Contatti con dimensione ‘altre’
Lo psicologo sociale Zamperini che cura la presentazione del testo non nasconde quello strano sentire pregiudiziale della giovane coppia di ricercatori: ‘certo l’autore Andrea Mochi Sismondi con la sua compagna Fiorenza Menni, che hanno affidato per mesi ad una babysitter rom il loro piccolo bambino con tutto quel peso che li sovrasta e li abita, e  non manca di ritagliare in modo netto la presenza altrui.’  ‘Come il proprio figlio così indifeso nelle braccia di qualcuno che è notoriamente un ladro di bambini? Gli archivi però dei tribunali penali indagati dai diversi ricercatori nel corso  del Novecento non hanno mai trovato traccia o sentenze di condanna verso qualcuno o qualcuna che fosse Rom o Sinti. Che se ne fanno i Rom di un bambino rubato, loro che non hanno spesso modo di nutrire neppure la già propria numerosa prole? Così ironicamente commentava uno dei tanti  ingenui e preconcetti pregiudizi sugli ‘zingari’ posti  da una studentessa ad mediatore inter-culturale Sinti, durante la comune presentazione della mostra quest’anno sul Porrajmos all’Aldrovandi-Rubbiani, a cui si chiedeva di esprimere alla fine del percorso visivo un parere, un’emozione ma anche una propria immagine fosse pure negativa sui Rom e Sinti.
I protagonisti del racconto aggiunge Zamperi sanno anche ritrovare ‘le vie per un contatto liberato dalle camicie di forza cognitive del pietismo, capace di vedere solo figure, meglio dire proiezioni di miseria umana e d’infanzia abusata. L’esperienza col passare del tempo si fa ricerca progetto teatrale’ e – relazionale-  compartecipazione attiva tra loro tre e gli artisti e le persone con cui si vivono due anni di un intensa immersione.
La scoperta della città                                                                           Mentre Fiorenza è alle prove teatrali, Andrea si riempie gli occhi tra gli abitanti della città vecchia, i venditori del Bit Bazar con il figlio nel marsupio.
Sukta  ‘non è un campo, non è un ghetto e non è neanche un quartiere come gli altri. E’ una comunità ci aveva detto l’operatrice umanitaria sui rifugiati che ci aveva portato per la prima volta a visitarla.
‘Eravamo affascinati dalla miriade di piccole case dalle forme inusuali e dalle persone, la cui apparente estroversione intuivamo custodisse profonde alterità. ..tra suoni di clacson, profumo delle ciambelle fritte in strada e i banchetti dei venditori di CD che diffondevano a gran volume le nuove compilation. Ci sentivamo dei corpi estranei prossimi all’espulsione.
Sutka è un sobborgo scompigliante di Skopje, capitale della Macedonia.
Creata nel 1963 dopo il sisma che aveva colpito Skopje, e duramente il quartiere di Topane abitato in prevalenza da Rom. L’amministrazione della città allora decide di trasferire quest’ultimi, in tutti i sensi, a Sutra Orizari che diventerà la nuova Sutka.  Alla fine del secolo scorso a seguito delle guerre nell’ex-Jugoslavia a cui sono seguite feroci pulizie etniche che non hanno risparmiato i Rom, nella loro fuga e ricerca di uno spazio di convivenza si sono via via aggiunti alla popolazione già presente questa periferica Sutka.  Rom provenienti dalla Serbia, dal Kossovo, dalla Bulgaria oltre ad altri Rom espulsi dall’Europa. Si è venuto così creando un micro-spazio cosmopolita Rom intreccio di genti provenienti da ogni angolo d’Europa e con differenti parlate romanes.Una ‘Gerusalemme’ ritrovata e liberata.
‘Qui i Rom governano se stessi e sono rappresentati da un proprio Sindaco.                          Il Sindaco Rom Erduan Iseini sostiene – che qui a Sutka ‘ abbiamo infranto il luogo comune che ci vuole randagi, mendicanti e ladri.’ Soprattutto abbiamo dimostrato che siamo capaci di vivere in una società moderna’.
A Sutka i Rom parlano un romanes standarizzato, che è la loro lingua ufficiale. Qui le istituzioni locali romanì hanno dato vita a questa standardizzazione della lingua Romanes- la langue- al fine di  facilitare tra le genti Rom una comunicazione seppur verticale della loro comune storia e cultura, anche se non vengono né sottovalutate o interdette le molteplici parlate romanes – la parole-.  Ha Sutka vivono circa 12 o 13 comunità romanes con varianti linguistiche Rom diverse.
Nelle varie istituzioni pubbliche o private si comunica nella lingua standarizzata scritta romanes. Questo avviene  nella municipalità, nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle biblioteche, nelle due televisioni,in un giornale e pure in una stazione di polizia.
‘Per  essere come gli altri ci dice il Sindaco ci  mancano solo le fabbriche, ma la maggioranza della sua gente vive di commercio’.
Il Sindaco ci dice che ‘Sutka è cresciuta troppo in fretta, sovraffollata e disoccupata ove queste estreme condizioni urbane e sociali producono miseria fisica e morale. Ci vengono a mancare i soldi per garantire una casa per tutti, un liceo ai figli e un letto d’ospedale ai nostri padri ‘ e madri aggiungerei.(tratto da interviste fatte dalla ‘la Repubblica e il Fatto Quotidiano’-
Tra gli intellettuali romanes di Sutka spicca la figura di Nezdet  Mustafa, filosofo laureatosi all’Università di Skopje, che è tra i costituenti della Rom-TV –BIJANDIPE- Macedonia.
1994-96                                                                                             Si trasferisce a Colonia nella RFT per una specializzazioni di Scienze Politiche- Organizzazione dei Servizi Sociali
2000                                                                                                    Diiventa Sindaco di Sutka, uno dei 10 comuni di Skopje auto-governato dai Rom.
E’ Presidente di Obedineta Parijaza Emancipacija Na Romanite-Partito Unito per l’emancipazione dei Rom.
 2006-08                                                                                         Prima parlamentare nel Parlamento Macedone e poi Ministro aggiunto per l’emancipazione dei Rom  
Partecipa alle trasmissioni della Tv –SHUTEL – emittente in lingua standarizzata romanes per la valorizzazione culturale-linguistica e per l’emancipazione dei Rom, ma ospita forum nelle sue varianti parlate romanes.
 Alcune parole chiave della lingua romanes di Sutka che troverete nei vari dialoghi del nostro racconto –confini diamanti
Romanè – alla maniera dei rom
Manusikanè – umanamente
Uzdibè – attesa o speranza    
Kadenè o Dzì  Kodikhibè – a presto vederci                                                         
APPROFONDIMENTI
Confini Diamanti. Viaggio ai margini d’Europa, ospiti dei rom
(Ombre Corte, maggio 2012)
un libro di Andrea Mochi Sismondi
Šutka, in Macedonia, è l’unica Municipalità al mondo in cui i rom sono in maggioranza. Dopo un primo estraniante attraversamento, Andrea Mochi Sismondi e Fiorenza Menni vengono accolti a vivere nella comunità; insieme al loro bimbo ribaltano il rapporto: come migranti al contrario si fanno stranieri tra chi ovunque è straniero. Questa inversione permette loro di partecipare alle lunghe discussioni comunitarie, seguire i rituali, confrontare i paradigmi, cercare di capire, fino a essere sostanzialmente adottati da una famiglia rom. Davanti ai loro occhi si svela così quella human network che da Šutka si dirama in tutta Europa lungo le strade dei familiari partiti.
Il continuo sconfinamento esistenziale praticato su queste pagine indebolisce sicuramente l’ideologia delle culture come proprietà impermeabili. Ma, ancora più importante, sa meticciare il lettore, offrendogli l’opportunità di un role playing immaginativo. Chiamato a sua volta a immedesimarsi in questa giovane coppia, impegnata in un’interazione gomito a gomito con persone che, a dispetto dei principi morali che egli magnanimamente è solito riconoscersi, sarebbe prontamente disposto a schivare camminando lungo le strada di una qualunque città italiana.
Una sfida all’esistente come ineluttabile tracima dai bordi delle pagine di questo libro. (dalla Prefazione di Adriano Zamperini)                                                                                
Un prezioso diario di viaggio, che tutto è meno che un reportage turistico. Il narratore, senza volerlo, scompare. Pur indugiando sui dettagli della propria esperienza e sui propri pensieri, esce di scena, riuscendo a restituire senza mediazioni l’immagine di una comunità sorpresa in una quotidianità ordinaria e senza storia. Leggere è come penetrare, non visti, nell’intimo di vite la cui eccezionalità consiste nel sovvertire ogni aspettativa fondata sullo stereotipo. (Alberto Burgio su Il Manifesto)
Il libro rovescia il punto di vista abituale dei discorsi sui rom (Vega Partesotti su La Repubblica)
Queste pagine non sono solo un succedersi di storie e tableaux di straordinaria vivezza, ma anche l’occasione di decostruire una serie di stereotipi rispetto al popolo “indesiderabile” per eccellenza. (Marco Rovelli su L’Unità)
Il libro conduce in modo vivido in un paesaggio complesso e segreto (perché abitualmente non facciamo lo sforzo di penetrarlo). Soprattutto mette in discussione il nostro sguardo su quel mondo e
sulle persone che ne fanno parte, in un rapporto fecondo tra noi e gli altri che serve per definire meglio i limiti, gli errori, gli orrori della nostra civilizzazione e la necessità di scoprire altre possibilità di relazione. (Massimo Marino su Il Corriere della Sera/Bologna)
Una descrizione che affronta i pregiudizi e li problematizza senza rovesciarli tessendo l’improbabile elogio di una comunità pura e intatta, scioglie invece alcune resistenze senza nascondere le tensioni. (Anna Stefi su Doppiozero)
È la ricerca continua di Mochi Sismondi a stare dentro e fuori i confini di un universo civile e umano differente dal nostro a conferire alla sua scrittura – semplice e rigorosa al tempo stesso – il carattere autentico di chi riesce a farsi testimone di un’esperienza di vita con uno sguardo “liminale” (Letizia Bernazza su Liminateatri)
Clicca qui per ascoltare la presentazione a Fahrenheit su Radio3
Queste pagine su Sutka – VIVERE DIVERSAMENTE IL CONFINE TRA NOI E LORO                                                                                                                                                                                                                                                                                                             e sono state rielaborate e prodotte da Pino de March
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